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IL RALLY STRAVAGANTE
12/09/2022 09:15

La settimana passata era temuta dagli analisti e da chi si occupa di fare previsioni sui mercati, poiché contrassegnata giovedì scorso dalla riunione BCE e da un nuovo intervento di Powell.

Visto che l’atteggiamento molto aggressivo tenuto a Jackson Hole da Powell e da altri banchieri centrali aveva provocato 3 settimane di calo per gli indici e la fine del bear market rally estivo, i mercati hanno affrontato le sedute di avvicinamento al giorno dei banchieri, con un po’ di circospezione, sperando che da loro arrivasse qualche forma di ammorbidimento, o almeno qualche concessione al ritorno alle politiche monetarie accomodanti in tempi non troppo lontani.

L’attesa e la speranza hanno arrestato il calo proprio nell’area 3.900 dell’indice SP500, raggiunta in situazione di chiaro eccesso ribassista. La seduta ancora leggermente negativa di martedì scorso ed il rimbalzo di mercoledì hanno creato divergenze rialziste che hanno spinto i ribassisti a chiudere qualche posizione short o di copertura ed i cacciatori di debolezza a prepararsi all’acquisto.

Mancava solo un cenno di resipiscenza da parte di BCE e FED, qualche concessione alla possibilità che i tassi la smettano presto di salire, per accendere la miccia del rally.

Ma giovedì la BCE ha mostrato la faccia truce con un rialzo del tasso ufficiale di 0,75%. Un record, mai attuato prima nella storia ancora non molto lunga della BCE. Lagarde in conferenza stampa ha promesso ancora altri rialzi da qui a fine anno, mentre Powell, dall’America, ha ribadito tutti i concetti espressi a Jackson Hole.

La loro preoccupazione, esplicitata con parole chiare, è quella di far capire bene all’opinione pubblica ed ai mercati che le principali banche centrali dell’occidente non scherzano e non cambieranno presto idea. Solo quando l’inflazione (quella core, senza i prezzi di energia ed alimentari freschi) ripiegherà con decisione verso il livello obiettivo del 2%, ancora piuttosto lontano, i rialzi dei tassi si fermeranno. Non prima, nemmeno se le economie dovessero cadere in recessione. L’unica concessione all’ottimismo è stata la previsione che le economie occidentali rallenteranno, ma non dovrebbero cadere in recessione.

È un ottimismo interessato, perché prevedere la recessione avrebbe significato implicitamente assumersi la colpa di averla provocata con la svolta monetaria estremamente restrittiva.

Personalmente credo che questo scenario abbia poche probabilità di avverarsi. Molti segnali di recessione imminente si vedono già in USA, mentre in Europa, piagata dalla crisi energetica che gli americani vivono solo in parte, e da una inflazione più violenta, la recessione viene data per certa dalla maggior parte degli analisti. Si discute non sul “se”, ma solo sul “quando” e sul “quanto”.

Di fronte alla conferma di aggressività monetaria die FED e BCE la logica avrebbe richiesto ai mercati di riprendere il calo. Ma, come spesso abbiamo verificato, la coincidenza tra la logica dell’economia reale e quella dei movimenti di mercato, è molto spesso casuale.

Dopo un po’ di incertezza giovedì gli indici hanno preso la via del rimbalzo, trainati da Wall Street, e lo hanno intensificato anche venerdì, trasformandolo in un rally stravagante e motivato solo dall’emotività degli operatori, che cominciano a non poterne più di questo mercato orso e sembrano puntare sulla speranza che le mosse contro l’inflazione delle banche centrali, arrivate in ritardo e per questo eccessivamente aggressive, questa volta riescano ad ottenere l’atterraggio morbido dell’inflazione senza produrre la recessione.

Sarebbe la prima volta, ma i mercati ci credono, o fingono di crederci. Per comprare un po’ di tempo e recuperare qualche punto. Poi si vedrà.

La settimana si è perciò chiusa in gran spolvero, soprattutto per gli indici americani, che hanno registrato una settimana di rimbalzo con un saldo di +3,65% per SP500 e di +4,05% per il tecnologico Nasdaq100.

All’Europa non è andata così bene, anche se il rally americano ha trascinato gli indici europei a chiudere in saldo settimanale positivo, anche se assai più timido: Eurostoxx50 +0,72%; Dax tedesco uno striminzito +0,29%; un po’ meglio l’italiano FtseMib (+0,79%) e lo spagnolo Ibex (+1,27%).

Siccome i rendimenti obbligazionari sono saliti un po’ dappertutto e la BCE ha portato da zero a 1,25% la remunerazione dei depositi delle banche ordinarie contenenti liquidità inutilizzata, il settore bancario è stato il trascinatore dei listini, scontando benefici non effimeri sui bilanci.

Ora occorre chiedersi se c’è ancora spazio per estendere il recupero.

Credo che il rally stravagante abbia ancora qualche cartuccia da sparare. L’indice SP500, che ora è a quota 4.067, ha spazio per salire fino all’area 4.200, dove c’è la resistenza rappresentata dal secondo massimo discendente della correzione post-ferragostana. Si tratta di oltre 3 punti percentuali, che schifo non fanno. Può essere l’obiettivo del mordi e fuggi di chi ha osato sfidare le banche centrali.

Laggiù, se non prima, il gioco tornerà a farsi duro, e l’arrivo di nuovi dati macroeconomici e delle revisioni delle stime degli utili societari attesi, che sono ancora molto generose, costringerà nuovamente a mettere da parte le speranze per fare i conti con la realtà.

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