Sono giornate frenetiche e travagliate quelle di fine luglio. A parte la FED, dove regna una placida attesa che la ruota della fortuna dei dazi si arresti sulle caselle definitive dei molti paesi che attendono ancora il responso di Trump. Per il resto, il tourbillon delle trimestrali è entrato nel vivo e Trump sta sparando raffiche di dazi in extremis ai paesi meno in grado di difendersi, prima che arrivi il fatidico 1° agosto.
Ieri gli indici europei hanno provato, quasi tutti timidamente, cioè per pochi decimali, ad estendere il rimbalzo del giorno precedente, ma hanno trovato ostacolo coriaceo nel bordo superiore del trading range che li ingabbia da una ventina di giorni. Ha fatto piacevole eccezione solo l’indice italiano, che ha approfittato delle buone trimestrali che stanno arrivando dal settore bancario per premiarle in abbondanza. Grazie al peso delle banche, l’indice Ftsemib (+0,92%) è riuscito a migliorare ampiamente, per la seconda seduta consecutiva, il massimo dell’anno e pluriennale, ergendosi a unico indice in chiara tendenza rialzista di breve periodo.
A Wall Street gli indici hanno vivacchiato fino al “momento FED” delle ore 20, che ha portato alla scontata decisione di tenere i tassi fermi in attesa di valutare meglio le conseguenze della guerra commerciale. Alle 20,30 Powell ha mostrato di non essere stato per nulla spaventato dalla scenetta comica recitata da Trump quando la scorsa settimana ha visitato la sede della Federal Reserve. Le sue parole attendiste non hanno concesso nulla al pio desiderio di Trump di vedere tagliati velocemente ed ampiamente i tassi, né, tantomeno ha fatto cenno a possibili dimissioni anticipate.
Gli indici USA, che forse speravano in qualche promessa di taglio dei tassi a settembre, non l’hanno presa molto bene e sono scesi in negativo, dando l’impressione di voler confermare il segnale di inversione ribassista consegnato la seduta precedente.
Ma la seduta non era ancora finita perché, dopo la campanella, sarebbero arrivate le trimestrali di due grossi calibri dal nome Microsoft e Meta. C’era ancora spazio per la folla dei piccoli operatori “faidate”, che da settimane spinge al rialzo gli indici, per fare la sua puntata rialzista. Fatto sta che gli indici hanno recuperato abbastanza. SP500 ha quasi azzerato il calo, mentre Nasdaq100 è andato a chiudere la seduta in leggero rialzo.
Dopo la campanella le due trimestrali sono state magnifiche di nome e di fatto, dando ragione agli acquirenti dell’ultima mezz’ora e facendo segnare rialzi intorno al +10% per entrambi i titoli nell’after market.
Ovviamente rialzi a doppia cifra per ben due magnifiche sono in grado di orientare al rialzo la seduta odierna di Wall Street. Infatti, i futures americani, che scambiano 23 ore al giorno, fin dal primo mattino odierno mostrano rialzi superiori al punto percentuale sia per SP500 che, ancor più, per Nasdaq100 e garantiscono una mattinata rialzista anche agli indici europei.
Poi si vedrà, perchè oggi arrivano altre due trimestrali, Apple e Amazon, e non è detto che i numeri siano così piacevoli come quelli di Microsoft e Meta.
Poi c’è sempre, come ogni giorno, la mina vagante Trump, che sparerà bordate di dazi dell’ultima ora. Ieri ha già punito con dazi al 50% il Brasile, che sta processando per colpo di stato quell’emblema della democrazia di nome Bolsonaro, e con aliquota al 25% l’India, perché compra il petrolio dalla Russia. La mossa ha messo una pietra tombale sull’infatuazione di Trump per Putin. L’ondivago Presidente USA sembra voler sostituire la foto del dittatore russo con quella di Xi Jinping sul suo comodino. Infatti, con la Cina sembra disposto a prolungare le trattative per trovare l’accordo. Putin stesso sembra averlo capito, rinunciando alle finte adulazioni per assumere il tono che riserva ai nemici. Ieri, oltre a diramare la lista dei nemici della Russia, ha profetizzato che l’Ucraina sarà il Vietnam di Trump.
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