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SARA' LA FED A DETTARE LA DIREZIONE
27/07/2022 09:00

Non è strano che l’attesa della prossima mossa FED ed il dipanarsi della settimana più importante per la stagione delle trimestrali societarie, relative al secondo trimestre, abbiano portato molta incertezza direzionale e la manifestazione di un evidente e persino eccessivo pullback.

Anche la seduta di ieri ha convinto molti investitori a portare a casa guadagni, nel timore che la FED oggi possa essere ancora molto aggressiva nel percorso di rialzo dei tassi e che le trimestrali in arrivo dopo la chiusura dei listini USA (Microsoft e Alphabet, cioè Google) potessero riservare altre brutte sorprese, dopo quelle di Walmart, General Motors e del colosso bancario svizzero UBS.

Comincia a diventare evidente che le trimestrali dello scorso anno, con la gran parte delle società e quasi tutte le big che battevano regolarmente le previsioni degli analisti su utili e ricavi, sono ormai reperti storici. La cronaca presenta ora situazioni aziendali molto più in chiaroscuro, dove non sono mancati, e nelle prossime giornate non mancheranno, risultati deludenti, in grado di produrre alle società che li presentano forti cali delle quotazioni.

Il “combinato disposto” ansiogeno di timori per la FED e per le trimestrali ha prodotto l’estensione del pullback che ha caratterizzato l’inizio di questa settimana.

In Europa tutti gli indici azionari sono arretrati e Eurostoxx50, che li sintetizza, dopo 4 sedute appeso al livello di 3.596, è tornato al di sotto, chiudendo la seduta a 3.575 (-0,8%). Peggio dell’indice globale in Eurozona hanno fatto il Dax tedesco (-0,86%), preoccupato dalle minacce di riduzione delle forniture di gas russo e dalle prospettive di recessione, e il FtseMib italiano (-1,04%), su cui sono tornati i timori degli investitori per l’abbandono di Draghi. Timori che, a mercati chiusi, sono stati giustificati dall’annuncio di Standard&Poor’s, che ha rivisto al ribasso le prospettive sul debito italiano, portandole da “positivo” a “stabile”. Il motivo della revisione è l’aumento dei rischi di rallentamento o rovesciamento del percorso delle riforme, dopo la caduta del Governo Draghi.

In USA la seduta ha continuato ed appesantito il pullback iniziato dal massimo di venerdì scorso, che per SP500 è stato superiori a quota 4.000. La discesa ha avuto un’ulteriore estensione e la chiusura della seduta è stata la peggiore delle ultime sei, con l’indice guida a 3.921 (-1,15%).

La discesa di ieri non è di poco conto, anche perché, dopo 4 sedute in cui SP500 è riuscito a chiudere la giornata al di sopra della media a 50 sedute e del bordo inferiore del canale rialzista di lungo periodo, ieri, nel giorno in cui questi due strumenti grafici si sono quasi incontrati in area 3.950, l’indice è scivolato ampiamente al di sotto di entrambi, negando così il precedente segnale rialzista.

La giornata non è stata buona neppure per il Nasdaq100 (-1,96%), che ha collezionato il suo terzo calo consecutivo ed è sceso al di sotto di area 12.180, la resistenza superata il 19 luglio e che ora avrebbe dovuto comportarsi da supporto e contenere il pullback.

Siccome le negazioni dei precedenti segnali rialzisti di entrambi gli indici principali USA non sono state enormi, non tutto è perduto. Occorre però che oggi riescano a tornare immediatamente al di sopra delle aree indicate.

Ovviamente tutto dipenderà dalla FED, che stasera dovrebbe alzare i tassi ufficiali di 75 punti base e portarli al 2,50%.

Conterà molto anche l’atteggiamento, più o meno aggressivo, che trasparirà dal contenuto del comunicato ufficiale e dal linguaggio, verbale e non, del Presidente Powell in Conferenza Stampa.

L’appuntamento è dalle ore 20 in poi. Tutto quel che sarà successo prima sui mercati potrà essere cancellato da mosse o parole sorprendenti in arrivo dalla FED.

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