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INVERSIONE RIALZISTA DA CONFERMARE
25/07/2022 09:00

La terza settimana di luglio ha mostrato una estensione del rimbalzo sui mercati occidentali, con la generazione di un segnale di inversione di trend che definirei abbastanza incoraggiante. Tuttavia, la chiusura di settimana non è stata molto brillante, per cui le conferme che necessitano restano ancora tutte da verificare.

Il mercato azionario USA, guida di tutto l’azionario globale, ha messo a verbale un performance settimanale di tutto rispetto (SP500 +2,55% e Nasdaq100 +3,45%), curiosamente realizzata nelle 3 sedute centrali della settimana, dato che lunedì e venerdì hanno prevalso le prese di beneficio.

Brillante anche il comportamento dell’azionario europeo (Eurostoxx50 +3,43% settimanale), realizzato però quasi tutto nella prima parte della settimana, prima che i provvedimenti restrittivi della BCE (primo rialzo dei tassi di interesse dopo 11 anni) e lo shock della caduta del governo italiano moderassero un po’ gli ardori rialzisti. Il doppio bastone fra le ruote europee non ha comunque annullato il rimbalzo di inizio settimana, anche se, come ovvio, ha indebolito l’indice italiano.  

La settimana è stata positiva anche in Asia, dove però la Cina è riuscita stento ad arrestare la correzione in atto da qualche settimana. In Cina non mancano le incognite future. I contagi covid continuano a spaventare il governo, che effettua lockdown a macchia di leopardo appena riscontra qualche focolaio. La crisi del mercato immobiliare si inasprisce, con continue riduzioni dei prezzi delle case e difficoltà dei costruttori ad onorare i propri debiti e terminare gli immobili promessi. Da qualche giorno è in atto uno sciopero dei pagamenti da parte dei piccoli risparmiatori, stufi di versare rate di mutuo senza aver ricevuto la casa acquistata. Sono tutte mine vaganti in un contesto economico assai precario, che potrebbero rallentare ulteriormente la già bassa crescita del gigante asiatico.

Le incertezze che si sono viste venerdì, che hanno frenato il rialzo europeo e comportato un arretramento degli indici USA nell’ultima seduta della settimana, ci pone davanti agli occhi una situazione grafica di non facile interpretazione. Non mancano le indicazioni rialziste: SP500, superando il massimo di fine giugno di 3.946 punti ha dato un segnale di inversione rialzista. Nasdaq100 lo ha dato ancora più forte, riuscendo a scavalcare impetuosamente i due massimi di fine giugno e di inizio luglio, appena sotto 12.180, spingendosi poi molto avanti verso l’ostacolo chiave dei 13.000 punti, che definirei la porta che separa l’inferno ribassista dal paradiso del toro.

Però venerdì scorso in USA sono affiorate incertezze, soprattutto sui titoli social media del Nasdaq, e timori sulla riunione FED che in settimana dovrebbe alzare ancora i tassi sui FED Funds di 3 scalini, portandoli a 2,50%. Abbiamo così assistito a prese di beneficio, che hanno comportato un pullback per entrambi gli indici verso i primi supporti e lasciato un velo di dubbio sulla concretizzazione dello scenario rialzista immediato.

Eurostoxx50, da mercoledì a venerdì, ha tentato più volte di scavalcare la resistenza di 3.596 (massimo del 27 giugno), al fine di battezzare anch’esso l’inversione rialzista di breve periodo, ma è sempre stato ricacciato al di sotto di quel livello al termine della seduta.

Dall’insieme di questi resoconti percepiamo mercati in preda al classico “vorrei ma non posso”.

Almeno per ora sembra che quel che riserverà il calendario da ora in poi sia ancora troppo pieno di inside, che impediscono ai mercati di volare.

Occorrerà vedere un dato sull’inflazione finalmente in evidente calo e soprattutto percepire che le banche centrali cominciano a volgere lo sguardo e le loro politiche monetarie dalla lotta contro l’inflazione a quella contro la recessione.

Finora questa evidenza non c’è. Il timore che una stretta monetaria eccessiva possa aggravare la recessione è ancora alto e trattiene la mano degli investitori, anche se le mani forti sembra che stiano già accumulando. Le mani forti, però, sono in grado di dettare la direzione, ma per intraprenderla con convinzione deve muoversi il grande gregge degli investitori, che per ora resta guardingo.

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