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LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA
15/09/2022 09:00

Come ho sottolineato nel commento di ieri, martedì scorso è bastato a Wall Street il dato sorprendentemente negativo e peggiore del previsto dell’inflazione core americana di agosto per produrre il più ampio tracollo giornaliero degli ultimi 27 mesi. La cosa abbastanza clamorosa ed insolita è che questo scivolone sia avvenuto dopo un rally euforico di 4 sedute consecutive di rialzo. A partire dal 7 settembre, con 4 spumeggianti sedute (e con due gap rialzisti) l’indice principale di Wall Street, SP500, aveva recuperato ben 202 punti (oltre il 5%). In una sola seduta, quella di martedì, ne ha restituiti ben 177, di cui circa la metà è stata persa dal Future in un solo minuto, quando è uscita la pessima sorpresa sull’inflazione.

Non c’erano fatti concreti a sostenere il rimbalzone precedente. Solo un certo eccesso tecnico di ribasso (ipervenduto) per aver realizzato 6 sedute ribassiste su sette dal giorno di Jackson Hole, quando Powell fece la faccia feroce, avvisando che la FED sarebbe stata aggressiva sui tassi di interesse.

Sebbene non ci fossero motivi, dopo le chiare parole di Powell, per pensare che qualcosa potesse cambiare presto nella FED, il rimbalzo tecnico fece più strada del previsto. Forse i mercati, in cuor loro, pensavano che sarebbe bastato vedere l’inflazione “core” scendere un po’ per ammansire la FED. Del resto, le previsioni erano per una stabilizzazione dei prezzi in agosto, viatico per una successiva discesa autunnale.

La sorpresa di un dato in deciso rimbalzo e nuovamente prossimo (a soli due decimi) al massimo di giugno ha fatto scoppiare la mini-bolla speculativa di settembre, rimandando in fretta l’indice USA alla casella di partenza. Questa è l’area intorno a quota 3.900 punti, quasi raggiunta nel martedì di passione.

Ieri, a mente fredda e con un nuovo dato sui prezzi in arrivo (l’indice dei Prezzi alla Produzione), occorreva verificare se la crisi di nervi si è esaurita tutta martedì, oppure se gli strascichi del day after avrebbero messo a dura prova il supporto.

Gli strascichi ci sono stati sugli indici europei. A parte quello italiano (+0,49%), mantenuto in positivo dal settore bancario, felice di rivedere i tassi salire, e quello spagnolo, quasi in pareggio, gli altri indici europei hanno proseguito il calo del giorno prima, scontando in parte quel che Wall Street aveva ceduto dopo le 17,30. La sintesi dell’azionario dell’Eurozona ce la dà il -0,52% di Eurosotxx50, condizionato dal calo più consistente del Dax tedesco (-1,22%).

Wall Street invece ha arrestato il calo, dando una prima prova di tenuta, anche se non certo di rimbalzo convinto. SP500 ha tentato un recupero iniziale, dopo aver preso atto di un calo dei prezzi alla produzione, che lascia ben sperare che nei prossimi mesi anche l’indice al consumo possa attenuarsi. Ma nella seconda parte della seduta i timori hanno ripreso il sopravvento, riportando giù l’indice fino al minimo di seduta di 3.912, in piena area critica di supporto. Ma quando sembrava materializzarsi il test del supporto, nell’ultima mezz’ora, ecco la magia. Come spesso capita quando si raggiungono livelli critici il cui cedimento potrebbe avere conseguenze gravi, è intervenuta una folata di acquisti da parte delle “mani sante patriottiche e sconosciute”, che ha riportato l’indice a chiudere la seduta a 3.946 (+0,34%).

Il dato tecnico che si ricava è la tenuta del supporto. Non è ancora sufficiente a spazzare del tutto il cielo dalle nuvole che hanno provocato la tempesta di martedì. Ma almeno la pioggia (di vendite) per ora è esaurita.

Oggi occorre verificare se, passata la tempesta, cominceremo a udire “augelli far festa” (copyright Giovanni Pascoli). Il superamento di 3.962 (massimo di ieri) fornirebbe un primo cinguettio.

Ma solo un recupero oltre quota 4.000 potrebbe attirare masse consistenti in acquisto, vogliose di partecipare all’impresa di andare a chiudere il grosso gap ribassista aperto dalla seduta di martedì.

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