La seduta di ieri poneva perciò ai mercati il seguente dilemma: estendere il pessimismo della ragione oppure riprendere l’ottimismo della volontà?
I mercati hanno scelto di decidere non prima di aver sentito ancora una volta il Presidente FED Powell, che in un intervento pubblico a pochi giorni dall’equivoco interpretativo della scorsa settimana, avrebbe potuto bacchettare i mercati che mercoledì scorso non hanno capito la lezione, usando parole più esplicite ed aggressive, inducendoli ad arretrare ulteriormente.
Così la seduta europea è passata senza idee, con i rendimenti dei bond europei che hanno esteso un po’ la risalita del giorno precedente, anche grazie alle parole da falco pronunciate dal Presidente della Bundesbank Nagel e dal membro tedesco del consiglio BCE Schnabel, entrambi a chiedere con insistenza che i tassi europei salgano ancora e a far capire che per Lagarde non sarà facile essere indulgente.
Siccome anche Wall Street non si è mossa dal territorio leggermente negativo fino all’atteso intervento di Powell, previsto per le 18,30 ora europea, l’azionario dell’Eurozona ha chiuso in sostanziale parità.
Alle 18,30 è partito l’ottovolante sulle parole di Powell, che ha ripetuto sostanzialmente temi e toni già usati la scorsa settimana. E gli indici a seguire le varie frasi con comportamento emotivo.
Andando in estasi rialzista quando ha affermato che il processo di disinflazione è partito e che i comportamenti del FOMC dipenderanno dai dati futuri; scendendo contrariati quando ha detto che la politica monetaria della FED non è ancora abbastanza restrittiva e che ci vorranno ancora alcuni aumenti dei tassi, specialmente se arriveranno altri dati forti sul mercato del lavoro. Per poi tornare in visibilio quando ha concluso che si aspetta nel 2023 un significativo calo dell’inflazione, trascinato dal ridimensionamento dei prezzi degli affitti.
Questa chiosa ottimistica ha ridato parecchia fiducia ai compratori, che hanno portato di nuovo in alto gli indici SP500 (+1,29%) e Nasdaq100 (+2,12%), che hanno così effettuato un significativo rimbalzo.
Ora, siccome spesso le parole di Powell a caldo suscitano una impressione che a mente fredda viene poi rivista, è bene non farsi prendere dalla FOMO (Fear of Missing Out, ovvero “paura di rimanere indietro”).
Anche stavolta il tono è bonario e lascia aperta la via della speranza, a cui si aggrappano i mercati, ansiosi di performance, ma la sostanza è che la restrizione deve continuare, il che, in concreto, è un messaggio non troppo diverso da quello dei falchi tedeschi.
Per cui occorrerà verificare oggi se l’ottimismo a caldo non si trasformerà in un mordi e fuggi quando l’indice SP500 si riavvicinerà a quota 4.200, già avvicinata al culmine dell’euforia di giovedì scorso. Ne abbiamo avuta una prima avvisaglia ieri, negli ultimi 5 minuti della seduta americana, quando ampie prese di beneficio hanno restituito alla chiusura di giornata ben 12 punti di distanza dal massimo fatto a 4.176 pochi minuti prima.
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