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SEGNALI DI FUGA DAL RISCHIO EUROZONA
07/09/2023 09:30

Ho riportato nel commento di ieri, con dovizia di particolari, il deterioramento della situazione economica dell’Eurozona, così come ce la delinea l’indicatore PMI, che martedì ha presentato la capitolazione anche del settore non manifatturiero ben al di sotto del livello 50, che divide le prospettive di rallentamento da quelle di crescita.

Il dato ha fatto vacillare i mercati europei, che ieri hanno dovuto fare i conti con altri due dati, non proprio edificanti, comunicati al mattino: gli ordini alle fabbriche tedesche di luglio, rotolati in basso di quasi il -12% mensile, e le vendite al dettaglio di Eurozona, sempre di luglio, scese di -0,2% mensile dopo il +0,2% di giugno. Entrambi i dati sono inferiori alle attese degli analisti.

I nervi dei mercati hanno ceduto e si è vissuta una seduta tutta con il segno meno e con atterraggio di Eurostoxx50 ad un minimo di seduta di 4.224, proprio sulla media mobile a 200 sedute. Ricordo che questa media fu superata dall’indice nella seduta ormai lontana del 7 novembre 2022 e da allora fu testata solo il 18 agosto scorso. Allora, dopo un momentaneo sfondamento, l’indice la recuperò entro la fine della seduta. Questa prova di resilienza attirò gli acquisti che generarono un rimbalzo fino a 4.341, massimo del 30 agosto. Da qui partì la fase di nuova debolezza di breve termine a cui stiamo ora assistendo, che ha finora collezionato 5 sedute consecutive di ribasso.

Non stupisce perciò che ieri, da quel minimo di 4.224, che ha baciato la media di lungo periodo, sia partita una reazione dei compratori in grado di ridurre le perdite ed attendere l’apertura di Wall Street con un po’ di fiducia.

Ma sugli indici USA, che hanno aperto in lieve calo, si è abbattuto alle 15,45 il dato dell’indice PMI servizi, sceso da 52,3 di luglio a 50,5 di agosto. Non è brutto come quello europeo del giorno prima, ma per una economia sbandierata come robusta e in grado di evitare la recessione sembra proprio fornire pochi spunti di ottimismo. Però alle 16 è arrivato il dato ISM servizi, che misura la stessa cosa del PMI, ma con metodi diversi, a ribaltare la frittata e presentare il dato di agosto a 54,5 e in crescita rispetto al 52,7 di luglio.

Come è possibile aver fiducia di due istituti di ricerca che trasmettono dati così divergenti? Il risultato non può che essere un aumento di scetticismo e di confusione, aggravato dal risultato della componente prezzi del sondaggio ISM, che risulta salita di oltre 2 punti a 58,9.

Se cresce la confusione viene voglia di prendere profitto ed attendere che la matassa si sgrovigli.

Così hanno fatto gli investitori USA, spingendo al ribasso l’indice SP500 fino a perdere oltre -1% alle ore 19 europee.

La debolezza USA ha riportato il pessimismo sugli indici europei, che hanno chiuso la seduta non lontano dai minimi, con Eurostoxx50 a -0,72% ed il peggiore di giornata, l’italiano Ftsemib, trascinato al ribasso da cospicue vendite sui bancari e dalla fuga dal rischio, a -1,54%,.

Dopo le 19 Wall Street ha ridimensionato un po’ i saldi negativi, ma ha mandato alla storia comunque una seduta da dimenticare, con SP500 a -0,7% e Nasdaq100 a -0,88%.

La seduta odierna deve assolutamente risollevare gli indici europei per evitare avvitamenti. Sarebbe estremamente pericoloso il cedimento della media a 200 sedute da parte di Eurostoxx50.

Gli indici di Wall Street, sebbene l’ipotesi che la correzione torni in alto mare aumenti di probabilità, sembrano meno sofferenti e sono ancora più vicini ai massimi di luglio che ai minimi di agosto, specialmente il Nasdaq100. In USA si trova ancora quel tipo di operatori che in Europa pare in via di estinzione, cioè quelli disposti a non spaventarsi di brutti dati economici grazie alla speranza che, se l’economia rallenta, la FED torni accondiscendente sui tassi.

Il momento, comunque, è piuttosto delicato ed aperto ad ogni esito.

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