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SETTIMANA SALVATA DALLA SOLITA SPERANZA
23/01/2023 09:15

La scorsa settimana, dopo ben tre sedute negative a Wall Street, successive al fallimento del tentativo di superare la ostica trendline ribassista da parte dell’indice SP500, sembrava destinata a concludersi mestamente, con gli indici diretti verso i supporti di inizio anno con una candela settimanale piuttosto lugubre. Invece la seduta di venerdì ha portato un forte rimbalzo, specialmente a Wall Street, ed ha permesso di ridimensionare a livelli assai più tollerabili il ribasso settimanale degli indici occidentali.

Quelli europei hanno chiuso la settimana con variazioni rispetto al venerdì precedente inferiori al punto percentuale. Eurostoxx50, che li sintetizza, ha limitato il calo settimanale al -0,74%, dimezzandolo grazie al rimbalzo di venerdì. La stessa cosa hanno fatto, più o meno, gli altri indici di Eurozona, tra cui hanno performato meglio quello italiano, sostanzialmente agli stessi livelli del venerdì precedente, e quello spagnolo, che ha addirittura guadagnato un pochino di terreno.

Wall Street ha invece stupito tutti con un rialzo di venerdì assai significativo (+1,89% SP500 e addirittura +2,86% per il tecnologico Nasdaq100), grazie ai risultati molto ben accolti delle trimestrali di Alphabet e Netflix. Cosi anche in USA la settimana ha fatto assai meno male di quanto si temesse (solo -0,66% per SP500 rispetto al venerdì precedente). Nasdaq100 è riuscito addirittura a cambiare segno alla settimana con +0,67%.

Anche in Asia le cose sono andate bene, con Shanghai che ha incassato un rimbalzo settimanale del +2,18% e fino a lunedì 30 gennaio chiuderà i battenti per il Capodanno cinese. Piuttosto bene anche il giapponese Nikkei (+1,66% settimanale) che ha beneficiato della conferma della politica monetaria di tassi sottozero da parte della BOJ, che non si cura dell’inflazione, che ha raggiunto anche in Giappone livelli preoccupanti a dicembre (+4% annuale).

Il rimbalzo di venerdì da parte di Wall Street è abbastanza clamoroso, poiché nega la precedente rottura della media mobile a 50 sedute da parte di SP500 e riporta il principale indice azionario USA a contatto con la media a 200 sedute, fragorosamente abbandonata mercoledì scorso. La trendline ribassista è stata nuovamente avvicinata ed ora dista soltanto una ventina di punti.

Praticamente Wall Street è tornata nella situazione in cui era il 12 gennaio e potrebbe ritentare questa settimana la spallata rialzista alla trendline, per portarsi a verificare il livello di area 4.100, che a dicembre l’indice azionario non è riuscito a superare, nonostante i due tentativi del 1° e del 12 dicembre.

Del resto, quello che il grafico ci mostra è un ampio triangolo che ha come lato discendente la fatidica trendline dei massimi discendenti dal 4 gennaio in poi e come lato ascendente quella rialzista che unisce il minimo del 13 ottobre scorso e ben 4 minimi ascendenti, segnati nel periodo dal 22 dicembre al 4 gennaio.

Pare evidente, a questo punto, l’ostinazione del mercato a pretendere la svolta da parte della FED, nonostante le continue e ripetute intenzioni delle banche centrali di alzare ancora i tassi, fino a quando l’inflazione non sarà saldamente sotto controllo, e comunque di non abbassarli in questo 2023. Le proiezioni mediane dei membri FED, fatte a dicembre, rappresentano un percorso che vede i tassi ufficiali superiori al 5% a fine anno (oggi sono al 4,50%). Invece il mercato dei futures prezza i tassi al 4,4% a fine anno. È uno scostamento molto significativo, circa 75 punti base, cioè tre ribassi da 0,25%, che il mercato pretende e la FED nega. Una visione del futuro ancora diametralmente opposta, con i mercati che ostinatamente continuano a puntare su un abbastanza rapido e consistente cambio di politica monetaria da parte della FED. Pare anche una evidente mozione di sfiducia nei confronti della FED, che viene vista come incapace di leggere i segnali dell’economia ed il rallentamento dell’inflazione, così come un anno fa non ne vedeva l’incremento.

E’ evidente che una simile divergenza non può continuare a lungo. O la FED cambierà rapidamente visione, oppure i mercati dovranno scendere significativamente.

Una cosa che deve comunque essere chiara. I mercati non possono obbligare la FED al cambio di passo. La FED invece può obbligare i mercati a ridimensionare le loro pretese.

Basta che li ignori e vada avanti per la sua strada.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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