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IN EUROPA MAGGIO FINISCE MALE
01/06/2023 09:30

Dopo i primi 4 mesi del 2023 passati tutti al rialzo (6 su 7 se osserviamo il grafico a partire da ottobre dello scorso anno) gli indici azionari europei, sintetizzati da Eurostoxx50, hanno chiuso malamente il mese di maggio. E pensare che, all’inizio dell’ultima seduta del mese, l’impresa di chiudere in positivo tutti e 5 i mesi del 2023 era ancora alla portata. Sarebbe bastata una seduta di rialzo da +1,6% per consentire a Eurostoxx50 di compiere l’impresa. Non banale, ma fattibile, considerato che nel 2023 già sei volte era riuscito a realizzare una seduta con guadagno pari o superiore.

Invece, vuoi per il cattivo esempio arrivato dai mercati asiatici, tutti in calo, vuoi per i sussurri che arrivavano dagli USA su possibili insurrezioni dei congressisti repubblicani contro la legge di sospensione del tetto del debito, la seduta di ieri è partita già in calo. Poi sono arrivati in mattinata dati macroeconomici europei in chiaroscuro. La prima stima provvisoria dell’inflazione in Germania e Francia ha mostrato un calo assai più consistente delle attese degli analisti. Ciò è bene in ottica tassi di interesse, perché toglie un po’ di pressione alla BCE e magari aumenterà il numero dei membri che voteranno per alzare un po’ meno i tassi ufficiali. Ma con la Germania in calo produttivo nel primo trimestre, più di un operatore deve aver cominciato a temere che arrivi la recessione prima in Europa che in USA. O che magari stia già per bussare.

Così la seduta si è avvitata e, invece di fare +1,6%, alla fine si è realizzato il contrario: -1,71%, con saldo mensile peggiorato a -3,24% per l’indice delle 50 blue chips d’Eurolandia. Ancor peggiore il saldo mensile di Ftsemib italiano (-3,79%) e Cac francese (-5,24%), ma meno brutto quello di Ibex spagnolo (-2,06%) e Dax tedesco (-1,62%). Nessuno dei principali indici europei è riuscito ad evitare il saldo mensile negativo.

Ci sono riusciti invece gli indici USA, che hanno avuto anch’essi una seduta di calo (-0,61% SP500 e -0,7% il Nasdaq100) ma i saldi di maggio dei due principali indici azionari USA sono rimasti positivi: +0,25% per SP500 ed uno spettacolare +7,61% per il tecnologico Nasdaq100, che la dice lunga su dove siano finiti i soldi degli investitori nel mese di maggio.

Così scopriamo che in Europa alla fin fine si è applicato il vecchio detto di Wall Street (Sell in May and go away), mentre proprio dove il detto è stato inventato gli operatori sembrano averlo ignorato.

Dal punto di vista grafico la seduta di ieri ha ulteriormente aumentato le distanze di sentiment tra i due lati dell’Atlantico. In Europa vediamo rotture ribassiste di supporti importanti (i minimi del mese di maggio) e la conferma di trend ribassisti di breve, che scendono ormai da settimane, con massimi e minimi discendenti sui grafici giornalieri. E’ possibile che la ritrovata debolezza europea spinga ad avvicinare ulteriormente i minimi di marzo, che sono ancora lontani (molto lontani per il Dax tedesco, ma meno per il Ftsemib italiano).

In USA quella che si è vista nelle ultime sedute è la formazione di un modello di inversione ribassista (Evening Star), che potrebbe aprire la strada anche laggiù all’affermazione di una fase correttiva.

Pare però assai meno probabile che in Europa, poichè a Wall Street la volontà di raggiungere l’area 4.300 di SP500 è ancora parecchia, così come la convinzione di potercela fare, dato che la Camera dei Rappresentanti ha dato il primo voto favorevole alla legge che rimuove fino a gennaio 2025 il tetto del debito, togliendo di mezzo una possibile scusa per vendere.

Certo, la prospettiva dei prossimi mesi è quella che la liquidità venga drenata a ritmi sempre maggiori, perché le idrovore diventano tre: i tagli alla spesa pubblica si aggiungono ai tassi alti e probabilmente ancora crescenti a giugno, e alla riduzione dei titoli in portafoglio da parte della FED (Quantitative Tightening), che resta in vigore.

Ma la narrazione tecnologica può far miracoli, e lo abbiamo visto durante la pandemia.   

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