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L'INFLAZIONE USA SPEGNE I SOGNI DI GLORIA
14/09/2022 09:15

Ai mercati finanziari capita spesso di innamorarsi di un sogno e di volerlo perseguire anche quando la realtà non lo giustificherebbe. Lo fanno perché il loro compito è quello di proiettare il futuro nei prezzi di borsa. E siccome il futuro nessuno lo conosce, è la percezione collettiva, guidata dalle mani forti e coltivata dal comportamento da gregge della massa degli operatori, che crea scenari e narrazioni da incorporare nella direzione dei prezzi, in attesa che la realtà si adegui alle aspettative collettive.

Spesso succede che la percezione collettiva ci azzecchi, e all’opinione pubblica non resta che magnificare il potere predittivo dei mercati. Ma a volte i sogni restano tali e non si trasformano in realtà, o, almeno, non nei tempi e nelle modalità ipotizzate. In questi casi l’elastico delle quotazioni può compiere clamorose oscillazioni, che producono sui listini un atterraggio magari assai duro nella realtà. Ieri è successo proprio questo.

Nel commento di ieri mattina, dopo aver affermato che “la sensazione è che la voglia di anticipare la fine del mercato orso sia un tantino affrettata”, ho avvisato che la strada per l’inversione rialzista era ancora lunga e piena di insidie per i mercati, nonostante il rally della scorsa settimana e di lunedì. La prima, da tenere ben d’occhio, era il dato sull’inflazione USA di agosto, che sarebbe stato comunicato alle 14:30.

Il mercato veniva da un forte rialzo di 4 sedute sugli indici USA, realizzato nonostante la BCE, per bocca di Lagarde, e la FED, per bocca di Powell, avessero sottolineato chiaramente la determinazione delle banche centrali a portare a termine la loro missione contro l’inflazione, e che avrebbero mantenuto ritmo di rialzo dei tassi ufficiali piuttosto aggressivo fino a quando l’inflazione non avesse manifestato chiari segni di rallentamento, convergendo verso l’obiettivo di lungo periodo, che, per entrambe le banche centrali, è posto al 2% di rialzo annuale dell’Indice dei Prezzi al Consumo “core”. Questo, e non l’indice globale, è considerato il vero indicatore dell’inflazione strutturale, perché viene depurato dei prezzi di energia e alimentari freschi, considerati troppo volatili.

Il messaggio era chiarissimo. Il fatto che i mercati siano saliti allegramente fino al momento in cui il dato sull’inflazione USA è stato pubblicato ci ha comunicato la loro convinzione che l’inflazione USA aveva già realizzato il suo massimo e che avrebbe continuato ad attenuarsi, come desiderato dalla FED.

Invece… non è successo. L’inflazione core in agosto ha mostrato un rimbalzo cospicuo al 6,3%, dal 5,9% di luglio e si è riportata ad un solo decimo dal record di marzo, con un valore che è oltre il triplo dell'obiettivo FED.

È bastata una frazione di secondo per svegliare i mercati dal sogno. I rendimenti dei Treasury bond sono immediatamente schizzati verso l’alto. Quello della scadenza biennale ha fatto un gap di 18 punti base rispetto al 3,51% che segnava alle 14:29 ed ha proseguito il rialzo fino a toccare il 3,78%. Inutile ricordare che si tratta di un record pluriennale. Anche il titolo decennale è balzato in alto fino al 3,46%, ad un soffio dal record di 3,5% del 14 giugno scorso.

Ma è stato soprattutto l’azionario a prendere una sventola ribassista epocale, con i futures sugli indici SP500 e Nsdaq100 franati di oltre 2 punti percentuali in un solo minuto, ed il passaggio in negativo anche per quelli europei, che, come un cagnolino al guinzaglio, seguono i diktat degli indici azionari USA.

La seduta è proseguita in drammatico calo, senza apprezzabili rimbalzi. La fortuna degli indici europei, se così possiamo definirla, è stata quella di chiudere alle 17:30, limitando il calo a -1,65% per l’indice Eurostoxx50 e cifre simili anche per i principali indici azionari europei.

Assai peggio è andata in USA, dove le lancette di fine seduta si sono arrestate quando SP500 segnava un drammatico -4,32% e il Nasdaq100 -5,54%. Notiamo che per entrambi gli indici si tratta del peggior calo giornalieri degli ultimi due anni. Si vide di peggio solo nelle terribili giornate della pandemia.

Il terremoto ha annullato quasi completamente il rally dei giorni precedenti e riposiziona gli indici americani assai vicini al supporto da cui partì il rimbalzone di 4 sedute.

Ora l’area 3.900 di SP500 torna ad essere il punto dove volgere lo sguardo verso il basso. E’ una zona che deve essere difesa con le unghie e con i denti, per impedire che il sogno dell’inversione di tendenza si trasformi nell’incubo dell’estensione del mercato orso al di sotto di 3.637.

A tutti i trader spero che la giornata di ieri abbia ricordato l’importanza degli stop loss, che servono proprio quando il mercato cambia idea senza voltarsi indietro.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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