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LA SPINA FRANCESE NEL FIANCO
10/07/2024 09:30

La soluzione del rebus francese è tornata a preoccupare i mercati azionari europei, che ieri sono incappati in una battuta d’arresto significativa. Eurostoxx50 l’ha sintetizzata per l’Eurozona nel suo complesso in -1,33% il calo di giornata, con gli indici di Germania e Spagna leggermente migliori della media, il Ftsemib italiano (-0,53%) in cima alla classifica giornaliera di performance e quello francese Cac40 (-1,56%) peggiore di giornata per la seconda volta consecutiva.

La colpa principale, come si evince dai saldi finali della seduta europea, va attribuita innanzitutto al rebus francese, sempre più complicato da risolvere e da interpretare. Al momento non è affatto chiaro a chi verrà consegnato il compito di fare il Governo. Macron si è preso il tempo necessario per partecipare alla celebrazione dell’Alleanza Atlantica in USA, prima di decidere.

La partita si fa ancor più complessa, e obbliga a dimenticare i festeggiamenti per la sconfitta della destra sovranista per concentrarsi sui crucci dei vincitori dei ballottaggi. Il Nuovo Fronte Popolare, che avrebbe dovuto spaccarsi subito, secondo le aspettative di Macron, al momento è ancora unito, anche se varie rivalità covano sotto la cenere ed anche sopra. Finché non avverrà la sostanziale espulsione (o autoespulsione) del gruppo radicale La France Insoumise di Melenchon dal Fronte Popolare, nessun tentativo di governo di centro-sinistra può decollare. Peraltro, sono ancora molto forti le pulsioni a tentare un governo di minoranza del solo Fronte Popolare. Sarebbe una soluzione molto precaria, non solo per le differenze enormi tra l’ala radicale e quelle socialista e verde, ma anche perché costringerebbe a governare per decreto sull’ordinaria amministrazione e impedirebbe le riforme più significative ed utili per risolvere le tante magagne del paese, che non avrebbero maggioranza parlamentare a sostegno.

Il timore dei mercati è che un governo di sinistra, ma anche uno di centro sinistra affidato ad un premier socialista (si fa il nome del leader socialista Faure), sarebbero pericolosi per i conti pubblici, già fortemente deteriorati e con un rapporto debito/PIL superiore al 100%, con tutte le conseguenze del caso in termini di rating.  

Una parte di colpa del ribasso europeo, a mio parere minima, può forse essere attribuita anche alla cautela di Powell, che nella consueta audizione estiva al Congresso ha ribadito che per abbassare i tassi bisogna vedere progressi più duraturi nel percorso dell’inflazione core verso l’obiettivo della FED (il 2%).

Il cerchiobottista Powell, comunque, non ha mancato di rilevare che l’inflazione non è l’unico rischio che si sta correndo; che l’economia USA, pur rimanendo forte, ha dato qualche segnale di rallentamento; infine che può essere pericoloso anche rimanere troppo tempo con i tassi ufficiali troppo alti.

Personalmente ricavo dal messaggio di Powell una certa predisposizione a tagliare i tassi a settembre, salvo sorprese, e poi riflettere se concedere un secondo taglio a dicembre, come regalo al nuovo Presidente degli USA che sarà stato eletto a novembre. La prospettiva di due tagli entro fine anno è peraltro quella più accreditata dal mercato, secondo i futures sui FED Fund.

Wall Street ha sfruttato l’inerzia positiva accumulata con l’impulso partito a inizio mese  ed ha aperto in rialzo per realizzare subito un nuovo massimo storico. Poi si è fermata, ignorando Powell e cincischiando fino alla fine in uno spazio assai ristretto. Il saldo finale è positivo, ma di entità assolutamente trascurabile, sia per SP500 che per Nasdaq100, entrambi con un modesto +0,07%. Rilevo però che  i due indici possono vantare solo sedute positive nel mese di luglio. Chapeau!  

La sempre maggior fatica a salire, che deriva da posizionamenti già molto sbilanciati al rialzo degli investitori privati e degli istituzionali, rende ogni giorno più probabile un pullback. Ma, essendo già qualche giorno che lancio questo avviso, è meglio non annoiare oltre.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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