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IL DOWNGRADE FA SOLO IL SOLLETICO
14/11/2023 09:30

Ieri la seduta europea è stata votata al recupero, sull’onda dell’accelerazione che Wall Street ha mostrato venerdì sera a mercati europei già chiusi.

Gran parte del merito per il ritorno al moderato buonumore va al il forte rialzo italiano, prodotto dall’apprezzamento dell’Agenzia di Rating Fitch, che ha confermato il giudizio tripla B al debito italiano, per la prudenza attuata dal governo Meloni sulla manovra di bilancio. Il settore bancario, pieno di BTP, ha festeggiato alla grande, aggiungendo a motivo di euforia anche la promozione del rating di Banca MPS di ben due gradini.

A parte l’indice italiano, salito di +1,48% e tornato a splendere come capoclasse in Europa, un po’ tutta l’eurozona azionaria ha provato ad inseguire al rialzo Wall Street, seppure con saldi positivi inferiori al punto percentuale.

Ma Wall Street, dopo l’acuto di venerdì scorso non ha concesso l’immediato bis. Consci di aver forse un po’ esagerato nell’acquisto di tecnologia la scorsa settimana, gli operatori si sono presi una seduta di pausa, senza più comprare, ma anche senza vendere troppo, quasi a voler consolidare i progressi ottenuti.

Certo, bisognava anche dare un contentino a Moody’s, che nel week-end ha quasi degradato nientemeno che il debito USA, al quale non è stata tolta la tripla A, ma è stato attribuito l’outloock negativo per il futuro, a causa dei pasticci congressuali che per ora non hanno ancora trovato una soluzione al bilancio federale, mentre la scadenza capestro del 17 novembre si avvicina e dopo questa data, in mancanza di accordo, arriverà la temuta chiusura della pubblica amministrazione federale, già rinviata in estate all’ultimo secondo. Al Congresso si lavora non per risolvere il problema, ma per un nuovo calcio al barattolo, cioè un rinvio della scadenza a gennaio. Roba da far impallidire i decreti “milleproroghe” di italica memoria.

Moody’s ha anche fatto una tirata d’orecchi al governo Biden per il ritmo di aumento che ha preso il deficit americano, un ritmo mai visto in periodi normali, ma solo in tempo di pandemia e di recessione.

Nessuno sui mercati pensa che le agenzie arriveranno fino al downgrade del debito USA. Però bisognava far vedere che i mercati non snobbano ancora del tutto i richiami delle agenzie di rating. Perciò Wall Street si è presa una pausa con un minuscolo segno negativo a fine seduta, che non cambia di una virgola l’impostazione, ormai tornata rialzista, di SP500 e soprattutto del Nasdaq100.

Oggi avremo un altro spauracchio che ha perso un po’ di importanza da qualche mese: arriverà il dato ufficiale dell’inflazione di ottobre negli USA. Un indicatore che è stato temuto per parecchi mesi, poiché la FED ne voleva combattere la salita a suon di rialzi dei tassi di interesse. Ora invece il ritmo di inflazione si è attenuato e ad ottobre l’Europa ha mostrato un forte ridimensionamento. Molti pensano che anche il destino dei prezzi USA seguirà una simile parabola discendente. E’ ovvio che se arrivasse un dato migliore delle attese, la festa sui mercati potrebbe riprendere fin da subito. Gli analisti si attendono il dato annuale globale in calo al 3,3% dal 3,7% di settembre, mentre per il dato annuale core, senza i prezzi di energia ed alimentari sfusi, le attese vedono un livello invariato al 4,1%.

Se ci saranno sorprese lievemente negative credo che non basteranno a far cambiare idea ai mercati, che ormai sembrano impostati in modalità “rally di fine anno”. Magari potranno fermare l’euforia per poche altre sedute. Solo dati decisamente peggiori alle attese riusciranno a rimandare nel caos l’orientamento degli investitori e far tornare gli indici azionari e le quotazioni obbligazionarie in correzione.

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