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IL MISSILE IGNOTO FRENA IL RALLY DI WALL STREET
16/11/2022 09:00

Dopo il dato sull’inflazione USA in calo, che la scorsa settimana ha scaldato i cuori e acceso le speranze di un rilassamento da parte della FED, ieri era in programma alle ore 14,30 l’uscita dei prezzi alla produzione USA di ottobre.

L’andamento dell’Indice dei Prezzi alla Produzione (PPI l’acronimo inglese) è molto importante perché esso si muove generalmente in anticipo rispetto al più osservato Indice dei Prezzi al Consumo (CPI l’acronimo inglese). Il motivo è che le tensioni sui prezzi prima si manifestano nel momento della produzione dei beni, a causa degli aumenti delle varie voci di costo della produzione (materie prime, costo del lavoro, straordinari, costi per difficoltà logistiche, ecc.). Dapprima l’intermediazione commerciale, per opera della concorrenza, cerca di assorbire i rincari che subisce dai suoi fornitori, ma poi comincia a trasferirli come può sui prezzi al consumo, per non erodere troppo i margini di profitto. L’opposto capita quando il processo inflattivo rallenta e si spegne. La diminuzione della domanda aumenta le scorte delle imprese, la concorrenza spinge ad abbassare i prezzi sia al consumo che alla produzione. Nel punto di svolta, cioè al picco di inflazione, solitamente sono i prezzi alla produzione a rallentare per primi, consentendo al commercio al dettaglio di ridurre i listini. Perciò la riduzione dei prezzi alla produzione nelle ultime fasi di salita dell’inflazione al consumo è il “canarino nella miniera” che ci segnala come prossimo il rallentamento anche dell’inflazione al consumo. Ma segnala anche che il rallentamento economico arriva ad incidere sui prezzi e si aggrava, portando ad una possibile fase di recessione.

I prezzi alla produzione in USA hanno accompagnato, precedendola, la fase di crescita dell’inflazione, arrivando fino al massimo di crescita annuale del 11,7% a marzo di quest’anno. Poi, per 3 mesi, si sono stabilizzati al di sopra del 11% e da luglio hanno cominciato a rallentare in modo significativo. Ieri il dato di ottobre era atteso in lieve diminuzione, dal 8,4% di settembre al 8,3%. Ma è arrivata una sorpresa positiva: il rallentamento è andato oltre le attese degli analisti, fino a segnare un 8% tondo. Il dato core ha segnato il settimo calo consecutivo e si è fermato al 6,7% di incremento annuo, anche questo molto più basso del 7,2% atteso dagli analisti.

I mercati, che già mostravano una certa fiducia, segnando rialzi prima in Asia e poi nella mattinata anche in Europa, hanno immediatamente gioito per la notizia, al punto che il future sul principale indice USA SP500 in 4 minuti ha guadagnato oltre un punto percentuale, portandosi ben oltre il massimo della seduta precedente ed aprendo la strada ad un avvio positivo, un’ora dopo, del mercato azionario sottostante.

SP500 ha aperto in gap rialzista, segnando quasi subito il massimo di giornata a quota 4.022 ed ha viaggiato al di sopra di quota 4.000 fino a poco dopo le ore 19 europee, in quello che sembrava un consolidamento in attesa della incornata finale del toro.

La buona cera americana aveva intanto consentito agli indici europei di portare a casa un’altra seduta positiva, la ventesima delle ultime 24 per l’indice Eurostoxx50 (+0,71%), che li rappresenta.

Ma poco dopo le 19, improvvisamente, le agenzie hanno battuto la notizia estremamente allarmante che uno o due missili russi erano caduti in territorio polacco, facendo due vittime.

L’importanza dell’evento è parsa subito enorme. Se fosse stata vera avrebbe potuto essere interpretata come la risposta aggressiva della Russia alla NATO, già accusata da Lavrov al G20 di essere la causa della guerra in Ucraina, dopo il discorso di chiusura ad ogni trattativa sentito pronunciare da Zelensky in collegamento con il G20. Il Presidente ucraino ha posto 10 condizioni all’avvio di negoziati di pace, di cui la maggior parte irricevibili da Putin, buttando nel cestino ogni ipotesi negoziale.

Se la notizia dei missili fosse stata vera, avrebbe potuto essere interpretata dai polacchi come un atto di guerra della Russia contro un paese NATO, in grado di far scattare l’art. 5 del Trattato NATO, che obbligherebbe tutti gli aderenti all’alleanza atlantica a scendere in guerra contro l’aggressore russo.

Perciò i mercati americani hanno attuato una rapida e preoccupata retromarcia, con SP500 sceso fino a 3.952, ad annullare tutto il guadagno accumulato fino a quel momento.

Fortunatamente il pericolo della prima versione dei fatti è stato ridimensionato dopo le prime indagini, che hanno accertato che l’ordigno caduto in Polonia sembra essere un missile anti-aereo ucraino, caduto in Polonia per errore, come ha confermato Biden al G20 questa mattina.

Wall Street sul finale ha così recuperato parte della scivolata e SP500 ha potuto chiudere la seduta in rialzo (+0,87%), ma sotto i 4.000 punti, che neanche ieri sono stati definitivamente superati.

Lo spavento è forse servito a meditare su quanto sia pericolosa una guerra che si protrae per troppi mesi, e quanto poco ci voglia per fomentare un’escalation che potrebbe sfuggire di mano.

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