SP500 ci aveva provato tante volte a scavalcare a trendline nel corso del 2022, sempre fallendo. Ci ha riprovato ancora con più insistenza dalla prima seduta di dicembre. Però nessuno dei tentativi effettuati l’1 ed il 13 dicembre, il 17 e 18 gennaio, erano riusciti a mantenere l’indice al di sopra della trendline fino alla fine della seduta. Così le giornate seguenti hanno mostrato sempre la tipica scivolata di frustrazione. Ma ieri l’impresa è riuscita.
Non chiedetemi per quale motivazione economica sia successo.
Ieri non c’era quasi nessun dato macroeconomico. L’unico che è stato pubblicato, il cosiddetto “Superindice anticipatore”, calcolato dal Conference Board, è uscito in calo del -1%, peggio dell’atteso -0,7% e in discesa per il decimo mese consecutivo. Ha raggiunto -6% semestrale e superato ampiamente il calo del -4%, che il CB considera un segnale di recessione. Da quando questo Superindice è stato inventato, ogni volta che è sceso in un semestre di oltre il -4%, è poi arrivata la recessione.
Direi che un dato così, normalmente, non sarebbe affatto da festeggiare.
Invece i mercati hanno fatto il solito ragionamento alla rovescia (“quel che è brutto per l’economia è buono per i mercati”) che serve a giudicare quel che capita solo alla luce dell’impatto che potrebbe avere sul comportamento della FED. Perciò, se arriva la recessione non è poi così male, dato che l’inflazione dovrebbe scendere ancor più rapidamente e la FED smettere presto di alzare i tassi, anzi, iniziare nel secondo semestre già a tagliarli. Si noti che i futures sui tassi ufficiali dei FED Funds prevedono ora ben 3 tagli da 0,25% ai tassi entro fine anno, benché in casa FED nessun membro votante finora abbia ipotizzato ribassi prima del 2024. Anche l’azionario festeggia, andando a premiare soprattutto il tecnologico Nasdaq100, bastonato quando i rialzi dei tassi erano impetuosi ed ora capace di mettere a segno una doppietta da +2,86% lunedì e +2,18% ieri. Assai meglio di SP500, a cui per effettuare il breakout della trendline è bastato un rialzo da +1,19%, che comunque non è affatto da buttare, come la chiusura a quota 4.020, cioè al di sopra dei massimi del 17 e 18 gennaio scorso.
Ho accennato all’inizio ad un indebolimento relativo dell’Europa, che è abbastanza evidente se si guarda la curva della forza relativa di Eurostoxx50 rispetto a SP500. Dopo una arrampicata da settembre 2022 fino alla scorsa settimana, qualcosa sembra essere cambiato nelle ultime 3 sedute, che mostrano un indebolimento superiore alle precedenti correzioni effettuate negli ultimi 4 mesi.
I mercati hanno premiato l’Europa per tutto il 4° trimestre, a causa della inattesa miglior resilienza economica, e alla riuscita dell’operazione sganciamento dalle fonti di energia russe.
Ma il rovescio della medaglia è una inflazione non ancora propensa ad abbassare in fretta la testa, soprattutto quella core, che sta continuando a salire, mentre in USA sta scendendo già da 3 mesi.
E, in questo mondo rovesciato in cui conta solo quel che condiziona le banche centrali, si comincia ad ipotizzare che per la BCE sia assai meno facile che per la FED il cambio di verso della politica monetaria. Col rischio che in Europa i tassi siano destinati a salire, per inseguire l’inflazione, anche quando in USA si saranno già fermati, o magari inizieranno addirittura a scendere.
Ieri Eurostoxx50 è salito, ma “solo” di +0,75%, bissando la sottoperformance rispetto a SP500 di venerdì scorso. Oggi vedremo se la sottoperformance europea continuerà oppure se il ritrovato vigore dei listini USA darà coraggio anche agli stanchi tori europei.
Ma serviranno conferme anche da Wall Street, poiché sarebbe un pessimo scherzo, o meglio, una trappola per tori, se, dopo aver superato la trendline, SP500 decidesse di cambiare idea e tornasse indietro. Perciò è necessario ora che la trendline venga trasformata in supporto. Oggi passa dalle parti di 3.980, che perciò non deve assolutamente essere ceduto.
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