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L'INFLAZIONE USA SPAVENTA MA NON TERRORIZZA
14/07/2022 08:45

Come ho scritto ieri, l’inflazione USA di giugno era un dato così temuto che non avrebbe potuto arrivare senza provocare una scia di volatilità.

I mercati si sono preparati scendendo già nelle prime due sedute della settimana. Ieri quelli europei hanno passato in negativo la mattinata, adeguandosi alla discesa che Wall Street ha effettuato martedì dopo la chiusura europea, ma senza particolari accelerazioni. Le accelerazioni sono arrivate solo alle 14,30, quando è stato comunicato il fatidico livello di inflazione raggiunto a giugno in USA.

La corsa dei prezzi, misurata dall’Indice dei Prezzi al Consumo, a giugno ha ancora accelerato, con un incremento su base annua del 9,1%, dal 8,6% di maggio. Un dato decisamente al di sopra delle attese di 8,8%, e record degli ultimi 41 anni. Le componenti colpevoli dell’incremento sono state soprattutto i prezzi di energia, gli alimentari ed i costi di abitazione. Di quest’ultima voce ha fatto la parte del leone la rivalutazione dei costi impliciti di abitazione delle case di proprietà, che ha recepito in ritardo l’aumento dei prezzi delle case che si è manifestato soprattutto nel 2021 e che ora sembra essersi fermato. Il dato core, che sottrae i prezzi di energia e alimentari freschi, è stato anch’esso superiore alle attese, ma non in crescita: 5,9%, rispetto al 6% di maggio ed al 5,7% atteso dagli analisti.

Psicologicamente dati così superiori alle attese non potevano che generare apprensione. La reazione immediata dei futures americani e degli indici europei è stata di sbracamento, sotto una caterva di vendite, che è costata al future SP500 un calo di oltre 2 punti percentuali nei 5 minuti successivi al dato, ed il raggiungimento del minimo di seduta a 3.752 qualche minuto dopo. Di fatto ha realizzato in pieno l’ipotesi che ho scritto nel commento di ieri mattina, che un dato peggiore delle attese avrebbe causato “l’arrivo piuttosto veloce a testare il supporto di 3.745”. Ovviamente sul barometro delle attese sui tassi ufficiali FED, rappresentato dai loro futures, le poche possibilità che la FED attuasse a fine mese un rialzo inferiore a 0,75% sono state spazzate via ed hanno lasciato il posto a qualche possibilità che addirittura il rialzo possa essere di un punto percentuale, cosa che mi appare francamente esagerata. Intanto il dollaro ha finalmente visto il suo valore superare quello dell’euro, rompendo la parità, anche se poi l’euro-dollaro, con calma si è riportato sopra 1.  

Affinché il bagno di sangue proseguisse fino a rompere anche il supporto di 3.745 occorreva che la brutta impressione ricevuta a caldo venisse confermata da valutazioni più meditate.

Ma gli operatori, a mente più fredda, debbono aver riflettuto sul fatto che tutte le componenti che a giugno hanno trascinato al rialzo l’indice dei prezzi, sul finire del mese ed in questa parte iniziale di luglio hanno messo una significativa retromarcia. Guardando al futuro non pare azzardato ipotizzare che il picco di maggio dell’inflazione core, attaccato a giugno, possa resistere anche a luglio e che magari anche l’inflazione globale in luglio possa subire una sensibile moderazione.

Così, digerito il rospo sul supporto, i mercati azionari hanno iniziato un lento ma progressivo recupero, che ha consentito agli indici europei di ridimensionare il passivo di seduta e di contenerlo entro il -1% finale (Eurostoxx50 -0,95%). Wall Street ha poi chiuso con SP500 addirittura sopra quota 4.800 (-0,45%), mentre il Nasdaq100 ha quasi ritrovato il pareggio (-0,14%).

A fine seduta direi che si può tirare un primo sospiro di sollievo, poiché la rottura del supporto non è avvenuta. Anzi, le mani forti sembrano aver fatto scudo e mantenuto, per ora, una impostazione di minimi ascendenti, che è il primo passo per ritentare nei prossimi giorni l’inversione al rialzo.

Ora occorre che il recupero prosegua e che i pensieri del giorno dopo non tornino ad incupirsi, magari per colpa del dato sui prezzi alla produzione, che arriverà oggi, o per qualche trimestrale bancaria che manchi le attese degli analisti. Oggi abbiamo infatti l’inizio della stagione delle trimestrali con i primi due colossi bancari (JP Morgan e Morgan Stanley).

La tenuta del supporto da parte di SP500 è un buon inizio, ma non basta. Come nel calcio, evitare un goal non significa vincere la partita. I goal bisogna anche farli. E sui mercati i goal si fanno rompendo le resistenze.

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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