Siamo arrivati al fatidico momento del verdetto da parte della Federal Reserve americana. Questa sera, alle ore 20 europee, quando i mercati del vecchio continente avranno già chiuso i battenti da qualche ora, arriverà il comunicato ufficiale che annuncerà e spiegherà in modo stringato la decisione presa nella riunione del FOMC sui tassi di interesse ufficiali americani. Mezz’ora dopo il Presidente Powell approfondirà motivazioni e prospettive nell’attesa Conferenza Stampa. Non avremo questa volta le Proiezioni del Comitato dei governatori sui tassi futuri, che avrebbero fatto molto comodo per fotografare il grado di aggressività monetaria che dovremo aspettarci. Le proiezioni vengono fatte a cadenza trimestrale e, dopo quelle fatte a dicembre, dovremo aspettare fino a marzo per vedere le nuove.
La sfida rilanciata più volte dai mercati alla FED, ultimamente con il rally di gennaio di Wall Street e l’accentuazione della divergenza di vedute dei future sui tassi rispetto alle proiezioni dei governatori della FED, pretende ora che la FED, come in una mano di poker che giunge al termine, mostri le sue carte.
I mercati sono stati estremamente chiari, rifiutando di adattare i rendimenti al percorso ipotizzato da Powell & c. al termine della riunione di dicembre e ribadito anche in gennaio con numerose dichiarazioni. La FED ha finora lavorato per arrivare ad una traiettoria dei tassi che dovrebbe vedere il suo picco nel primo semestre di quest’anno, 75 punti base più in alto di quanto sono ora, cioè nei pressi del 5,25%. A quel livello verrebbe attuata una pausa, della durata di qualche mese, almeno fino a fine anno.
I mercati dei future sui tassi e, implicitamente, anche quelli azionari, con l’euforia di gennaio, invece scontano che il tasso ufficiale massimo raggiungibile sarà più basso, cioè circa il 4,9% e che sarà raggiunto entro maggio. La fase di tassi fermi sarà molto breve, fino a luglio, e poi cominceranno i tagli, cosicché a fine anno si sarà già scesi sotto il 4,5% (il tasso attuale). Ci sono 35 punti di differenza con le intenzioni FED per giugno e oltre 75 punti di differenza con le intenzioni FED per fine anno.
Questo equivale a ritenere la FED incapace di restare coerente con quanto dichiarato e di rispettare il suo programma, e che sarà costretta ad adeguarsi alle previsioni attuali del mercato.
Che cosa potrà succedere questa sera? Proviamo ad immaginare qualche scenario e le conseguenze sui mercati.
Scenario 1: la FED alza i tassi di 25 punti base e afferma che continuerà ad alzarli ancora perché la discesa dell’inflazione non è ancora sufficiente ad abbassare la guardia.
In questo caso i mercati dovranno ingoiare il rospo e ridurre la divergenza, andando a scontare livelli terminali più alti del 4,9% e a fine 2023 più alti del 4,5%. Significa calo dell’obbligazionario e, indirettamente, calo dell’azionario, soprattutto del Nasdaq100, che è assai condizionato dalle aspettative sui rendimenti. SP500 dovrebbe tornare ampiamente sotto quota 4.000 e probabilmente verso il supporto di 3.800, che ha fatto da barriera al ribasso di dicembre.
Scenario 2: la FED alza i tassi di 25 punti base e afferma che sta valutando una pausa, perché vede l’inflazione ormai in traiettoria di rientro.
Sarebbe la notizia migliore per i mercati, che festeggerebbero all’unisono, sia l’obbligazionario che l’azionario, e si preparerebbero a puntare al prossimo obiettivo rialzista. Per SP500 sarebbe il livello di 4.300 punti.
Scenario 3: la FED alza i tassi di 25 punti base e afferma che sta valutando una pausa, perché vede segnali di indebolimento dell’economia e rischi di recessione in aumento.
In questo caso potremmo assistere ad una fase di raddrizzamento della curva dei tassi e l’obbligazionario ne trarrebbe beneficio. Sull’azionario potremmo vedere una fiammata rialzista di sollievo, che però lascerebbe presto il posto ad una correzione, poiché la recessione comporterebbe un drastico ridimensionamento delle prospettive sugli utili aziendali e un aumento del rischio di crisi finanziarie, per ora non scontate.
Il mercato vuole e prevede, con qualche piccola perplessità degli ultimi giorni, lo scenario 2. Ieri i rendimenti sono rimasti sostanzialmente paralizzati, Eurostoxx50 ha chiuso in sostanziale parità (+0,12%), con in Europa il solo indice italiano FtseMib in consistente rialzo (+1%). In USA invece SP500 (+1,46%) ha recuperato tutto quel che aveva lasciato sul terreno lunedì, il Nasdaq100 solo una parte (+1,59%).
Personalmente ritengo assai più probabile lo scenario 1. Potrei sbagliare, ovviamente. Anche perché ho delineato scenari molto netti. La FED potrebbe essere assai meno esplicita. Vedremo.
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