La seduta di ieri è iniziata piuttosto male per i mercati europei perché, alla necessità di adeguarsi a quella parte di scivolata che Wall Street mercoledì ha attuato dopo la chiusura europea per colpa delle magnifiche 7 tecnologiche, si è aggiunta qualche pessima trimestrale del settore automobilistico (l’italo-francese Stellantis, che ha imitato il tonfo di ricavi e utile mostrato da Ford in USA dopo la chiusura di Wall Street di mercoledì).
Il risultato è stato un’apertura degli indici azionari europei in ampio gap ribassista, sintetizzato dall’indice Eurostoxx50 al di sotto dei minimi di giugno, su valori che non si vedevano dallo scorso mese di febbraio.
Una doccia fredda che è proseguita per tutta la mattinata, ed ha realizzato poco dopo mezzogiorno un minimo abbondantemente più basso di ogni altro visto durante la correzione partita il 2 aprile.
Poi è arrivato il fatidico rimbalzo, favorito dalla prima stima sul PIL USA del secondo trimestre, comunicata alle 14,30 ad un valore annualizzato di +2,8%, decisamente superiore alle previsioni degli analisti del 2%. Un’economia USA che apparentemente continua a crescere, nonostante i molti segnali di rallentamento che si sono visti da alcune settimane. Sento puzza di stime un po’ grossolane, forse pre-elettorali, che penso saranno riviste al ribasso dalle due successive che saranno più accurate. Ma intanto questo è ciò che passa il convento e l’Europa ha festeggiato. Come ha festeggiato anche Wall Street dopo un’apertura incerta. Il rimbalzo non ha interessato solo gli indici USA che dovevano mantenere la media a 50 sedute (SP500) o recuperarla dopo averla ceduta mercoledì (Nasdaq100). Ha coinvolto anche maggiormente gli indici più legati all’economia reale (Dow Jones e Russell2000), che hanno beneficiato della crescita inattesa.
Così gli indici europei sono riusciti a recuperare parte del calo della settimana, ma non a tornare al di sopra del supporto sfondato. Tra questi si è ben comportato il Dax tedesco (-0,48%), che ha perso solo metà di quel che ha lasciato sul terreno Eurostoxx50 (-1,04%) e un quarto della sventola ribassista che ha ricevuto l’indice italiano Ftsemib (-2,03%), messo al tappeto dal crollo di Stellantis e STM e senza adeguata difesa da parte dei bancari.
Dagli indici europei arriva perciò un segnale di continuazione ribassista della correzione iniziata dal massimo del 2 aprile.
Ma le sorprese non erano ancora finite. A Wall Street il rimbalzo è proseguito solo fino alle ore 19, quando, improvvisamente, sono tornate abbondanti vendite, che hanno riportato la tempesta ribassista nelle tre ore finali della seduta americana.
SP500 è passato in negativo (-0,51%) ed ancor più il Nasdaq100 (-1,06%), penalizzato dalla penuria di titoli dell’economia reale e dalla scarsa vena di sei delle sette magnifiche (solo Tesla ha strappato il segno + a fine seduta).
Per una volta Dow Jones (+0,2%) e Russell2000 delle small cap (+1,26%) si sono presi una bella rivincita sui fratelli maggiori.
Ora la situazione per i due indici maggiori di Wall Street diventa ancor più delicata di prima, perché il fallimento di un rimbalzo equivale ad una conferma del ribasso.
SP500, che ha rotto la media a 50 sedute, ora si trova a quasi -5% dal suo massimo storico. Peggio sta il Nasdaq100, che è sotto il massimo storico di oltre -9% e la sua media a 50 sedute l’ha già sfondata mercoledì.
Inoltre, ieri si è visto che anche un rimbalzo che sembri ben avviato può essere negato in un paio di ore di bufera.
Per finire l’elenco dei problemi cito ancora il Vix, l’indice della paura di ribasso, che ieri è ancora salito e si è portato intorno a 18,5, non molto distante dai 21 punti raggiunti il 19 aprile, al culmine della prima ondata della correzione primaverile.
Non escludo che il minimo raggiunto ieri possa essere il fondo del movimento ribassista, ma personalmente credo che la correzione stia probabilmente attuando solo il primo movimento impulsivo ribassista.
Il rimbalzo che riuscirà ad attecchire almeno per una seduta costituirà l’onda correttiva B, che però dovrebbe essere seguita da un nuovo impulso ribassista finale che vada a chiudere la correzione su livelli più bassi di quelli visti ieri.
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