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L'ESTATE ILLUSORIA DEI MERCATI AZIONARI
05/09/2022 09:00

Rieccoci nuovamente in pista con il commento quotidiano. Spero che tutti i miei lettori abbiano trascorso buone vacanze.

Cercherò di ricapitolare, il più sinteticamente possibile, a vantaggio di chi ha staccato del tutto la spina dai mercati, quel che è successo a partire da inizio agosto, quando l’indice guida dei mercati azionari, l’americano SP500, era a quota 4.130 e stava salendo, quasi senza interruzioni, dal 14 luglio. L’Europa azionaria, rappresentata Eurostoxx50, si trovava allora a quota 3.708.

Per la prima metà di agosto il recupero proseguì, con veemenza in America, tanto da vedere SP500 segnare un massimo il 16 agosto a 4.325, ben oltre il precedente massimo discendente di inizio giugno. Eurostoxx50 salì anch’esso, ma con maggior fatica, tanto da non riuscire neppure a raggiungere il suo massimo di inizio giugno.

A spingere i mercati all’ottimismo estivo fu l’affermarsi nell’umore generale di una combinazione di convinzioni:

1)  L’inflazione USA ha raggiunto il picco ed è destinata a scendere.

2)  Si cominciano a vedere i primi danni al ciclo economico, inferti dalle politiche monetarie della FED e delle altre banche centrali del mondo occidentale, divenute nello spazio di 6 mesi da molto accomodanti a decisamente restrittive, per combattere il nuovo nemico, che non è più il Coronavirus, ma l’inflazione.

3)  La FED smetterà presto di alzare i tassi ufficiali, una volta raggiunto il 3% o poco più. Se l’economia eviterà la recessione avremo il cosiddetto “atterraggio morbido. Altrimenti i tassi verranno addirittura abbassati, perché il nuovo nemico diventerà la recessione.

Ma dopo Ferragosto la FED cominciò a comunicare, attraverso la voce dei suoi membri, e poi il 26 agosto, con la dichiarazione ufficiale del suo Presidente Jerome Powell al simposio di Jackson Hole, intenzioni assai diverse, e meno accomodanti:

-    La determinazione della FED a combattere l’inflazione è più forte che mai e, sebbene per ogni decisione sui tassi ci si basi su tutti i dati quel giorno disponibili, sembra appropriato proseguire con una politica monetaria restrittiva ancora per qualche tempo e fino a quando l’inflazione core non mostrerà di tendere chiaramente verso l’obiettivo di lungo termine del 2% (ora è quasi il triplo).

-    È probabile che per ridurre l’inflazione si debba tollerare un periodo prolungato di bassa crescita, che produrrà qualche sofferenza alle famiglie ed alle imprese. Ma la storia insegna che i costi di una inflazione prolungata sarebbero maggiori.

-    La FED sta adottando misure energiche e rapide per mantenere basse le aspettative di inflazione a lungo termine e proseguirà fino a quando il lavoro non sarà concluso.

Il risultato di queste esternazioni pubbliche è stato quello di costringere i mercati, che non se la sono sentita di sfidare apertamente la FED, ad ingoiare il rospo, ammettere di aver sbagliato l’esegesi delle intenzioni FED, ed arretrare bruscamente.

L’indice SP500 dopo il 16 agosto, con 3 settimane decisamente negative, ha restituito oltre metà del suo recupero dal minimo di giugno (per la precisione il 61,8%, livello di ritracciamento di Fibonacci) ed è precipitato fino a pochi punti da quota 3.900, chiudendo la seduta di venerdì scorso a quota 3.924.

Eurostoxx50, che già nella fase dell’euforia estiva appariva meno convinto, nelle 3 settimane ribassiste post-ferragostane si è rimangiato quasi del tutto il suo precedente recupero, ed è sceso fino al minimo di 3.448, a meno di 100 punti dal minimo dell’intera correzione e di questo terribile 2022.

Nella seduta di venerdì scorso, spinta dalle notizie di accordo imminente in sede UE sulla fissazione di un tetto massimo al prezzo del gas russo (sono molto curioso di capire come faranno a convincere i russi) e della interpretazione benevola, a caldo, dei dati sul mercato del lavoro americano di agosto, l’azionario europeo ha meso a segno un cospicuo rimbalzo che ha riportato Eurostoxx50 a chiudere la settimana a 3.544, limitando il danno settimanale a -1,65%.

Ma, a mercati europei chiusi, Wall Street ha rimesso la faccia pessimista ed ha terminato in negativo (-1,07% per SP500) una seduta che nella prima parte sembrava di ampio rimbalzo.

Per cui l’apertura odierna dovrebbe riallineare gli indici europei al pessimismo americano.

Il motivo del fallimento del rimbalzo di Wall Street va attribuito ad una lettura più attenta dei dati sulle buste paga americane: la creazione di posti di lavoro ad agosto ha rallentato un po’, ma non così tanto da indurre la FED a rimangiarsi l’aggressività esplicitamente dichiarata. Poi è arrivata una prima risposta dei russi alle illusioni europee di poter controllare il prezzo del gas. L’unico gasdotto verso l’Europa in funzione, Nord Stream 1, che avrebbe dovuto subire un arresto di 3 giorni per manutenzione, verrà fermato a tempo indeterminato, azzerando così per chissà quanto tempo le forniture russe. Con conseguente ripresa della pressione sui prezzi del gas e, indirettamente, del petrolio.

Oggi in USA le borse sono chiuse, per la festa del Labour Day. Gli indici europei dovranno affrontare da soli una difficile seduta, che li riporterà nei pressi dei minimi della scorsa settimana.

Non penso che si scenda molto al di sotto, perché senza Wall Street l’azionario europeo non si muove molto e, se lo fa, è poco credibile.

La decisione se estendere ancora il ribasso al di sotto dei supporti ormai raggiunti (area 3.900 per SP500 e area 3.470 per Eurostoxx50), oppure tentare nuovamente il rimbalzo, verrà presa domani, da Wall Street.

Sull’indice SP500 gli oscillatori di momentum di brevissimo periodo sono già passati in ipervenduto, mentre quelli tracciati sul grafico giornaliero stanno per raggiungerlo. C’è ancora spazio per scendere, ma non più molto. A meno che qualche evento clamoroso non porti all’esasperazione.

Perciò è meglio restare più liquidi possibile in attesa degli eventi.

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