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PIACE IL BASSO PROFILO FED
28/07/2022 09:00

Ieri abbiamo ipotizzato che comunicato e parole di Powell avrebbero dato la direzione ai mercati, dopo una prima parte di settimana abbastanza incerta e disturbata da qualche sgradita sorpresa sulle trimestrali societarie USA.

Siccome nei giorni scorsi ho ipotizzato che le mani forti abbiano ricominciato ad accumulare nel mese di luglio, puntando, se non proprio al ritorno veloce ai massimi storici, almeno ad un recupero dei mercati azionari abbastanza significativo, alla FED i mercati ieri chiedevano una sorta di “nulla osta” per riprendere il rialzo e concludere il mese di luglio con un discreto segno positivo.

In altre parole, la FED avrebbe potuto stoppare le speranze delle mani forti se avesse mostrato più aggressività del previsto. Se invece avesse tenuto un basso profilo, limitandosi ad effettuare lo scontato rialzo di 75 punti base, senza preannunciare interventi altrettanto pesanti per le successive riunioni, e magari dicendo che la politica monetarie futura dipenderà dei dati che verranno, allora i mercati avrebbero avuto il via libera per alimentare la speranza e rimettersi nella carreggiata rialzista, dopo la pausa ai box delle ultime 3 sedute.

Ieri si è visto che le mani forti debbono aver avuto qualche soffiata in anticipo, perché la giornata è partita subito al rialzo, cosa abbastanza insolita quando c’è incertezza sulla riunione FED.

In Europa Eurostoxx50 ha aperto subito in positivo, come i principali indici europei, e col segno + è rimasto per tutta la seduta, andando a chiudere in progressione a quota 3.607 (+0,91%). Segno di fiducia che dalla FED non si attendevano sgradite sorprese, anche se un minimo di cautela, dovuta al fatto di chiudere prima della FED, ha impedito di superare il massimo della scorsa settimana. L’intenzione è parsa quella di voler schiacciare l’acceleratore eventualmente oggi, dopo il nulla osta FED.

Wall Street ha avuto il medesimo comportamento fiducioso visto in Europa. Anche qui l’indice SP500 ha aperto con un gap rialzista ed una ulteriore salita, arrivando a recuperare oltre un punto percentuale, così da annullare il segnale ribassista della seduta precedente e riportarsi al di sopra della media a 50 sedute e della trendline rialzista di lungo periodo, rotte il giorno prima.

Poi, pausa di attesa fino alle 20, per prepararsi al “momento FED”, comprendente comunicato sui tassi e Conferenza Stampa di Powell.

Tra le molte cose comunicate dalla FED non si è visto né sentito nulla che facesse ipotizzare ad un aumento di aggressività. I tassi sono stati alzati a 2,50%, come previsto, e Powell ha detto che è stato così raggiunto il livello di “neutralità” della politica monetaria. Perciò ogni ulteriore rialzo spingerà la politica nel terreno della “restrizione monetaria”. Un sentiero che, ovviamente occorrerà percorrere, ma il ritmo dei 75 punti di rialzo non dovrebbe essere superato. Anzi, se i dati sull’inflazione lo permetteranno, i rialzi successivi mostreranno una decelerazione.

Sostanzialmente Powell ha accreditato le previsioni attuali del mercato dei futures, che si aspetta altri 50 punti di rialzo a settembre e 25 punti a novembre e dicembre. A fine anno si dovrebbe arrivare al livello 3,25%-3,50%. Ma secondo il mercato quello dovrebbe essere il tetto non superabile.

Perciò il messaggio sembra essere che il picco di aggressività è stato raggiunto e che il livello dei tassi ha già percorso circa i due terzi del viaggio verso il massimo livello previsto. Se, nel frattempo, arriveranno buone notizie dal fronte dell’inflazione, che il mercato si aspetta specialmente sugli indici dei prezzi core e PCE, che non sono condizionati dai prezzi di cibo ed energia, non è escluso affatto che nel primo semestre 2023 vengano addirittura tagliati e che torni il QE.

Ovviamente per il taglio dei tassi ed il ritorno del QE occorre che emergano evidenze di recessione. La FED al momento lo nega. Ma tutti sanno che le previsioni della FED hanno origini molto politiche. Ricordiamo che l’inflazione rimase temporanea perché non si voleva fermare il QE che doveva alimentare la ripartenza dopo la pandemia.

Anche la recessione verrà negata il più a lungo possibile, perché non si può ammettere che il sistema sia in stagflazione. Ma quando l’evidenza non potrà più essere negata per non rischiare il ridicolo, la FED farà in fretta l’inversione a U, come già successe per l’inflazione, e darà quel che i mercati pretendono: taglio dei tassi (secondo me già nel primo trimestre 2023) e ripresa del QE, per combattere la recessione.

Questa road map, che piace alle mani forti, non è stata sposata da Powell, ma il suo linguaggio è sembrato molto più possibilista di quanto non lo fosse nei mesi passati.

Perciò è scattato subito il rally post-FED, che ha permesso una chiusura scintillante da parte di SP500 (+2,62%) e addirittura spettacolare sul tecnologico Nasdaq100 (+4,26%).

Il rally ha permesso all’indice SP500 di superare il massimo della scorsa settimana, realizzando il terzo massimo relativo ascendente consecutivo e di impostare il navigatore sul prossimo obiettivo, che è la resistenza di quota 4.178.

Oggi vediamo se l’impulso FED avrà immediata estensione, oppure se la desuetudine ai rialzi prolungati causerà già qualche presa di beneficio.

La volontà dei mercati però è chiara. Se la FED non farà pasticci vorranno risalire la china.   

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