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MAI SFIDARE LA FED!
04/11/2022 09:00

Il ceffone assestato mercoledì ai mercati da sua eccellenza Jerome Powell, il Presidente della U.S. Federal Reserve e sovrano monetario globale, ha voluto ancora una volta ribadire la validità del detto, abbastanza noto a Wall Street: “Mai sfidare la FED!”.

Infatti, non c’è dubbio che la salita dei mercati in ottobre sia stata una sorta di ripetizione su scala leggermente ridotta di quanto avvenne con il “bear market rally” sviluppatosi dalla metà di luglio a Ferragosto. Come allora a trascinare i mercati al rimbalzo fu la speranza che la FED alzasse il piede dall’acceleratore della stretta creditizia, anche stavolta il mercato ha scommesso che la FED avrebbe annunciato la tanto attesa “pausa” nel processo di rialzo dei tassi ufficiali.

Si è trattato entrambe le volte di anticipare svolte politiche per “forzarle”, nella convinzione che la FED avrebbe capito il messaggio e sarebbe tornata sulla “retta via” della complicità con gli interessi dei mercati finanziari, che sono quelli della crescita continua delle quotazioni indotta dalla facilità creditizia. Se questo non è sfidare la FED, ditemi che cosa lo sarebbe.

Come allora fu Powell ad incaricarsi di sedare la sommossa rialzista dei mercati con il famoso discorso di Jackson Hole, quando ribadì che la missione della FED era piegare l’inflazione anche a costo di provocare la recessione, lo stesso ha fatto anche mercoledì sera, nella sua conferenza stampa. Percepito il guanto di sfida dei mercati, lanciato già in ottobre con il forte rimbalzo dell’azionario ed il lieve ribasso dei rendimenti, ed osservando che il tiepido accenno a possibili rallentamenti nell’intensità dei rialzi consecutivi dei tassi, inserito dal FOMC nel comunicato ufficiale appena diramato, stava suscitando un rimbalzo euforico di Wall Street, ha deciso che fosse nuovamente il caso di intervenire con inequivocabile durezza.

Ha raccolto il guanto, lo ha indossato e nella conferenza stampa ha sferrato un sonoro cazzotto all’arroganza di Wall Street, chiarendo che “è molto prematuro pensare di fare una pausa” e che il punto di arrivo finale dei tassi ufficiali è decisamente più alto di quello attuale e richiederà più tempo per essere raggiunto.

Parole che hanno causato su SP500 un arretramento di circa -3,5% in un’ora e mezza, dal livello raggiunto al momento dell’inizio della sua conferenza stampa. Mai sfidare la FED!.

Ieri i mercati USA hanno confermato che il “pugno di ferro in un guanto di velluto” ha raggiunto la destinazione e sono ancora scesi, rimanendo in negativo per tutta la seduta per terminare con SP500 a quota 3.720 (-1,06%), appoggiatosi proprio sulla neckline del testa e spalle rialzista completato il 21 ottobre. Pertanto, dobbiamo considerare il movimento come pullback e non ancora come negazione del segnale rialzista. Ovviamente occorrerà che oggi, senza indugio, l’indice riesca a rimbalzare per fugare timori di rottura, che potrebbe riportarlo dapprima verso 3.647 e poi, eventualmente, verso il forte e decisivo supporto di area 3.580.

Assai peggio sta il tecnologico Nasdaq100, che ieri è sceso a 10.691 (-1,98%) e si è fermato proprio sull’ultimo supporto, che ho indicato ieri, che lo separa dai minimi dell’anno realizzati il 13 ottobre.

Anche ieri abbiamo però osservato l’anomalia dell’indice Vix che, in una giornata piuttosto negativa per l’indice SP500, invece di salire per misurare paura di ribasso, ha preso il calo come se fosse un rialzo ed è addirittura sceso poco sopra 25, cioè al più basso livello realizzato dopo il 13 settembre scorso. Non so come interpretare questo apparente non senso.

Così come appare un chiaro non senso la forza relativa che sta mostrando l’azionario europeo rispetto a quello americano. Ieri Eurostoxx50 è sceso, anche perché doveva inseguire il -2,5% perso da SP500 il giorno prima, dopo la chiusura dei mercati europei. Ma il ribasso mattutino è stato in buona parte recuperato nel pomeriggio per limitare il danno a -0,8%. L’indice italiano FtseMib, carico di banche, ha fatto anche meglio perdendo la metà.

Eurostoxx50 presenta una performance in questo mese di novembre negativa di solo -0,67%, contro un calo di SP500 nell’analogo periodo di -3,93%. La forza di Eurostoxx50 rispetto a SP500 è risalita quasi fino ai massimi di gennaio.

Non c’è paragone tra la situazione economica europea e quella americana. Da noi c’è inflazione più alta e crescita ormai trasformatasi in recessione, mentre in USA l’economia tiene ancora e l’inflazione sta già accennando almeno a fermarsi.

Eppure, a giudicare dal comportamento degli indici, i più forti (anzi, i meno deboli) sui mercati azionari siamo noi europei.

Il perché pare un mistero. Se però andiamo a confrontare la politica monetaria della BCE con quella della FED constatiamo che la BCE è molto meno aggressiva di quella della FED. Che sia questo il motivo è abbastanza probabile.

Il dubbio è se la BCE, con l’inflazione in accelerazione, potrà permetterselo ancora a lungo.

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