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LA GUERRA COLPISCE ANCHE I MERCATI
03/03/2026 09:30

Non è la prima volta che assistiamo allo scoppio di una guerra, specialmente in Medioriente. Abbiamo osservato più volte che i mercati tendono a non preoccuparsi tanto delle guerre. Anzi, a volte approfittano addirittura delle possibilità di business consentito all’industria degli armamenti.

Però ci sono guerre che preoccupano di più. Sono quelle che hanno un impatto sulle fonti di approvvigionamento energetico. Questo spiega la differente reazione che i mercati hanno avuto dopo l’attacco all’Iran da parte di USA e Israele, rispetto alla guerra Israele-Hamas per la striscia di Gaza. Gaza è stata snobbata dai mercati perché lì venivano “soltanto” (tra virgolette, sia chiaro) uccisi esseri umani a migliaia. Questa guerra all’Iran di vittime ne ha fatte per ora assai meno, poche centinaia, ma ha bloccato l’attraversamento dello Stretto di Hormuz, da dove ogni giorno passavano centinaia di grandi navi che trasportavano un quinto del petrolio e del Gas liquefatto consumato nel mondo. Questa strozzatura alla catena di approvvigionamento energetico, se continuasse per qualche settimana, sarebbe in grado di far schizzare alle stelle il prezzo dell’energia e portare ampie conseguenze negative in termini di inflazione in tutto il mondo.

Così ieri i mercati hanno immediatamente reagito, andando a punire le borse dei paesi più vicini all’area del conflitto e di quelli che si riforniscono di gas e petrolio dai paesi del Golfo.

Così ieri le peggiori conseguenze finanziarie della guerra sono arrivate sulle borse europee, che si sono svegliate sotto una pioggia intensa e continua di vendite. Cali molto pesanti hanno colpito Eurostoxx50 (-2,38%) che sintetizza l’azionario dell’intera Eurozona, mentre tutti gli indici principali hanno perso oltre due punti percentuali.

L’azionario asiatico ha preso con più calma la situazione, forse sentendosi lontano, ma questa notte le vendite si sono abbattute anche laggiù, senza risparmiare nessuno.

Chi invece ha dato il via alla guerra ieri è stato abbastanza premiato. L’indice israeliano è salito con decisione, mentre Wall Street ha iniziato in deciso calo, ma subito si è ripresa fino a raggiungere la parità nelle fasi finali. A rialzare il morale sono stati i guadagni del settore energetico, per l’impennata dei prezzi del petrolio, i settori della difesa, capitanati da Palantir, e quelli dell’intelligenza artificiale, dopo che si è diffusa la notizia che l’esercito USA a fatto ampio uso di AI per progettare gli attacchi e i bombardamenti.

L’impressione è stata che fare le guerre in trasferta tutto sommato fa bene a Wall Street, mentre disturba parecchio chi la guerra la subisce direttamente o riceve le conseguenze della destabilizzazione del commercio internazionale e delle fonti energetiche.

Il fronte bellico intanto ieri ha dato segni di estendersi per la reazione che probabilmente oggi qualche paese del golfo (si pensa all’Arabia, innanzitutto) potrà avere nei confronti dell’Iran, che sta bersagliando tutto quello che profuma di alleanza con gli USA. L’Iran ha mostrato una capacità di reazione superiore alle attese. Infatti, comincia a diventare significativa la lista dei soldati USA caduti, per ora nove, mentre Trump, dopo essersi esaltato con parole da Premio Nobel per la Pace “li stiamo massacrando” ha dovuto ammettere che la lista dei soldati morti potrebbe allungarsi e magari può anche darsi che vengano sbarcate in Iran truppe di terra.

Chiaro segno di mancanza di piani e di obiettivi al di là della voglia di spaccare tutto. Ma anche segno che la guerra potrebbe essere lunga e vasta. Lo scenario peggiore non solo per i popoli che la subiscono, ma anche per i mercati, che già ieri hanno faticato a digerire un prezzo del petrolio che ha superato i 71 $

Perciò oggi credo che i mercati (anche quelli USA, credo) saranno costretti a scontare un allungamento dei tempi della guerra ben oltre la classica guerra lampo stile Nicaragua, ed una estensione del conflitto in tutta l’area del Golfo, con ovvie conseguenze in termini di blocco dell’estrazione di petrolio, che si aggiungerà ai problemi di trasporto. Infatti, più la guerra dura e si estende, più la penuria energetica sconquasserà le economie europee, specialmente quelle che non producono il petrolio che consumano e saranno costrette a fare i conti con l’ampiezza dei loro stoccaggi di riserva.  

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