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GERMOGLI DI RIPARTENZA
18/07/2022 09:00

A prima vista la settimana che ha portato i mercati finanziari al giro di boa di metà luglio non è stata favorevole ai mercati azionari.

Se guardiamo ai saldi settimanali dei principali indici mondiali fatichiamo non poco a trovarne qualcuno che sia riuscito a mettere in cascina un segno positivo. Solo quello francese (modesto +0,05%) quello russo (RTSI in dollari, +1,46% grazie al rublo, quello che doveva essere penalizzato dalle sanzioni occidentali), il Nikkei giapponese (+1,02%) e l’indice di Taiwan (+0,60%, grazie al rimbalzo dei semiconduttori). Tutti gli altri hanno chiuso la performance settimanale col segno negativo, da quelli americani (-0,93% SP500 e -1,17% il Nasdaq100) a quelli europei, sintetizzati dal -0,84% di Eurostoxx50, per non parlare della Cina, piuttosto pesante (-3,81% per Shanghai e addirittura -6,57% per Hong Kong).

Oltre agli indici cinesi una brutta pagella settimanale la merita anche l’indice italiano FtseMib, incartatosi con un pessimo -3,86% a causa della crisi di governo, che ogni giorno che passa diventa sempre più ingestibile, anche dall’esperto, paziente e prudente Presidente Mattarella.

Però, se dai numeri passiamo alla visione dei grafici settimanali, la sensazione che se ne trae è meno negativa, perché questa volta dopo il pessimo dato dell’inflazione americana, che è arrivato a metà settimana ed ha terremotato in negativo tutti gli indici azionari, quelli americani e, con un po’ più di fatica, anche quelli europei, sono riusciti a mantenersi al di sopra dei minimi di questo lungo mercato orso, realizzati a giugno in USA e a inizio luglio su Eurostoxx50. Non solo. La seduta di venerdì ha realizzato un consistente rimbalzo che ha quasi azzerato le perdite settimanali ed ha riportato gli indici azionari occidentali a poca distanza dalla prima resistenza, che è il massimo della settimana precedente.

Particolarmente interessante quel che è avvenuto in USA, dove giovedì l’indice SP500 ha rimbalzato per la quinta volta dal maggio scorso sul bordo inferiore del canale ribassista di questa lunga fase di mercato orso. Un bordo che fu sfondato solo a metà giugno per poche sedute. Venerdì il rimbalzo ha compiuto una brillante estensione (+1,92%) ed ha chiuso la seduta sui massimi a quota 3.863, a poche decine di punti dall’area chiave compresa tra 3.918 e 3.946. In questo angusto spazio di soli 28 punti ci sono due resistenze (i massimi della scorsa settimana e quelli del 28 giugno). Inoltre questa settimana transitano anche il bordo inferiore del canale rialzista di lungo periodo, sfondato il 13 giugno e sostanzialmente mai più recuperato, e la media mobile a 50 sedute, orientata al ribasso e che schiaccia giù l’indice USA da aprile in poi.

Solo superando quest’area avremmo un significativo segnale di inversione di breve termine. Con tutta evidenza si tratta di un’area ad alto rischio di respingimento, perché lì si trovano già pronti gli ordini di vendita di chi fa mordi e fuggi.

Per superarla occorrerà che le mani forti, che in settimana, per la prima volta dopo il mese di marzo, sono sembrate iniziare l’accumulazione di lungo periodo con un po’ di convinzione, riescano ad attirare anche gli operatori di breve periodo che non siano solo i cacciatori di rifiuti, che comprano sugli eccessi ribassisti e si disfano degli acquisti sulle prime resistenze.

La situazione macroeconomica resta sempre assai problematica e chi guarda al contesto economico e monetario non trova ancora elementi che possano far pensare ad una uscita imminente dalla attuale fase di stagflazione, che ormai tutti prevedono che sfoci nella recessione. Sembra un esito ormai certo per l’Europa e molto probabile per gli USA.

Però la storia dei mercati ci dice che le svolte rialziste dopo una fase orso di medio-lungo periodo non arrivano alla fine della recessione, ma all’inizio, quando anche le banche centrali, prendendo atto della difficile situazione, rimettono in funzione le stamperie di moneta e smettono di alzare i tassi.

Sembra ancora un po’ presto per vedere la FED invertire la sua politica monetaria. Non parliamo poi della BCE, che inizierà solo questa settimana ad alzare i tassi.

Ma se vedessi il superamento di quell’area di resistenza da parte di SP500, comincerei a pensare che il sereno possa tornare. Perché le mani forti hanno molte più informazioni di noi, ed anche la possibilità, con la loro potenza di fuoco, di imprimere svolte all’umore del resto della truppa che popola le Borse.

Altrimenti che Mani Forti sarebbero?

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