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EUFORIA E PRESE DI BENEFICIO ALL'ALBA DEL 2025
07/01/2025 09:30

Le recenti festività natalizie hanno privato i mercati di parecchie sedute. La scarsità di operatori presenti è una delle cause dell’andamento ondivago dei mercati americani nelle sedute precedenti e in quelle successive a Capodanno. In realtà non è l’unico motivo, perché un ruolo l’hanno avuto anche le sistemazioni di portafoglio di fine anno ed i ribilanciamenti necessari alla fine di un anno fortemente direzionale, che ha appesantito la componente azionaria USA all’interno dei portafogli del risparmio gestito. Per riportare le percentuali ai valori desiderati occorre vendere un po’ di quegli asset sovrappesati ed acquistarne un po’ di quelli divenuti sottopesati.

Queste manovre provocano oscillazioni paragonabili a quelle delle scadenze tecniche ed aumentano l’erraticità dei mercati, già ampliata dalla scarsità dei volumi di contrattazione.

Oltretutto, quest’anno si è arrivati a fine anno con una decisa sottoperformance dei listini europei nei confronti di quelli americani. Basti pensare che Eurostoxx50, che rappresenta l’azionario di Eurozona, a fine 2024 riportava un risultato annuo di +7,9%: niente male in un anno normale, ma scarso se paragonato al principale indice USA SP500 che ha realizzato un anno super da +24%, oltre il triplo dell’azionario europeo.

Perciò i gestori passivi, che sono parecchi, e cercano di stare attaccati al benchmark, hanno dovuto vendere un po’ di America e comprare un po’ di Europa, anche perché la forza del dollaro ha accentuato la già impari divergenza tra USA ed Europa.

Il comportamento dei gestori di fondi si è però scontrato con le narrazioni dominanti dopo la vittoria di Trump, che pare essere considerato da quasi tutti come il “deus ex machina” in grado di risolvere tutti i problemi geopolitici, di abbassare le tasse ed il debito pubblico (affermazione che ad un esame di maturità di un Istituto Tecnico Commerciale meriterebbe la bocciatura), di deportare milioni di immigrati, chissà dove e chissà come, senza provocare alcun fastidio al sistema economico americano, che senza l’immigrazione di massa non starebbe in piedi.

Del resto, mentre i super-ricchi della tecnologia sgomitano per riuscire ad inginocchiarsi in prima fila davanti al nuovo sovrano, il futuro Presidente continua a promettere il Paradiso in terra agli americani, grazie ai dazi che farà pagare a tutto il resto del mondo. Inoltre, in un duplice sussulto di megalomania, ha cominciato a sparare proposte allucinanti, come quella di comprare la Groenlandia, e la proposta al Canada di diventare il 51° stato degli USA. Roba da manicomio, non da Casa Bianca.

E’ evidente che tutte queste bufale, nel medio periodo, arriveranno al pettine, sperando che non creino disastri irreparabili. Ma nel breve periodo bastano a stimolare l’euforia popolare, sempre alla caccia del sogno da realizzare e della lotteria da sbancare.

Il risultato del periodo natalizio, strattonato da queste divergenti correnti operative, ha prodotto dopo Natale un discreto recupero da parte dei mercati europei, che hanno potuto riavvicinare i loro massimi di inizio dicembre, mentre Wall Street ha collezionato una serie di correzioni e rimbalzi, che hanno fatto trascorrere l’ultima parte del 2024 e la prima parte del 2025 in sostanziale lateralità.

Per la precisione, sia SP500 che Nasdaq100 hanno disegnato una sorta di figura triangolare con i massimi relativi discendenti, grazie agli appassionati di tecnologia che comprano sui minimi e agli istituzionali che prendono beneficio sui massimi.

Tecnicamente il triangolo è una figura di indecisione, che darà un segnale direzionale appena il mercato balza fuori dalla figura. Perciò non resta che attendere lo sfondamento del massimo di ieri per ipotizzare il ritorno ai massimi storici degli indici SP500 e Nasdaq100. Oppure lo sfondamento ribassista dei minimi del 2 gennaio per avere un approfondimento della correzione che farebbe grattare qualche testa preoccupata ai fan dell’intelligenza artificiale.

Senza dimenticare che non c’è alcuna certezza che gli ottimi risultati del 2023 e del 2024 debbano essere seguiti da analoga meraviglia anche nel 2025.

La regola del “non c’è due senza tre” in borsa è già stata smentita parecchie volte.

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