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L'EUROPA NELLA MORSA DI PUTIN
06/09/2022 09:00

Ieri i mercati europei, orfani del traino di Wall Street, chiusa per il Labour Day, si sono allineati con la situazione finale della scorsa settimana degli indici americani, aprendo la seduta con un ampio gap ribassista e testando nuovamente i minimi di giovedì scorso, da cui partì il grosso ed illusorio rimbalzo del giorno seguente.

L’area ha tenuto ancora, come mi aspettavo. Gli operatori europei, senza l’input americano, raramente anticipano mosse di cui possano pentirsi. Perciò la seduta ha tentato di imbastire almeno qualche punto di rimbalzo, riuscendo a recuperare circa metà del gap negativo iniziale. Ma il saldo è stato ampiamente negativo (-1,53% per Eurostoxx50), con perdite maggiori e superiori al -2% per gli indici tedesco ed italiano, i due paesi di Eurozona più legati al gas russo, mentre hanno perso meno gli indici azionari dei paesi meno dipendenti dalla Russia, come quello spagnolo, che ha perso meno di un punto percentuale e quello portoghese, che ha addirittura chiuso in pareggio.

È segno che il catalizzatore delle paure dei mercati è stato ancora una volta il gas russo, con la situazione che precipita verso il blocco per molto tempo dell’erogazione da parte del gasdotto Nord Stream 1, l’unico rimasto a rifornire gli stati europei. Ieri il portavoce del Cremlino ha ufficialmente legato la ripresa delle forniture di gas all’Europa alla revoca delle sanzioni europee alla Russia.  

Non ha aiutato neppure la decisione dell’OPEC di ridurre in modo simbolico la produzione di petrolio, in un momento in cui l’Europa avrebbe bisogno di trovare fonti alternative al gas a basso prezzo. Invece la penuria di offerta di gas e petrolio mettono di nuovo al rialzo dei prezzi di queste materie prime.

Cominciano a farsi evidenti le difficoltà per l’economia europea dopo la pausa estiva. Interi settori “energivori” hanno ridotto o addirittura sospeso la produzione a causa dell’esplosione delle bollette di gas e luce, che erodono i margini e non di rado costringono a scegliere se chiudere o produrre in perdita. La recessione avanza e viene ora data per certa e significativa almeno in Germania ed Italia, mentre crescono le richieste di aiuto pubblico per salvare i settori energivori e le famiglie povere, sempre più numerose. La Germania ha stanziato 65 miliardi di euro di sostegni. Salvini prende nota e chiede a gran voce scostamenti di bilancio. Il confine con la tensione sociale e le proteste popolari è sempre più vicino. Se l’Ucraina resiste all’invasione russa, l’Europa pare ormai vicina a perdere la guerra delle sanzioni con la Russia.

Si accentuano così le differenze tra l’Europa, presa nella morsa della crisi energetica e con l’inflazione galoppante, e gli USA, pienamente autosufficienti per gas e petrolio e che addirittura, con la guerra, vedono arricchirsi il settore energetico e quello della produzione di armi, mentre l’economia rallenta, ma non mostra ancora segni di imminente e grave recessione e l’inflazione sembra aver toccato un picco che per l’Europa pare ancora lontano.

Diversa è anche la situazione monetaria, con la BCE che è costretta ad inseguire la stretta monetaria della FED e giovedì dovrebbe alzare i tassi di 0,75%. Per le abitudini della BCE, da Draghi in poi, pare un rialzo mostruoso ed in grado di aggravare ulteriormente l’avvitamento recessivo.

Credo che siano questi i motivi che giustificano la debolezza dell’azionario europeo, vicino ai minimi di giugno con l’indice Eurostoxx50, mentre l’indice USA SP500 ha restituito dopo Ferragosto solo poco più di metà dell’ampio rimbalzo estivo e si è appoggiato su un supporto (area 3.920), che dista quasi 300 punti dai minimi di giugno.

Le medesime ragioni motivano la debolezza dell’euro, che contro il dollaro non riesce a porre fine ad un calo di lunga data (da giugno dello scorso anno, quando il cambio EUR/USD era oltre 1,22), che con l’inizio della guerra d’Ucraina lo ha visto scivolare da 1,15 fin sotto la parità e ieri per qualche momento ha toccato quotazioni inferiori a 0,99.

Oggi tornerà Wall Street e con SP500 detterà nuovamente la direzione.

Ma deve essere chiaro che la convinzione per seguirlo dipende dalla cilindrata del motore economico europeo.

Peccato che vada a gas.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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