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AL CROCEVIA C'E' POWELL E LA CINA
28/11/2022 09:00

E’ proseguito anche nell’ultima settimana piena di novembre quello che possiamo proprio definire “rally di fine anno” degli indici azionari europei. In Eurozona l’inflazione è in continua accelerazione e molto superiore a quella degli USA, la BCE è molto indietro nella lotta contro l’aumento dei prezzi, con i tassi ufficiali ancora al 2%, neanche arrivati al livello di neutralità del 2,5%, gli indicatori anticipatori volgono tutti al brutto tempo ed annunciano come inevitabile una recessione dal prossimo trimestre, sempre che non si scopra a posteriori che è già presente in questo quarto del 2022. E i mercati azionari europei che fanno? Se ne fregano e collezionano con Eurostoxx50, che li sintetizza, l’ottava settimana di crescita consecutiva. Un altro +0,96% settimanale si aggiunge ai 7 rialzi precedenti e porta al 19,4% il recupero dal valore di fine settembre. Si tratta di un recupero di circa il 61,8% di tutta la discesa dal massimo del precedente ciclo rialzista post-Covid, realizzato il 18 novembre 2021, al minimo del 29 settembre.

Chi si occupa di analisi grafica sa che il 61,8% di ritracciamento di un movimento direzionale rappresenta molto spesso il massimo ritracciamento possibile di un movimento che voglia ripartire. Una specie di crocevia che separa l’inversione di tendenza dalla ripresa del movimento precedente. Eurostoxx50 ci arriva stremato da una lunga cavalcata e con evidenti eccessi rialzisti (RSI14 è in ipercomprato da 14 sedute) e da 9 sta disegnando un cuneo orientato al rialzo, che è una figura di probabile inversione al ribasso, non appena verrà rotto il lato inferiore.

Wall Street in questi ultimi due mesi è stata certamente meno convinta dei mercati europei, probabilmente perché l’aggressività mostrata dalla banca centrale USA è decisamente più spaventosa di quella della BCE.

Comunque, anche SP500 ha passato una settimana positiva, con una crescita del +1,53% rispetto ai prezzi del venerdì precedente. Ma la minor foga rialzista la si percepisce bene se consideriamo che l’indice USA delle ultime 8 settimane ne ha passate 5 a salire e 3 a scendere. Inoltre, il suo recupero dai valori del 30 settembre è stato “solo” del +12,3%. Infine, la quantità di ritracciamento dell’intero movimento ribassista dal massimo del 4 gennaio al minimo del 13 ottobre ha appena superato il 38,2%, che è il minimo sindacale per identificare una correzione. Ancora molto incerto appare il Nasdaq100, che in settimana è salito solo +0,68%, il suo recupero dal 30.9 è stato solo del 7% circa e il ritracciamento del movimento ribassista si è fermato ad un misero 20%.

Tornando a SP500 occorre notare che, sebbene sia risalito meno di Eurostoxx50, anch’esso si trova nei pressi di un importante crocevia. Nel suo caso è rappresentato dall’incontro con la media mobile di lungo periodo a 200 sedute, che oggi transiterà a 4.055, cioè appena una trentina di punti al di sopra del livello a cui SP500 ha chiuso la seduta a mezzo servizio di venerdì scorso e la settimana.

E’ un incontro molto importante, perché nel precedenti caso in cui è avvenuto, a ferragosto, l’indice è stato violentemente respinto verso il basso per due mesi, con la complicità di Powell, che nel celebre discorso di Jackson Hole ribadì l’aggressività della FED e l’intenzione di mantenere condizioni creditizie restrittive per combattere l’inflazione. Siccome i mercati quando salgono producono un allentamento delle condizioni creditizie, la baldanza dei mercati è incompatibile con gli obiettivi della FED di combattere l’inflazione. Per cui i mercati azionari furono costretti ad indietreggiare.

Si trattò di una situazione molto simile a quella che si trovano a vivere ora. Come allora abbiamo un recupero significativo. Otto settimane di rimbalzo e il 12% di recupero dai minimi sono inferiori alla baldanza che vedemmo in estate, ma sono stati sufficienti a causare un allentamento delle condizioni creditizie più significativo di quello che si realizzò in estate. Lo si vede molto bene sull’Indice delle Condizioni Finanziarie elaborato dalla FED di Chicago.

Powell interverrà mercoledì 30 alla Brooking Institution e parlerà del mercato del lavoro e delle prospettive economiche. Sarà un’occasione simile a quella di Jackson Hole se intenderà correggere ancora una volta l’esuberanza dei mercati. Sarà anche l’ultima occasione prima del silenzio di 2 settimane che precede sempre le riunioni del FOMC.

A giudicare dagli interventi dei membri FED che lo hanno preceduto nelle scorse settimane, la sensazione è che la FED, seppur disposta a rallentare il ritmo degli aumenti dei tassi, non sia ancora affatto disposta a fermarsi, almeno fino a quando non sarà superato il livello del 5% dei tassi ufficiali. Ed è fuori discussione che la FED continui a desiderare condizioni creditizie restrittive, per evitare che le aspettative di inflazione tornino a salire, come si sta già notando su alcuni indicatori.

Aggiungiamo anche, al di fuori dei mercati occidentali, che in Cina è esplosa la rivolta in alcune grandi città contro le misure di confinamento anti-Covid, e questo certo non aiuta a mantenere il buonumore economico.

Tutto concorre a prospettarci una settimana ad alta tensione e da affrontare con estrema prudenza e più liquidi possibile.

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