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TIMORE E TREMORE PER IL RIALZO FED
20/09/2022 09:00

Le tappe di avvicinamento ad un evento tanto atteso, ed in buona parte già scontato, non debbono essere affrontate cercando grandi movimenti direzionali, specialmente se ci sono già stati.

Il nervosismo, che ha messo nei prezzi dapprima l’illusione di una FED meno aggressiva e poi la delusione di un’inflazione USA ancora al top e che, pertanto, non aiuta la FED ad essere buona, sta lasciando il passo all’attesa dell’evento, che favorisce i piccoli ritocchi e i modesti ripensamenti, che producono un abbassamento della volatilità ed il rientro di eventuali eccessi.

Non dimentichiamo che venerdì scorso, giornata delle 4 streghe (scadenza e liquidazione dei contratti derivati di futures ed opzioni su indici ed azioni), ha consentito di sfogare molta volatilità e ha posizionato la mente degli investitori su riflessioni direzionali che guardano a dicembre, ma che non possono essere compiute prima che la FED fornisca il tanto atteso input monetario.

La chiusura di Wall Street di venerdì scorso, con il principale indice azionario, SP500, che ha recuperato buona parte della scivolata del mattino, pur senza riuscire a riportarsi al di sopra di quota 3.885 e negare un brutto segnale ribassista, ha rinviato a ieri la resa dei conti e costretto gli operatori a decidere se anticipare già prima dell’appuntamento FED scenari molto pesanti, oppure affidarsi ancora alla speranza, così da tornare al di sopra del supporto con un giorno di ritardo e negare, per ora, gli scenari più cupi.

La mattinata è iniziata abbastanza male, forse a causa dei cali provenienti dall’Asia o della narrazione, apparsa sul sito del Wall Street Journal, dei retroscena del discorso di Powell del 26 agosto a Jackson Hole. Il presidente FED, indispettito dai mercati azionari che salivano e mostravano di non credere alla determinazione della FED contro l’inflazione, ha messo via il discorso originariamente previsto e lo ha sostituito con quello che ha poi pronunciato, breve quanto chiaro, in cui ha ribadito con una certa ruvidezza la missione della FED a sconfiggere l’inflazione e a continuare la stretta monetaria fino a quando il lavoro non sarà finito, anche a costo di favorire una recessione. Ha contribuito al pessimismo anche la comunicazione della Bundesbank che crescono i segnali di recessione in arrivo in Germania.

Così tutto l’azionario europeo ha ripiegato in modo consistente, con Eurostoxx50 che è arrivato a perdere quasi un punto e mezzo percentuale intorno a mezzogiorno, scendendo fino a testare l’area di forte supporto di 3.450, che nel mese di settembre già tre volte aveva impedito lo scivolamento verso i minimi annuali toccati a luglio. Ma anche stavolta l’indice europeo ha tenuto ed è rimbalzato, prima timidamente, poi, grazie alla tenuta in apertura del minimo della scorsa settimana anche da parte dell’indice USA SP500, che è immediatamente rimbalzato, la seduta si è tranquillizzata e l’azionario europeo ha potuto recuperare tutta la perdita e terminare in sostanziale parità.

SP500, dopo il rimbalzo iniziale, ha preso fiato per qualche ora e messo infine a segno uno strappo rialzista nell’ultima ora, che ha consegnato alle cronache una chiusura di seduta chiaramente positiva (+0,69%), la chiusura del gap ribassista aperto venerdì scorso ed il ritorno a 3.900, perciò al di sopra quel 3.885 che doveva assolutamente essere recuperato per evitare l’arrivo di un uragano ribassista.

Il rimbalzo è avvenuto nonostante l’ennesimo calo dell’indice NAHB, che misura la fiducia dei costruttori immobiliari americani. Dal valore di 84 del dicembre scorso ha inanellato ben nove mesi di calo e si è quasi dimezzato, atterrando per ora a quota 46. È un segno piuttosto evidente che la recessione, sul settore immobiliare, è già arrivata. In situazione normale quel dato avrebbe dovuto deprimere gli indici. Ma in questa fase i mercati interpretano i dati dell’economia reale solo alla luce di quale effetto potranno causare sulle intenzioni della FED. Perciò non deve sorprendere che la debolezza del settore immobiliare possa aver fatto scattare qualche acquisto. Più di un operatore deve aver pensato che il brutto dato immobiliare possa convincere magari la FED ad addolcire la pillola del rialzo dei tassi (che tutti prevedono per domani di 75 punti base) con qualche parola che lasci spazio alla speranza di un po’ di moderazione futura.  

Comunque sia, la negazione del segnale di debolezza è una notizia confortante per la seduta odierna, che potrà estendere ancora il rimbalzo, sia in Europa che in USA.

Sarà comunque quel che verrà fuori dal comunicato FED e dalle parole di Powell domani sera a determinare la direzione delle prossime settimane.   

Per ora bisogna accontentarsi di piccoli aggiustamenti, in un contesto di timore e tremore.

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