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TRUMP NON FA PIU' PAURA A NESSUNO?
15/07/2025 09:30

C’era un certo timore per le conseguenze sui mercati finanziari delle lettere “minatorie” inviate da Trump negli ultimi giorni a una ventina tra Stati ed Unioni, tra cui alleati come Giappone, Corea del Sud, Canada e Unione  Europea, vicini confinanti, come il Messico, importanti economie emergenti (Brasile).

La bordata di dazi che dovrebbero entrare in vigore ad inizio agosto, generalmente compresi tra il 30% e il 50% sulla generalità delle merci, produrrebbe, secondo le prime stime, un’onda d’urto in grado di spostare la tariffa media ponderata praticata dagli USA dall’attuale 12% circa ad un pesantissimo 29%.

Ma i mercati, dopo essere stati ingannati una volta ad aprile dalla spettacolare parata di dazi reciproci del 2 aprile, seguita dalla riduzione con rinvio  il 9 aprile, questa volta hanno quasi del tutto snobbato la minaccia di Trump.

Mentre i burocrati della UE ed i capi di governo europei tentavano di abbozzare una strategia che assomiglia a quella di strisciare ai piedi di Trump per ottenere un accordo un po’ meno penalizzante del 30%, i mercati hanno scaricato nelle fasi iniziali della seduta di ieri le prese di beneficio delle mani più deboli, per poi recuperare, chi gran parte, chi tutte le perdite iniziali. Hanno mostrato al mondo che Trump non fa paura, perché assomiglia sempre di più ad un cane che abbaia alla luna, ma che a fine luglio tirerà indietro gran parte delle minacce. Alla peggio proseguirà la lunga partita a poker contro il mondo effettuando l’ennesimo rilancio, con lo spostamento dell’entrata in vigore delle tariffe reciproche all’autunno.

Gli indici europei se la sono perciò cavata con perdite minuscole, inferiori al mezzo punto (ma gli indici italiano e spagnolo, grazie all’euforia sulle banche, hanno addirittura chiuso in positivo), mentre a Wall Street sono state scaricate ad inizio seduta le prese di beneficio e poi sono tornati i compratori. Così SP500 e Nasdaq100 hanno chiuso in lieve positività la seduta e sono tornati ad avvicinare parecchio il massimo storico della scorsa settimana.

Per la verità non sono solo i mercati a farsi beffe di Trump. Nel weekend Trump ha anche ribaltato la sua posizione nei confronti di Putin, raccontando a tutti quanto lo abbia deluso. Perciò ha ripristinato le forniture di armi a Kiev (pagate dalla NATO, ovviamente) e ieri ha annunciato l’ultimatum alla Russia: pace con Kiev entro 50  giorni, oppure dazio al 100% contro la Russia e del 500% contro coloro che comprano petrolio e gas russi.

Anche per queste minacce non si è spaventato nessuno e per la prima volta Mosca ha abbandonato l’adulazione verso il narcisista patologico, e gli ha recapitato, sul sito dell’agenzia di stampa statale che ha riportato le minacce di Trump, uno sberleffo rappresentato dall’immagine di uno Zio Sam con la faccia di Trump che spara bolle di sapone contro le torri del Cremlino, con tanto di commento che assomiglia alle frasi che Trump rivolse a Zelensky nello studio ovale: “Washington non ha le carte per minacciare Mosca”. Segue l’argomentazione che, siccome i maggiori compratori di petrolio e gas russi sono la Cina e l’India, sarà uno spettacolo molto interessante osservare come faranno gli USA a mettere dazi al 500% contro questi due colossi.

Non so se la mente annebbiata di Trump riesca a percepire che, a parte la servitù europea, il mondo e i mercati finanziari si stanno facendo beffe di lui, trasformando il suo progetto MAGA in un meno prosaico MARA (Make America Ridiculous Again).

Non mi stupirei se commentasse le performance dei mercati finanziari come il frutto delle sue meravigliose trovate su dazi, fonte della futura ricchezza di un’America sempre più dominante, e non come conseguenza della sua mancanza di credibilità.

La grande differenza che esiste tra i cambiamenti di direzione dei mercati e i cambiamenti di strategia del Presidente USA è che i movimenti dei mercati non stupiscono nessuno, mentre le sue continue oscillazioni minano giorno dopo giorno la sua credibilità, ormai confinata all’interno della cerchia minoritaria di esaltati ultras del movimento MAGA.

Ora i mercati ignorano le sue minacce al mondo, scommettendo che le ritirerà.

Se non lo farà andranno a scontare in fretta e con grande fragore il danno che arrecherà all’economia mondiale.

E gli americani non daranno la colpa ai mercati, ma a lui.

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