Dopo la FED, ieri toccava alla BCE e alla Bank of England alzare i tassi di interesse ufficiali. Entrambe Lo hanno fatto, rispettando appieno le attese generali di rialzo di 50 punti base. La BCE ha portato al 3% il livello base del costo del denaro e la BOE al 4%. Tutto come previsto. Però non era previsto il cambio di tono da parte della comunicazione. Perché se mercoledì i mercati hanno festeggiato la strana bonarietà della FED ed il tono mansueto di Powell, così diverso da quello mostrato a dicembre nei confronti di mercati che non credono alla determinazione della FED, ieri hanno trovato toni moderati anche dalla BOE e dalla BCE. La BOE ha addirittura affermato che il rialzo appena attuato potrebbe essere l’ultimo se proseguiranno nei prossimi mesi i segnali di attenuazione dell’inflazione. Ecco materializzarsi la tanto desiderata pausa su cui i mercati stanno scommettendo da tempo.
La BCE ha invece anticipato che a marzo arriverà un altro rialzo da mezzo punto (del resto questa banca centrale è indietro nei rialzi rispetto alla BOE ed ancor più rispetto alla FED), ma il tono di Lagarde in Conferenza Stampa è apparso ancor più bonario di quello di Powell. La Presidente BCE ha salutato con favore i segnali di resilienza economica e di inizio di attenuazione dell’inflazione in Eurozona, mentre sui tassi non ha più minacciato come in passato “molti altri rialzi”, ma si è limitata ad affermare che la BCE vuole completare il percorso restrittivo e poi fermarsi per un po’ di tempo ad osservare se l’inflazione scenderà ai livelli desiderati. Questo potrebbe anche significare, se si vuole essere ottimisti, che la pausa BCE potrebbe arrivare già a marzo, dopo che un nuovo rialzo da 50 punti base porterà i tassi ufficiali al 3,5%. E siccome ai mercati, in questa fase iniziale del 2023, l’ottimismo non manca, queste parole sono sembrate assomigliare molto al messaggio più esplicito sentito poco prima dalla banca centrale inglese.
Così, se mercoledì c’era da festeggiare la bonarietà comunicativa di una banca centrale, ieri si sono aggiunti altri due motivi di gioia. I mercati non se lo sono fatto ripetere due volte ed hanno intensificato il loro slancio rialzista, accelerando ulteriormente.
Si è così assistito sui bond europei ad un calo dei rendimenti impressionante su tutta la curva: 20 punti base sul bond biennale tedesco, 25 sul quinquennale, 26 sul decennale; addirittura 40 punti base sul bond quinquennale italiano e 43 sul decennale. Tutto ciò, si badi bene, nel giorno in cui la BCE alza i tassi ufficiali di 50 punti e promette un altro rialzo della medesima entità tra un mese!!! Semplicemente incredibile.
I mercati hanno così alzato immediatamente la posta alle banche centrali, dopo aver constatato le prime cadute di aggressività. O, se preferite, dopo aver ottenuto una mano dalle banche centrali, che hanno strizzato l’occhio alla possibile fine dei rialzi, i mercati hanno subito preteso anche il braccio, scommettendo ora su un rapido passaggio alla fase successiva di inizio dei tagli.
Se questo è stato il clima sull’obbligazionario, non c’è da stupirsi che anche quelli azionari abbiano festeggiato alla grande. Eurostoxx50 si è catapultato a frantumare la resistenza di 4.197, chiudendo la seduta sui massimi di 4.241 (+1,67%) e punta a gran velocità verso i massimi dello scorso anno di 4.396, che ormai distano meno di un tiro di schioppo, dove si completerà il pieno ripristino del mercato rialzista di lungo periodo. Tutti sopra il punto percentuale di rialzo anche i principali indici di Eurozona (il Dax tedesco oltre il +2%).
A Wall Street, accanto al rialzo di SP500 (+1,47%), paragonabile a quello degli indici europei, spicca il forte balzo del tecnologico Nasdaq100 (+3,56%), galvanizzato dai rendimenti in calo e dalla super performance di Meta Platform, schizzata in rialzo del +23% dopo l’ottima trimestrale.
Graficamente SP500 ha già recuperato metà del calo dai massimi storici di inizio 2022 al minimo del 13 ottobre, e sta dirigendosi verso la resistenza di 4.200, ultimo ostacolo prima di arrivare a quello assai più forte di 4.325 (massimi di agosto 2022 e 61,8% di recupero del calo).
Dinamicamente le ultime sedute assai positive hanno quasi fatto raggiungere a SP500 il livello di ipercomprato, per cui una calmata sarebbe nell’ordine delle cose.
Anche perché, dopo la campanella di fine seduta le big del Nasdaq tripla A (Apple, Alphabet e Amazon) hanno presentato i conti del 4° trimestre e tutte e tre hanno mancato le previsioni sugli utili (le prime due anche quelle sui ricavi). La seduta odierna potrebbe perciò portare un po’ di riflessione sull’esagerato comportamento di ieri e spingere gli investitori a riflettere che la recessione che scontano a gran voce le curve dei rendimenti e risultati societari positivi non stanno mai insieme. La botte piena e la moglie ubriaca, dice il proverbio, non si possono avere.
Mi correggo. Questo è quel che normalmente succede. Ma ha ancora senso oggi, tra pandemie, guerre, terrorismo, sconvolgimenti geopolitici e minacce di catastrofi climatiche, parlare di normalità?
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