Oggi è una giornata bella, a prescindere da quel che succederà sui mercati finanziari, perché nella notte è stato raggiunto l’accordo per una tregua di 15 giorni per negoziare la fine della guerra tra USA-Israele ed Iran. La cosa importante è che da oggi e per 15 giorni le armi dovrebbero tacere e cessare le uccisioni di civili innocenti.
Va detto subito che una tregua non è ancora un accordo di pace. Trump ha mostrato chiaramente che la situazione gli è sfuggita di mano, sempre che prima in mano ce l’avesse. Dopo le minacce con linguaggio da pazzo furioso di radere al suolo l’Iran in poche ore, dopo gli ultimatum ed i bluff, appena la Cina è riuscita ad ammorbidire un pochino l’intransigenza degli iraniani, ha colto la palla al balzo per una delle sue abituali mosse TACO. Ha accettato una tregua di 15 giorni e di avviare negoziati basati sulla bozza da 10 punti presentata dall’Iran. Accettare la base negoziale imposta dal nemico è certamente una manifestazione di fretta di terminare quella che lui ha chiamato “l’escursione militare” ed anche una manifestazione di debolezza, perché la bozza dell’Iran prevede fin da subito che Hormuz sia reso navigabile, ma prevede un pedaggio da pagare all’Iran e all’Oman.
Vedremo nei prossimi giorni come andranno i negoziati a tu per tu tra le parti, senza dimenticare che il diavolo sta sempre nei dettagli e nella bozza iraniana di dettagli ne mancano parecchi.
Ovviamente la tregua ha comportato un ribaltone al prezzo del petrolio, che è sceso già nella notte sotto i 100 $ e lì dovrebbe rimanere finché non si arriverà a capire come andranno le trattative, che dovrebbero cominciare venerdì, in Pakistan, con la delegazione USA capitanata dal Vicepresidente USA J.D. Vance, che questa guerra non voleva farla. Anche questo è un segno di capitolazione di Trump, che rischia di uscire dal conflitto senza ottenere che poche briciole dei suoi numerosi e confusi obiettivi che si era dato.
Oggi i mercati azionari rimbalzeranno parecchio. Nei giorni precedenti si erano aggrappati al loro rimbalzo sperando nella tregua ed oggi potranno scatenare la loro gioia per averla ottenuta in extremis ed accelerare il recupero.
Ovviamente quel che uscirà dalle trattative (che potrebbero anche fallire, non dimentichiamolo), segnerà le possibili conseguenze di medio termine della guerra ed il punto di stabilizzazione dei prezzi del petrolio per i prossimi mesi. Se le cose andassero per il meglio e senza ulteriori complicazioni (cosa non semplice, perché Netanyahu farà il possibile per mantenere viva la guerra), l’economia globale potrebbe scampare il pericolo di stagflazione.
Se invece falliranno e saranno seguiti dalla ripresa delle ostilità, allora il rimbalzo dei mercati azionari e il calo del petrolio saranno transitori e lasceranno spazio a nuovi affondi.
Ora è difficile essere più esaurienti. Accontentiamoci del rimbalzo senza dimenticare mai che una tregua non è ancora una pace e che un rimbalzo non è ancora una inversione di tendenza.
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