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FINE DI UNA LUNGA STORIA D'AMORE
23/09/2022 09:00

Il comportamento dei mercati a ridosso dei comunicati FED, che rendono pubbliche le decisioni delle riunioni periodiche del FOMC, il comitato che decide la politica monetaria USA, è molto significativo per sondare l’umore di fondo delle mani forti. Nelle precedenti riunioni di quest’anno la tendenza è quasi sempre stata quella di interpretare con l’ottimismo della volontà le parole scritte e orali della principale banca centrale del mondo. Poi, magari, il ripensamento del giorno dopo si rimangiava i rialzi attuati a caldo. Segno che le mani forti, che intervengono pesantemente proprio sulle notizie monetarie ed impongono ai listini la direzione momentanea, avevano una fiducia di fondo nella FED e la consideravano “amica” e “protettrice” dei mercati. È una convinzione che si è fatta strada nell’arco di quasi 3 lustri, a partire dal 2008, nel pieno di una recessione brutale, causata dalla crisi finanziaria che colpì le banche USA, facendone affondare oltre 2.000, tra cui la ben nota Lehmann Brothers. Allora la potente FED, guidata da Ben Bernanke, inaugurò l’era ZIRP, un acronimo che significa “Zero Interest Rate Policy”, e del QE (Quantitative Easing). Queste sigle definiscono l’era dei tassi ufficiali a zero e dei rendimenti obbligazionari addirittura negativi, una bestialità finanziaria che divenne per molti anni la “nuova normalità” e fu ottenuta allagando di dollari a dismisura l’economia per finanziare l’allegro indebitamento delle amministrazioni di ogni colore politico e “far girare l’economia”. Gran parte di questa “helicopter money” finì a Wall Street. La borsa USA, che toccò il 9 marzo 2009 il suo minimo con l’indice SP500 a quota 666, e con una perdita del -57,7% dal massimo storico del 11.10.2007, venne così risollevata dall’aiuto monetario della FED e sostenuta per i successivi 12 anni di furioso ed assai irrazionale rialzo, fino a vedere il valore dell’indice SP500 moltiplicarsi di oltre 6 volte ed arrivare all’ultimo massimo storico di 4.818 del 4 gennaio di quest’anno.

Ma l’esplosione dell’inflazione ha messo dapprima in pericolo e poi progressivamente rovinato la storia d’amore tra FED e mercati.

La furiosa quanto tardiva battaglia contro l’inflazione che, dopo un anno di sonno, la FED ha deciso di combattere da marzo di quest’anno, ha invertito il flusso della pompa monetaria, che è passata dall’erogazione di dollari al drenaggio monetario. L’Easing monetario è diventato Tightening e i tassi si sono rapidamente ed impetuosamente risollevati dal pavimento. E siccome l’inflazione non ne ha voluto sapere di ripiegare rapidamente la testa, l’aggressività della FED è diventato in estate furore restrittivo, tanto che l’ultima riunione FOMC di mercoledì scorso ha mostrato la maggioranza dei membri disposta a sacrificare la crescita economica post-pandemica sull’altare della guerra all’inflazione. Le previsioni fatte dai banchieri del FOMC sul futuro della politica monetaria FED sono diventate decisamente più severe rispetto a soli 3 mesi prima, ed hanno ipotizzato come evento più probabile l’arrivo del tasso ufficiale di interesse al 4,50% entro fine anno, ossia altri 125 punti base aggiuntivi rispetto al 3,25% che la riunione di mercoledì ha sancito con il rialzo dal 2,50% precedente. È l’annuncio di altro furore restrittivo in arrivo nelle prossime ultime due riunioni del 2022. Sono numeri che i mercati non si attendevano, sebbene fossero stati preparati dal discorso molto aggressivo di Powell al simposio di Jackson Hole del 26 agosto. Ecco perché la reazione a caldo di Wall Street all’annuncio è stata molto negativa.

E questa volta è stato negativo anche il day after. Ieri le borse europee hanno acquisito il disastro FED e si sono adeguate al calo di Wall Street della seduta precedente. Eurostoxx50 ha sintetizzato la mazzata con un -1,85% e si è riportato sui minimi del giorno precedente, confermando la rottura del supporto che lo separa dai minimi annuali di luglio. Solo il settore bancario ha festeggiato la severità FED ed ha attenuato il calo delle borse che ospitano più banche, cioè quella italiana (-1,07%) e quella spagnola (-1,20%).

Wall Street ha passato tutta la seduta in negativo, con SP500 (-0,84%) incapace di tentare un rimbalzo e diretto verso la prima area di supporto intorno a 3.740, che potrebbe essere testata già oggi, e con il grafico orario che ha già raggiunto l’area di ipervenduto e potrebbe suscitare un tentativo di rimbalzo.

L’impressione fornita ieri da Wall Street è stata quella del pugile suonato. Incapace di reagire, pare rassegnata ed in lutto per la perdita del caro amico che paga sempre per tutti. E forse si sta preparando a mettere nei prezzi la distruzione dell’economia reale a cui la FED contribuirà nei prossimi mesi, pur di combattere l’aumento dei prezzi.

Deve aver impressionato molto gli operatori sentire Powell, nella conferenza stampa di mercoledì, augurarsi in pratica un aumento dei disoccupati ed una diminuzione degli incrementi salariali, che peraltro non riescono nemmeno a tenere il passo degli aumenti dei prezzi al consumo. In pratica è l’augurio di buona recessione, sebbene non l’abbia dichiarato apertamente. Ma il succo dei suoi ragionamenti è questo.

Così come deve aver impressionato sentire qualche giorno fa importanti membri del FOMC gioire per il calo di Wall Street, avvenuto dopo il duro discorso di Powell a Jackson Hole.

La FED non è più quella di una volta. Dopo tante bastonate forse i mercati cominciano a prendere atto di una scelta a cui non hanno voluto credere per parecchi mesi: che la cieca battaglia all’inflazione continuerà, anche a costo favorire un uragano economico paragonabile a quello del 2008-2009. Ho riportato non a caso, all’inizio di questo commento, l’ammontare di perdite che costò a Wall Street quel biennio (-57,7%), perché se il passato dovesse ripetersi sia chiaro che oggi non siamo ancora a metà del percorso ribassista.

Certo, la storia non si ripete mai uguale.  Ma, come si suol dire, spesso fa la rima.

È bene tenerne conto perché, se nelle famiglie che si sfasciano, la fine di una storia d’amore produce spesso disastri, quella che è andata in frantumi in questi giorni è la storia d’amore finanziario tra la FED e i mercati. Con la FED che, ancora per un po’ di mesi, non ne vorrà sapere di mercati che salgono.

Inutile attendersi aiutini. Verranno solo quando il disastro della recessione sarà visto anche dai ciechi.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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