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RECESSIONE IN USA. WALL STREET BRINDA
29/07/2022 09:00

Che ai mercati finanziari piaccia sorprendere lo sanno un po’ tutti. Ma a volte si fa molta fatica a distinguere Wall Street da un casinò.

Ieri è stato uno di questi giorni, perché per trovare una logica al comportamento dei mercati (e non solo dei mercati, vedremo) si fa un’enorme fatica.

Già si è faticato parecchio a fornire una spiegazione al rialzo, a dir poco “esuberante”, che gli indici USA hanno mostrato mercoledì sera, dopo l’annuncio del secondo poderoso rialzo consecutivo dei tassi ufficiali da 75 punti base da parte della FED. L’1,5% di rialzo complessivo delle ultime due Riunioni FED è un livello di aggressività mostrato in precedenza solo nel 1984, nell’era dell’inflazione a due cifre, dalla FED di Volcker.

Ho dovuto ipotizzare che i mercati abbiano festeggiato il basso profilo di Powell, che a parole è sembrato meno aggressivo che nei fatti e che per il futuro ha sostanzialmente fatto capire che si potrebbero anche non vedere più rialzi simili, a meno che l’inflazione non sorprenda ancora al rialzo.

Appena terminati i salti mortali per interpretare l’euforia dei mercati dopo la FED, ecco che ieri, nel pomeriggio, è arrivato un altro dato, questa volta sul PIL americano del secondo trimestre, che ha risvegliato gli ardori rialzisti degli indici azionari, che stavano smaltendo l’ebbrezza del giorno prima.

È uscito un dato positivo sul PIL americano? Niente affatto. Per l’economia reale è arrivata letteralmente una mazzata, perché la prima stima del PIL del secondo trimestre 2022 ha riportato un calo di -0,9% annualizzato, contro le attese degli analisti di una crescita da +0,5%.

Se il dato verrà confermato dalle due successive stime, la seconda preliminare del 25 agosto e quella definitiva nella prima metà di settembre, verrà battezzato come “recessione tecnica” il primo semestre del 2022. Infatti, la statistica economica definisce la recessione come un periodo di almeno due trimestri consecutivi di calo del PIL. E, dato che il primo trimestre ha consegnato un -1,9%, ecco che la notizia di ieri è che, salvo revisioni future che la smentiscano, la recessione in USA non è più un evento che le autorità politiche e monetarie possano categoricamente escludere, come hanno fatto fino a mercoledì, ma è già ben presente.

La notizia copre di ridicolo il presidente FED Powell, che solo il giorno prima, in conferenza stampa, ha ancora ritenuto l’evento molto improbabile, e ci presenta il secondo flop previsionale consecutivo della FED, dopo quello dell’inflazione transitoria.

Stupisce parecchio che il paese che pretende di dominare il mondo sia guidato da questa congerie di incompetenti, che non si limita alla sola squadra del comitato direttivo FED, presieduto da Powell.

Anche l’Amministrazione Biden sta facendo il possibile per far rimpiangere la figura mostruosa di Trump. Biden ha subito girato la frittata, dichiarando che si aspettava un “rallentamento” dell’economia mentre la Fed combatte l’inflazione, ma che “siamo sul giusto cammino e supereremo questa fase di transizione più forti e sicuri”. Parola di Biden, il Presidente col più basso indice di gradimento popolare degli ultimi 30 anni. Nonna Yellen, Segretario di Stato al Tesoro, ha invece consigliato di ignorare il dato, perché non si vede un sostanziale rallentamento, né perdita di posti di lavoro. La politica dello struzzo. Intanto, ciliegina sulla torta delle castronerie, il governo Biden ha presentato un nuovo piano di incentivi ed investimenti per energia pulita e clima da 369 miliardi di $. Fin qui, niente di male, ma attenzione al titolo dato a questa proposta: Inflation Reduction Act.

Centinaia di miliardi spesa pubblica battezzata Legge per la Riduzione dell’Inflazione! Meno male che Biden non fa il pompiere, perché con questa teoria cercherebbe di spegnere gli incendi irrorandoli di benzina.

Se ci si può aspettare che i politici cerchino di rassicurare, per non perdere ulteriore consenso, meno semplice è spiegare il brindisi degli indici azionari, perché la recessione necessariamente avrà un seguito nella revisione al ribasso delle stime sui profitti futuri, che la teoria dei mercati finanziari ritiene che siano il carburante che fa girare il motore di Wall Street.

Il dato shock ha turbato un po’ solo la prima ora della seduta di Wall Street, per poi lasciare spazio alla ripresa del rialzo, che ha condotto l’indice principale SP500 (+1,21%) sulla prima resistenza di area 4.070, ad un centinaio di punti dall’obiettivo di area 4.170, ultimo forte ostacolo da superare per mettere fine al mercato orso di questo finora tremendo 2022. Anche il Nasdaq100 è salito (+0,92%), sebbene abbia accusato un po’ il flop della trimestrale di Meta Platform (cioè Facebook). Però possiamo presumere che la seduta odierna restituirà forza relativa all’indice tecnologico, dato che, a mercati chiusi, stanotte sono arrivate due trimestrali positive da parte di Apple ed Amazon.

Perché i mercati hanno festeggiato in modo apparentemente illogico la notizia della recessione?

Per rispondere dobbiamo avere ben presente che la storia dei mercati azionari ci ha ampiamente dimostrato il legame tra l’andamento della borsa USA e quantità di moneta resa disponibile dalla banca centrale. L’inflazione galoppante ha convinto la FED a sottrarre parte della liquidità fornita in abbondanza dopo il 2008 e ad alzarne il costo. Le borse hanno accusato il colpo con un lugubre primo semestre di quest’anno.

La recessione non è una buona notizia in sé, perché porterà a utili più bassi, che però il calo di Wall Street di sei mesi ha già in parte scontato. Diventa una buona notizia se darà una mano a ridurre più in fretta l’inflazione e convincerà la FED a fare una seconda inversione a U in meno di un anno. La FED potrebbe smettere di combattere l’inflazione per cominciare a sostenere l’economia. Diventerebbe nuovamente più accomodante, fermando presto il rialzo dei tassi e passando subito dopo ad una riduzione, insieme alla resurrezione del Quantitative Easing, fermato a marzo, così da rimettere in circolo la liquidità drenata in questi mesi.

Non è detto che questo accada, tantomeno che succeda in fretta, perché l’inflazione, che ha una componente da costi molto resiliente alla discesa, potrebbe non calmarsi tanto in fretta.

Però questa è la scommessa che i mercati stanno facendo, e che sta portando gli indici a testare le resistenze chiave che decreterebbero la svolta se venissero superate.

Vorrà dire che, se la recessione si appesantirà e l’inflazione non si fermerà, producendo una stagflazione più feroce, i mercati potranno sempre tornare indietro e magari scenderanno ben al di sotto dei minimi di giugno.

Ma per ora sembra che vogliano provare ad estendere il rimbalzo ed andare a vedere le carte verso i 4.200 punti di SP500.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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