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L'INFLAZIONE SCENDE. I MERCATI SALTANO DI GIOIA
11/11/2022 09:00

Che ieri l’attenzione spasmodica dei mercati fosse tutta concentrata sul dato dell’inflazione USA di ottobre, atteso per le ore 14,30, lo dimostra l’assoluto immobilismo per tutta la notte e la mattinata europea del future americano sull’indice SP500, fino all’ora del dato. Gli indici europei, che hanno mostrato da settembre in poi una forza ben superiore ai cugini americani, hanno invece assorbito in mattinata la debolezza pervenuta dalla brutta performance di mercoledì degli indici USA ed hanno recuperato il segno positivo in attesa del dato che avrebbe in ogni caso segnato il resto della seduta.

Prima delle 14,30 i mercati scontavano le previsioni degli analisti, cioè una inflazione in leggero calo, che giustificasse nella riunione FED del 14 dicembre un rialzo dei tassi limitato al mezzo punto percentuale, ma non in grado di fermare i rialzi successivi nella prima parte del 2023.

Questa volta, però, l’inflazione, dopo aver stupito al rialzo col dato di settembre, su ottobre ha stupito al ribasso. Infatti, invece di scendere dal 8,2% al 8%, quella globale è scesa assai più, fermando l’aumento su base annua al 7,7%. Idem per quella core, maggiormente considerata dalla FED per le sue valutazioni: invece di passare dal 6,6% al 6,5%, ha mostrato un calo fino al 6,3%. Su questo dato cominciano a vedersi il rallentamento degli affitti ed anche un po’ quello del cibo.

Di fronte a questa sorpresa positiva la reazione dei mercati, vessati da una fase ribassista che dura da inizio anno, è stata veemente. Un vero e proprio salto di gioia. L’obbligazionario USA ha eliminato ogni residuo dubbio sul rialzo di solo mezzo punto a dicembre ed ha attuato un marcato calo su tutta la curva dei rendimenti dei Treasury, dappertutto oltre i 20 punti base. Il dollaro ha perso ogni sostegno, permettendo al cambio EUR/USD di portarsi a 1,02 e di mettere a segno un forte segnale di inversione rialzista dopo quasi un anno passato a fare nuovi minimi.

L’atteggiamento nei confronti della FED si è fatto nuovamente spavaldo ed è stato lanciato un nuovo guanto di sfida. I futures sui tassi, che mercoledì prevedevano che il tasso terminale della manovra restrittiva della FED sarebbe stato raggiunto a marzo al livello del 5,25%, ieri hanno abbassato il livello al 5%, dopo di che dovrebbe iniziare la fatidica pausa almeno fino a giugno.

E i mercati azionari? Qui si sono visti i fuochi d’artificio più potenti.

Cito solo i saldi di giornata, che bastano a rendere l’idea: Eurostoxx50 +3,18%; Dax tedesco +3,51%; Ftsemib italiano +2,58%; Cac francese +1,96%. In USA si sono viste esagerazioni ancora più eclatanti: SP500 +5,54%; Nasdaq100 addirittura +7,49%; Russell2000 delle small cap +6,04%.

Il risultato sui grafici mostra in Europa il raggiungimento pressoché generalizzato delle condizioni di eccesso rialzista (ipercomprato). L’eccesso più alto sull’indicatore RSI14 lo evidenzia l’indice italiano a quota 80,4, livello mai raggiunto negli ultimi 15 anni. Anche Eurostoxx50 non scherza, con 76,8.

In USA gli indici hanno tutti, ovviamente, negato la debolezza dei giorni scorsi e SP500, arrivando a chiudere a quota 3.960, ha superato finalmente alla grande la resistenza di area 3.910 e la media mobile a 100 sedute, riprendendo con vigore la risalita verso l’obiettivo di area 4.100, dove incontrerà dapprima la media a 200 sedute e poi il bordo superiore del grande canale ribassista che lo ingabbia da inizio anno. Il Nasdaq100 ha cavalcato fino a 11.606, recuperando oltre 800 punti e si è avvicinato parecchio alla importante resistenza di 11.680, dove passa anche la neckline di un bel testa e spalle di inversione rialzista. Il suo superamento offrirebbe all’indice tecnologico la possibilità di estendere il suo recupero di altri 1.200 punti circa. Troppa grazia? Forse, ma questo direbbe il grafico.

La settimana finirà comunque in gloria, anche se oggi si dovesse correggere un po’, con un volto profondamente diverso rispetto a quello che i mercati USA mostravano solo il giorno prima del dato sull’inflazione.

Possiamo dire che la svolta di ieri mette fine al mercato orso? Calma e gesso. Una rondine non fa primavera. Un urlo di gioia non è il raggiungimento della felicità. Tornerò sull’argomento nel commento di lunedì prossimo.

Intanto gustiamoci il momentaneo sollievo.  

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