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MODELLO BOC E PIL SPINGONO WALL STREET
27/01/2023 09:15

Dopo la ottima dimostrazione muscolare di mercoledì, quando SP500 è riuscita con l’indice principale SP500 a recuperare ed azzerare un calo iniziale da -1,7%, era logico attendersi che la resistenza di quota 4.040, massimo di lunedì scorso, venisse testata ieri, sullo slancio acquisito dallo scampato pericolo.

Così è stato, grazie all’inerzia prodotta dalla sorpresa regalata dalla banca centrale canadese, che ha tracciato la strada che piace ai mercati ed ha spinto parecchi a pensare che verrà seguita da FED e BCE.

In realtà non c’è nessun dato, né dichiarazione, che indichi questo scenario come probabile. Solo la speranza che le due principali banche centrali si ravvedano dalla ossessione dell’inflazione e tornino sulla retta via, ovviamente quella tracciata dalla BOC, che ha annunciato una pausa nel rialzo dei tassi per qualche tempo al fine di verificare gli effetti dei rialzi già fatti.

Quello della BOC è puro buon senso, ma non è quello che ci hanno finora comunicato la FED e la BCE. Anzi, in FED e BCE la paura dell’inflazione continua ad imperversare e l’aggressività monetaria, secondo le parole dei membri di queste due banche centrali,  dovrebbe continuare ancora per un po’, e con rialzi consistenti soprattutto in casa BCE.

Ad aiutare la salita degli indici azionari ieri è arrivata anche la prima stima preliminare del PIL USA del quarto trimestre 2022. La crescita annualizzata è stata del 2,9%, meglio del 2,6% previsto ed ancora assai lontano dalla recessione che tutti temono. A prima vista il dato accredita lo scenario di “soft landing”, cioè un rallentamento economico prodotto dalla politica monetaria aggressiva della FED, che basti ad addomesticare l’inflazione, senza portare fino alla recessione.

Ma se si va a guardare dentro il dato, si vede che oltre metà della crescita del PIL è dovuta all’aumento delle scorte, dovuto alla produzione in eccesso che non è stata venduta. Se questo trimestre ha avuto un effetto positivo, è presumibile che nel primo del 2023 le imprese riducano la produzione per assorbire le scorte, con effetto negativo sul PIL del trimestre che stiamo vivendo. Per il quale, oltretutto, è un po’ azzardato sperare che continui allo stesso ritmo il contributo della spesa per consumi, che ha portato l’altra metà della crescita del PIL del trimestre passato.

Però i mercati azionari hanno ignorato queste considerazioni, preferendo premiare la crescita superiore alle attese e bearsi della trimestrale di Tesla, che ha battuto alla grande le attese degli analisti ed è stata premiata con un rialzo di quasi +11%.

Così SP500, con una seduta aperta in forte gap rialzista proprio al livello della resistenza da superare, ha svolto in poco più di un’ora il compito di chiudere il gap ed è ripartita con buona lena, andando ad accelerare nell’ultima ora, cosicché la chiusura di seduta, sui massimi, si è fissata a 4.060 (+1,10%). Come quasi sempre succede quando le cose vanno bene, il Nasdaq100 ha performato anche meglio, con un +2% tondo di rialzo ed il superamento della media mobile a 200 sedute.

Tutto questo ottimismo ha contagiato anche l’Europa, con Eurostoxx50 (+0,62%) che ha riavvicinato il massimo del 18 gennaio. Meglio hanno fatto gli indici di Spagna (+0,87%) e soprattutto Italia (+1,32%), trascinati dalle performance del settore bancario, che pregusta utili stellari a causa del rialzo dei tassi, che viene prontamente e pienamente traferito sui prestiti alla clientela, ma con molta calma e parzialità sui rendimenti pagati sui depositi di liquidità.

Oggi o lunedì potrebbe essere allora tentato l’assalto ai successivi ostacoli, che per Eurostoxx50 è il massimo di 4.197 del 18 gennaio scorso, mentre per SP500 è il livello di 4.100, che in dicembre, sia il 1° che il 13, ha respinto i due precedenti assalti. Poi si dovrà fare i conti con le riunioni di febbraio delle banche centrali, ma avremo tempo di parlarne.

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