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FREGARSENE DELLE BANCHE CENTRALI?
02/02/2023 09:30

I mercati ieri hanno atteso l’appuntamento con la FED nel solito modo, cioè sostanzialmente fermi. Fermi i rendimenti obbligazionari e fermi gli indici azionari, con quelli europei nell’imbarazzo di dover chiudere la giornata prima della FED e di rimanere esposti ad un eventuale gap odierno. Così Eurostoxx50 ha terminato in lievissimo rialzo (+0,19%) ma è rimasto ancora sotto la resistenza di 4.197 (massimo del 18 gennaio), continuando a trasmettere sensazioni di lateralità. Anche ieri Spagna e Italia sono state le migliori borse azionarie del gruppo europeo, grazie alle banche, ancora ben intonate.

A Wall Street SP500 è rimasto in lieve ribasso fino all’ora FED, come spesso fa.

Alle 20 il comunicato FED ha ufficializzato l’atteso e super-scontato rialzo di 25 punti base, con arrivo del tasso ufficiale sui Fed Funds al 4,75%. Circa il percorso futuro, che è quello che interessa ai mercati, è stato confermato al 99% quello che ieri ho schematizzato come “Scenario 1”, cioè che saranno necessari ancora un paio di rialzi per arrivare ad un livello di restrizione monetaria che soddisfi gli obiettivi FED ed in grado di favorire la continuazione del percorso di calo dell’inflazione, peraltro iniziato, ma ancora troppo precario. Nessun accenno alle debolezze dell’economia, che la FED ancora non vede.

Mezz’ora dopo, in conferenza stampa, Powell ha ribadito i concetti scritti, confermando che lui non vede modifiche rilevanti nel percorso dei tassi rispetto a quanto già ipotizzato a dicembre.

Curiosamente si è lasciato andare ad ammettere che tra la FED e i mercati c’è differenza di vedute circa l’inflazione: gli investitori sono ottimisti sull’inflazione, al contrario della FED che non vuole correre rischi di abbassare la guardia troppo presto.

Direi che ieri ho delineato abbastanza bene il contenuto dello Scenario 1 ed ho azzeccato la previsione che sarebbe stato la scelta della FED (onestamente, non era difficile). Ma quel che a prima vista ho clamorosamente fallito è stata l’ipotesi di reazione da parte dei mercati.

Perché, inspiegabilmente, invece di tornare indietro, delusi e con la coda tra le gambe, dai livelli euforici toccati in gennaio, dopo una breve incertezza, avuta prima ed all’inizio della Conferenza Stampa di Powell, è partita una reazione euforica che ha portato SP500 a recuperare oltre 100 punti e chiudere la seduta a quota 4.119 (+1,05%), ben al di sopra della resistenza di 4.100, che due volte in dicembre aveva respinto giù le quotazioni. Ancor più entusiasmo si è visto sul Nasdaq100 (+2,16%), che ha superato alla grande la resistenza di 12.166 ed ha raggiunto il bordo superiore del canale rialzista, dentro il quale sta salendo da inizio gennaio.

L’euforia non si è limitata a colpire l’azionario. I rendimenti dei bond sono scesi su tutta la linea di circa 10 punti base o più, mentre il dollaro ha fatto un tonfo, con il cambio EUR/USD che ha cominciato a puntare a 1,10. Tutto ciò quando la FED ha confermato ancora due altri rialzi dei tassi!!

Come spiegare questo atteggiamento è molto difficile, poiché nel comunicato e nelle parole di Powell c’è la conferma del medesimo percorso indicato a dicembre, che allora aveva respinto al ribasso le velleità di sfida del mercato azionario.

L’ipotesi più maligna è che i mercati ora abbiano iniziato a fregarsene di quel che dice la FED, considerandola una congerie di incompetenti.

Un’altra più benevola è che abbiano voluto dare un peso, forse eccessivo, al tono di Powell, che non è stato aggressivo e non ha inveito contro i mercati che vanificano con la loro euforia i tentativi della FED di stringere le condizioni finanziarie. Avranno forse colto anche qualche accenno di ottimismo nell’ammissione che l’inflazione sta cominciando ad andare dalla parte giusta (poteva negarlo senza suscitare risate?).

Ma la sostanza è che la sfida continua, come ha ammesso lo stesso Powell, quando ha sottolineato che i mercati hanno aspettative diverse dalla FED. Ma lui non vuole convincere nessuno e ci penserà il tempo a convincerli ad adeguarsi alla linea della banca centrale.

Perciò oggi dovremo verificare se, a bocce ferme, i mercati continueranno ad avere la medesima convinzione ottimistica e proseguiranno la partita a poker contro la FED.

Uno dei mantra più seguiti a Wall Street è sempre stato: non combattere la FED!

Chissà se il progresso ha demolito anche questa massima? Vedremo.

Intanto oggi tocca alla BCE, che è messa addirittura peggio della FED, poiché l’inflazione core di gennaio in Eurozona non è neppure scesa. Perciò non ci sono appigli per evitare una stretta da 50 punti base, che porterà il tasso ufficiale dal 2,50% al 3%. È ancora molto più basso di quello americano, anche se l’inflazione in Europa è decisamente più alta di quella americana e quella core non ha ancora smesso di salire. Perciò non sarà certo l’ultimo rialzo.

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