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LA RECESSIONE GELA L'EUROZONA
06/07/2022 09:00

La calma che lunedì ha atteso il passaggio della festività americana ha lasciato ieri il campo ad una crisi di nervi, che si è abbattuta sull’azionario dell’Eurozona. A provocarla è stato l’avanzare sempre più evidente della convinzione dei mercati che le Banche Centrali, dopo averci regalato l’inflazione galoppante, ora ci portino in dono anche la recessione. E, siccome la situazione oggettiva dell’Eurozona, martoriata da sanzioni alla Russia, guerra in Ucraina e penuria di gas e petrolio, è assai peggiore di quella dell’economia americana, gravata “solo” dall’inadeguatezza della FED e dalla debolezza di Biden, ecco che ieri gli indici europei hanno deragliato, cedendo di schianto ed in gruppo ben più di due punti percentuali (il peggiore, l’italiano FtseMib con -2,99%, il migliore, lo spagnolo Ibex con -2,48% ed Eurostoxx50 con -2,68%).

Così in una sola seduta abbiamo visto venire al pettine diversi nodi, che ci affidano la sensazione di un futuro prossimo estremamente doloroso per l’Eurozona. Eurostoxx50 ha ceduto di 30 punti quel supporto di 3.387, il minimo del 7 marzo scorso, che esaurì il primo impulso ribassista di questo lungo mercato orso e che dopo metà giugno è stato più volte riavvicinato, ma mai veramente testato. Il cedimento di ieri pone le basi per ulteriori affondi, a meno che non venga immediatamente recuperato attraverso una classica trappola per orsi.

Insieme ai mercati azionari, anche l’euro ha dato un forte segnale di debolezza, andando a frantumare il suo supporto storico di 1,034 nei confronti del dollaro, il minimo del 3 gennaio 2017.

Ieri è rotolato sotto 1,024 su livelli visti solo nel lontano 2002. Argomento di riflessione per chi ha ancora dei dubbi su chi ci guadagna e chi invece sopporta i costi della lunga guerra nel cuore dell’Europa.

Non poteva mancare il nervosismo esasperato sul petrolio: dai valori tornati sopra i 110 dollari lunedì scorso, ieri il timore di recessione globale ha scatenato prese di beneficio che hanno fatto scendere il prezzo del WTI Crude Oil fino ad un minimo di 97,50 ed una chiusura a 99,50 $ al barile. Un ardita di quasi -10% in un solo giorno è tanto anche per una materia prima volatile come il petrolio.

Il panico sembrava volersi diffondere in tutto l’occidente. Anche Wall Street ha aperto in forte gap ribassista ed in meno di un’ora è scesa subito a testare, col suo indice principale SP500, il minimo della scorsa settimana a 3.739. Ma, a differenza di quel che è successo in Europa, il supporto ha tenuto ed i compratori si sono rifatti sotto, quando purtroppo l’Europa aveva già chiuso sui minimi la sua seduta. Abbiamo così assistito, dalle 17,30 in avanti, ad un rally dell’indice SP500 di 90 punti, che ha riportato i valori dal minimo di 3.741 fino alla chiusura sui massimi a 3.831 (+0,16%), a contatto con la resistenza già testata venerdì scorso.

La seduta di ieri ha così indicato dove i mercati pensano che la recessione colpirà più duramente e dove invece occorre rifugiarsi. L’esito è impietoso e lo si vede chiaramente nella clamorosa perdita di forza relativa di Eurostoxx50 rispetto a SP500, che fa il paio con il tonfo del cambio Euro/Dollaro, non a caso utilizzato spesso come indice sintetico per misurare i rapporti di forza tra l’economia di USA ed Eurozona.

Se vogliamo un’altra dimostrazione di forza americana, la troviamo nell’indice Nasdaq100. Anch’esso ha testato il minimo della scorsa settimana. Ma qui il rimbalzo è stato addirittura veemente, con chiusura in rialzo di +1,68% a quota 11.780 ed acquisti generalizzati a manetta.

La giornata odierna si presenta molto difficile da interpretare, poiché abbiamo in antitesi un segnale di debolezza europeo ed uno di forza americano, che infondono incertezza nelle menti degli operatori.

Inoltre, non dimentichiamo che la prova data ieri dagli indici USA è stata una dimostrazione di tenuta, ma fino a quando questi non riusciranno a riportarsi sopra del massimo della scorsa settimana non potremo parlare di fine della correzione. Allora teniamo bene a mente i livelli da superare, che non sono poi così vicini: 3.946 per SP500 e 12.174 per Nasdaq100. Insomma: di lavoro da fare per gli indici USA ce n’è ancora.

Eurostoxx50 invece deve assolutamente riportarsi oggi stesso ben al di sopra di 3.387, per invalidare in extremis il forte segnale ribassista consegnato ieri. Senza se e senza ma.

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