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L'ITALIA LICENZIA DRAGHI. I MERCATI LA PUNIRANNO
21/07/2022 08:45

Come a volte succede, ieri è stata l’Italia ad occupare la scena della politica globale e dei mercati finanziari. E, come invece troppo spesso succede, lo ha fatto lanciando un allarme rosso per la stabilità nazionale ed europea, e creando opportunità speculative al ribasso per chi cerca di arricchirsi con le sventure o l’incoscienza altrui.

La crisi del governo Draghi è maturata da qualche settimana, ma è stata esplicitata una settimana fa con le dimissioni presentate a Mattarella, non accettate prima di una verifica della fiducia parlamentare, calendarizzata per ieri.

I pronostici degli esperti e anche dei mercati erano che la frattura nella maggioranza, provocata dal M5S e dalla permalosità del suo leader Conte, che non ha mai avuto buoni rapporti con il suo successore alla guida del governo italiano, avrebbe provocato qualche fibrillazione ma, in un modo o nell’altro, sarebbe stata ricomposta. O con il ritorno all’ovile dei 5Stelle, oppure con il loro passaggio all’opposizione e con l’ennesima spaccatura. La componente “governista” del movimento avrebbe garantito numeri sufficienti a Draghi per i 7-8 importanti mesi (compresi quelli invernali da passare con la crisi del gas) che ancora mancano alla fine naturale della legislatura.

L’ottimismo dei mercati era ben rappresentato dal fatto che, nei giorni precedenti a quella che avrebbe dovuto essere “la resa del Conte”, i mercati azionari e obbligazionari italiani sono rimasti abbastanza stabili. Il FtseMib ha seguito le mosse al rialzo degli altri indici europei, mentre lo spread BTP-Bund è rimasto ben al di sotto dell’area dei 250 punti, toccata a metà giugno.

Persino ieri mattina, dopo le dure comunicazioni di Draghi, che ha esposto uno scarno “prendere o lasciare” per il proseguimento della legislatura, con qualche concessione alle lamentele dei 5Stelle, ma senza cedere al ricatto dei fatidici 9 punti pretesi da Conte, i mercati apparivano sicuri che una quadra sarebbe stata trovata. Lo spread era addirittura in calo rispetto al giorno prima, mentre il FtseMib manteneva tutto il forte guadagno di martedì e arrivava addirittura a fare il solletico alla resistenza di area 21.840.

Ma ecco l’imprevisto: nel pomeriggio è apparso chiaro che anche il “centro destra di governo” vuole capitalizzare il malcontento popolare ed il vantaggio elettorale che gli attribuiscono i sondaggi. Così ha tolto la fiducia a Draghi, con la “proposta indecente” di fare un nuovo governo Draghi senza i 5Stelle.

Solo a questo punto i mercati capiscono che l’improbabile suicidio del Parlamento diventa cosa fatta. Il voto di fiducia serale, a cui non partecipa quasi metà del Senato, sancisce che la maggioranza non c’è più e che Mattarella scioglierà le Camere per mandare gli italiani al voto la prima domenica di ottobre.

Sembra scontato che Draghi resti in sella fino alle elezioni. E’ da vedere se solo per l’ordinaria amministrazione o, più probabilmente, con poteri pieni, dato che formalmente la fiducia gli è stata concessa dalla maggioranza dei pochi votanti.

Si apre per l’Italia una difficile fase politica, con i partiti che verranno terremotati da spaccature ed aggregazioni, e con la corsa a chi la spara più grossa in vista del voto. La destabilizzazione dell’anello debole d’Europa, che tanto fa piacere alla Russia e tanto preoccupa la commissione UE e la BCE, si è materializzata.

I mercati, a giudicare dai futures notturni, puniranno duramente l’Italia e ripartirà la giostra dello spread, proprio quando la BCE, oggi, presenterà il primo rialzo dei tassi, che ieri qualcuno evocava di mezzo punto percentuale, ma che penso dovrebbe essere limitato a 0,25% proprio per non massacrare ulteriormente l’Italia. Oggi la BCE dovrebbe presentare anche lo scudo anti-spread. Credo che, se lo farà, non dovrebbe mancare di farcirlo di condizionalità ben precise, volute dai mastini dei paesi “frugali”, che ieri hanno incassato dal nostro sgangherato sistema politico un assist insperato.

L’Italia scavalcherà la Grecia al vertice degli inaffidabili dell’Eurozona e gli speculatori già si fregano le mani, sperando di rivivere il 2011, gli anni del Bunga-Bunga e dello spread a 540 punti.

Italia a parte, ieri Eurostoxx50 si è fermato ad aspettare la BCE, chiudendo invariato, mentre in USA è proseguito il rialzo degli indici. Moderato quello di SP500 (+0,59%), più esteso quello del Nasdaq100 (+1,55%).

SP500 ha scavalcato l’area di resistenza indicata ieri e, se oggi non negherà il segnale, ha la possibilità di estendere il suo rialzo fino all’area 4.120, dove è ancora aperto un gap ribassista del10 giugno scorso. Una discesa immediata potrebbe invece mettere a rischio il segnale di forza mostrato nelle ultime due sedute.

Il contesto, Italia a parte, sembra comunque abbastanza positivo per i mercati azionari.

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