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APRILE INIZIA A PASSO DI GAMBERO
03/04/2024 09:30

Dopo la prima seduta americana di lunedì, che non ha raccontato nulla di rilevante, ieri hanno riaperto i battenti anche i mercati europei e al mattino hanno dato l’impressione di voler riprendere il cammino rialzista che percorrono da 5 mesi. Infatti, Eurostoxx50 ha migliorato quasi subito il suo massimo pluriennale, portandolo a quota 5.122, e l’indice Dax il suo massimo storico per l’ottava seduta consecutiva, alzando l’asticella a quota 18.567.

Ma a metà mattinata hanno cominciato a farsi più forti le preoccupazioni per l’escalation nella guerra mediorientale, dopo la promessa di ritorsione diretta da parte dell’Iran per il raid israeliano all’ambasciata iraniana in Siria. Il prezzo del petrolio WTI Crude Oil ha continuato a salire e ieri ha raggiunto gli 85 $. E’ tornata subito alla memoria l’inflazione PCE USA ancora gagliarda a febbraio, quanto basta per convincere che l’inflazione possa dare un colpo di coda non irrilevante nei prossimi mesi. Perciò si sono intensificate le vendite sui Bond e le probabilità di taglio dei tassi FED a giugno hanno perso quota, al punto che ora i futures sui tassi sembrano aver posticipato la data di un mese. I rendimenti sono risaliti sia in USA che in Europa, nonostante la Germania abbia comunicato l’inflazione preliminare di aprile scesa al 2,1%.

Anche i futures azionari USA hanno segnato profondo rosso e prodotto un ampio gap ribassista all’apertura del mercato americano, tornata alle 15,30 per l’arrivo dell’ora legale anche in Europa.

Il tonfo di Wall Street ha accentuato la negatività europea, cosicché la chiusura di seduta europea, avvenuta nel momento peggiore degli indici USA, ha prodotto una perdita che non vedevamo da parecchio tempo ed ha messo la parola fine all’invincibilità dell’azionario europeo.

Tutti gli indici europei hanno chiuso con ampie perdite, sintetizzate dal -0,81% di Eurostoxx50, ma superiori al punto percentuale in Germania ed Italia, le due piazze più robuste nel precedente trimestre.

Oltre al petrolio ha continuato a salire anche l’oro, tornato da qualche seduta a ricevere abbondanti flussi di copertura del rischio da parte di chi teme gli eccessi raggiunti sull’azionario. Ieri il metallo giallo ha portato il suo massimo storico a superare quota 2.300 dollari l’oncia.

Gli indici europei azionari hanno disegnato, pressoché all’unanimità, dei modelli di inversione ribassista di breve termine (la barra outside sui massimi), che dovrebbero garantire qualche seduta di calo, sufficiente a ripulire gli indicatori di momentum dagli eccessi accumulati nel primo trimestre dell’anno. Penso che un obiettivo minimo possa essere individuato nel ritorno alla media mobile a 20 periodi, che Eurostoxx50 e i principali indici europei hanno scavalcato nel mese di gennaio.

Wall Street, che da qualche giorno sottoperforma l’azionario europeo, ha poi tentato nelle ultime due ore di ridimensionare un calo che a tratti ha superato ampiamente il punto percentuale.

SP500 (-0,72%) è rimbalzato appena prima di raggiungere la sua media a 20 sedute. Nasdaq100 ha attuato un gap ribassista iniziale che lo ha proiettato sotto la sua media a 20 sedute ed ha fornito un segnale di continuazione del ribasso piuttosto evidente. Nelle fasi finali un rimbalzo è riuscito a riacciuffare la media a 20 sedute e a ridimensionare il calo (-0,94%). La situazione resta comunque piuttosto precaria. A perder di più è stato ieri l’indice delle small cap Russell200 che, con una sventola da -2,16%, ha dimostrato quanto le small cap temano i rigurgiti inflazionistici e l’aumento dei rendimenti.

Oggi non resta che verificare se questo calo avrà maggior vigore dei precedenti del recente passato, che si sono esauriti quasi subito. Per ora non mi attendo una rottura immediata della media a 20 sedute da parte degli indici europei. Possono farlo invece quelli americani, ma senza arrivare a testare la media a 50 sedute. Ovviamente, salvo sorprese.

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