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ENNESIMO DIETROFRONT
12/07/2022 09:00

La metodologia di analisi dei grafici ci dice che, quando un titolo oppure un indice arriva a testare una resistenza grafica, tra le possibilità direzionali che seguiranno il test, la meno probabile è che il mercato si fermi nell’indecisione. O riesce immediatamente a superare la resistenza, oppure sarà costretto a ripiegare indietro, almeno per un po’ di tempo.

Ieri abbiamo iniziato la settimana proprio con i principali indici USA, che guidano il resto del mondo, arrivati, venerdì sera, a contatto o nei pressi delle loro resistenze, in seguito al rimbalzo che ha interessato buona parte della scorsa settimana.

Ieri si doveva perciò risolvere il fatidico “su o giù” direzionale.

Il week-end ha consentito parecchie riflessioni. Sull’aggressività monetaria della FED. Sulla robustezza dell’economia USA, dopo il dato positivo sul mercato del lavoro e prima che mercoledì arrivino i dati sull’inflazione di giugno. Sulla crescita dei contagi Covid e sulle possibilità di estesi lockdown in Cina, dove le autorità si spaventano per qualche decina di positivi, mentre in occidente vengono tollerati, praticamente senza misure di contenimento, anche 100.000 contagi al giorno. Sulle preoccupanti conseguenze della guerra del gas tra Russia ed Europa, frutto della guerra d’Ucraina, ormai cornica e quasi dimenticata dai mass media occidentali.

Dalle riflessioni festive degli operatori è uscito ieri il verdetto. Senza alcun dubbio è stato, come si usa fare nei social, il classico pollice verso, che esprime il “non mi piace”.

A cominciare dall’Asia (escluso il Giappone, dove la vittoria elettorale del partito al potere prodotto una fugace esultanza), hanno messo la retromarcia tutti i mercati azionari e si è sviluppato il consueto film della fuga dal rischio, che prevede anche la discesa dei prezzi delle materie prime industriali, la salita dei mercati obbligazionari, con la speculare discesa dei rendimenti, nonché la fuga verso le valute forti, ben rappresentata dal cambio euro-dollaro che ieri ha fatto l’ennesimo passo indietro ed è sceso fino ad un soffio (1,004) dalla parità.

Gli indici azionari europei hanno inaugurato la settimana con un profondo gap ribassista iniziale, misurato da Eurostoxx50 in 60 punti (-1,7%).

Dopo il salto in basso è subito cominciato un lento ma progressivo recupero per il resto della mattinata, che è riuscito a ridurre le perdite, ma senza mai dare l’impressione di poter tornare ai valori di venerdì sera.

La giornata è stata decisa dall’apertura di Wall Street, che ha tolto ogni dubbio su come si dovesse approcciare la seduta. SP500 ha aperto in gap ribassista ed è rimasta abbondantemente sott’acqua per il resto della seduta.

Così l’Europa ha chiuso sopra i minimi del mattino, ma con ampio segno negativo: Eurostoxx50 ha terminato con -0,99%, e gli indici principali con chiusure comprese tra il -0,43% dello spagnolo IBEX e il -1,40% del tedesco Dax, particolarmente penalizzato dalla chiusura per 10 giorni “per manutenzione” del gasdotto Nordstream.

Wall Street nella seconda parte della seduta, dopo un fallito tentativo di rimbalzo, è tornata sui minimi della prima ora e l’indice SP500 ha chiuso con -1,15% a quota 3.854, rimangiandosi sia la candela di venerdì che quella rialzista di giovedì scorso. Persino il tecnologico Nasdaq100 ha perso il tocco magico mostrato nella prima parte di questo mese di luglio ed è sceso nettamente (-2,19%).

La resistenza ha così respinto, senza dubbio, il tentativo del rimbalzo di luglio di produrre una inversione di tendenza. L’inequivoco e corale dietrofront ribassista di tutti i principali mercati lascia supporre che anche oggi saranno le vendite a prevalere.

Perciò tornano nel mirino i supporti, che non debbono essere ceduti per evitare l’ennesima zampata dell’orso, che prolungherebbe ed inasprirebbe ulteriormente questa già interminabile e profonda fase ribassista.

SP500 deve rimanere al di sopra di 3.740 per non dover fare i conti con i 3.637 punti del minimo di metà giugno. Nasdaq100 ha un probabile sostegno a 11.370. Eurostoxx50 e gli indici europei stanno un po’ peggio perché non hanno supporti più alti del recente minimo della scorsa settimana, quello che segnò l’inizio del rimbalzo, che ora rischia di essere effimero.

Il test dei supporti sembra essere la battaglia di questa settimana, nella quale abbondano gli elementi in grado di alimentare le riflessioni degli operatori. Oltre al già citato dato sull’inflazione USA di domani, giovedì avremo i prezzi alla produzione USA e si aprirà di fatto la stagione delle trimestrali sui conti aziendali del secondo trimestre, con il primo gruppo di grandi banche USA (Morgan Stanley e JP Morgan, mentre venerdì tocca a Citigroup, Wells Fargo e U.S. Bancorp).

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