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CRYPTO-SCIVOLATA IN ATTESA DELL'INFLAZIONE
10/11/2022 09:00

Le elezioni americane non hanno inciso ieri sui mercati. Lo avrebbero fatto se ci fossero stati grandi sconvolgimenti negli equilibri politici. Invece l’onda rossa (in USA il colore rosso non identifica la sinistra, ma la destra repubblicana) non si è vista. Certo, la maggioranza alla Camera dei rappresentanti passa dai democratici ai repubblicani, ma resta risicata come prima, mentre al Senato è ancora tutto in bilico ed occorrerà aspettare ancora riconteggi e burocrazia statistica per vedere assegnati gli ultimi 3 seggi. Ci sono parecchie probabilità che si faccia pari e patta, con un Senato esattamente spaccato a metà, come è ora. Le conseguenze sono che Biden nei prossimi due anni avrà un po’ meno facilità nel far approvare leggi di spesa allegra. Però può addirittura cantare vittoria dopo una sconfitta di misura, perché i timori di crollo dei consensi sono stati fugati, secondo gli analisti grazie al voto dei giovani della generazione Z, che curiosamente hanno appoggiato in maggioranza il partito dominato da un ottantenne.

La buona notizia è che Trump non ha sfondato. I candidati appoggiati da lui hanno in buona parte perso, mentre nelle file dei repubblicani è emerso De Santis, che potrebbe sbarrargli la strada nelle primarie repubblicane. La cattiva notizia è che Biden è rimasto in sella, convinto più che mai a ripresentarsi tra due anni. Questo complica il rinnovamento della classe politica USA, necessario per ridurre con idee nuove la profonda divisione sociale e politica che c’è oggi in quel paese.

Comunque, il mercato ieri è sembrato assai più interessato e spaventato dal terremoto che ha colpito il Bitcoin e le altre criptovalute a causa dell’insolvenza dell’Exchange FTX. La questione martedì sembrava andare verso la soluzione nelle forme tipiche del mondo bancario tradizionale: un’altra piattaforma di scambio di criptovalute, Binance, più grande di quella in crisi, sembrava voler acquisire FTX per salvarlo e calmare le acque. Ma ieri Binance si è ritirata, provocando un secondo smottamento sulle quotazioni delle criptovalute, per il fuggi-fuggi dei possessori di token. Esattamente come capita nel mondo reale, quando una banca rischia di fallire, ed avviene la fuga dei depositanti.

Così il Bitcoin che martedì era sceso da 20.600$ ad un minimo di 16.950$, prima di rimbalzare e chiudere a 18.500$, ieri ha preso un’altra scoppola, scendendo fino a 15.600$. Parliamo perciò di un crollo di circa -24% in due sedute. In questo modo è stata confermata la rottura di 17.600$ e si è aperta la strada ad un obiettivo grafico di area 10.200$.

Le vicende del bitcoin hanno impressionato mercati che credevano di aver già visto tutto il peggio e sono riuscite a seminare un po’ di panico a Wall Street. Se ne sono quasi disinteressati gli indici europei, che hanno mantenuto la loro inossidabilità ed accusato solo un lieve arretramento su Eurostoxx50 (-0,30%), mentre gli indici italiano e spagnolo hanno chiuso addirittura in lieve rialzo.

A Wall Street invece le vendite hanno lasciato segni profondi: -2,08% su SP500, tornato a 3.748, ad annullare quasi completamente il rialzo delle tre precedenti sedute. Peggio, data la vicinanza tecnologica al mondo crypto, ha fatto il Nasdaq100 (-2,37%), che peraltro è da tempo assai più debole del fratello maggiore SP500. Ma le vendite non hanno risparmiato neppure l’indice delle small cap Russell2000 (-2,68%), che ha addirittura dato un segnale di inversione ribassista rompendo il suo ultimo minimo ascendente.

La discesa di SP500 si è fermata invece assai prima del suo ultimo minimo ascendente del 3 novembre, che dista esattamente 50 punti, a quota 3.698. È ovvia l’importanza di una sua tenuta nella seduta odierna, per evitare l’avvitamento che porti a testare dapprima l’area 3.650 e poi, eventualmente, al forte supporto di 3.580.

A condizionare profondamente la seduta odierna sarà il dato in arrivo alle 14,30 sull’inflazione USA di ottobre. Le previsioni di consenso degli analisti sono abbastanza ottimistiche e stimano un calo dal 8,2% al 8% dell’inflazione globale su base annua. In calo si prevede anche quella “core”, che esclude dal paniere i prezzi di energia e alimentari freschi, e ad ottobre è attesa scendere al 6,5% su base annua dal 6,6% di settembre.

Non ci vuol molto a prevedere che una delusione sarebbe in grado di evocare per dicembre un altro rialzo dei tassi da 75 punti base, anziché di 50, come previsto ora dai futures sui tassi ufficiali. Questo adeguamento potrebbe decretare la continuazione del ribasso e radere al suolo tutti i germogli di recupero cresciuti in ottobre.

Se invece dovessero uscire dati sull’inflazione ancora migliori delle stime credo che lo svarione di ieri verrebbe prontamente digerito.

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