Il bello, o il triste, a seconda dei punti di vista, è che, come l’euforia non era motivata da alcun reale cambiamento di impostazione da parte delle due principali banche centrali occidentali, anche il ritorno alla moderazione si è basato su un indicatore che ha manifestato uno dei massimi livelli possibili di inaffidabilità. Mi riferisco al “Non farm Payroll”, le nuove buste paga nei settori non agricoli, create in USA a gennaio e ufficializzate venerdì scorso. L’inaffidabilità non viene dal fatto che i dati “ufficiali” sono stati enormemente più alti delle previsioni degli analisti, bensì da quello che quei dati, osservati senza andare nel dettaglio, presentano una robustezza attuale del mercato del lavoro che non esiste nella realtà, ma solo nella bugia statistica pubblicata dall’U.S. Bureau of Labor Statistics.
Infatti, sul mese di gennaio si è scaricata tutta la grossa mole di errori compiuti in precedenza, che a fine anno nascono dalla revisione a posteriori dei dati passati. Il problema è che la revisione non viene spalmata con esattezza sui rapporti passati da correggere, ma viene attribuita in blocco sul mese di gennaio, che ogni anno si mostra volatile e più o meno strampalato, a seconda della mole di errori che si sono fatti nell’anno precedente. Quest’anno gli errori sono stati parecchi, dato che, senza le immeritate revisioni, gennaio avrebbe prodotto solo 84.000 posti di lavoro, la metà di quelli attesi dagli analisti, invece della cifra ufficiale di 517.000, quasi il triplo delle attese. Le bugie statistiche hanno quindi trasformato una prova di debolezza del mercato del lavoro in una magnifica dimostrazione di forza.
Siccome i mercati sanno che la FED è molto sensibile a questo dato, è scattato immediatamente il timore che l’accondiscendenza che avevano visto (a mio parere sbagliando) in Powell mercoledì e Lagarde giovedì, potesse essere cancellata da questo dato, che darebbe ragione ad un mantenimento dell’aggressività monetaria in funzione antinflazionistica. Il riflesso condizionato li ha portati ad innestare già venerdì scorso la retromarcia e a continuarla nella seduta di ieri, per inerzia.
Perciò è proseguito sull’obbligazionario il rialzo dei rendimenti che in USA, se già venerdì si erano ripresi tutto il calo euforico di mercoledì e giovedì, ieri hanno proseguito la salita riportandosi su livelli di inizio anno. Quelli europei sono anche saliti, ma meno, riuscendo comunque a cancellare il calo euforico di giovedì scorso.
Questo movimento al rialzo dei rendimenti ha favorito il dollaro, che nel cambio EUR/USD in tre sedute ha già rosicchiato quasi tre figure alla moneta unica europea (da 1,10 del 2 febbraio a 1,073 di ieri).
Le borse azionarie USA hanno proseguito la correzione, con SP500 che ha restituito oltre 100 punti dai massimi di giovedì scorso, ed ha testato la vecchia resistenza di 4.100 punti, riuscendo a rimbalzare lievemente, senza però evitare la seconda seduta negativa consecutiva (-0,61%).
Peggio è andato il Nasdaq100 (-0,87%), che aveva più euforia da correggere, ed è rientrato all’interno del canale rialzista valido da inizio gennaio, che aveva rotto al rialzo nella seduta euforica di giovedì scorso.
L’Europa azionaria aveva già un po’ di calo da attuare fin dal mattino per adeguarsi agli indici USA. Lo ha fatto e nel pomeriggio ha appesantito le perdite quando ha visto che Wall Street voleva concedere il ribasso bis. Eurstoxx50 (-1,23%) ha fatto rivedere un’ampia candela nera dopo l’ultima precedente del 19 gennaio. Tutti i principali indici hanno perso intorno al punto percentuale, con la sola eccezione di quello italiano, che ha brillato come gli capita spesso nel 2023, ottenendo un saldo di giornata positivo (+0,27%), interamente per merito dei bancari, che quest’anno non riescono a scendere.
Così, dopo l’errore di interpretazione sulle banche centrali, l’errore di interpretazione sui dati del lavoro ha corretto il precedente, riportando gli indici ed i rendimenti più o meno dove erano prima del folle ottovolante della scorsa settimana.
Morale della favola: questa volta due errori hanno prodotto una cosa giusta.
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