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L'URLO DI DOLORE DEI MERCATI VERSO LA FED
14/06/2022 09:00

Chi ieri si aspettava il rimbalzo dei mercati azionari, dopo una serie di sedute consecutive negative piuttosto pesanti (3 per l’indice americano SP500 e 4 per Eurostoxx50) ha dovuto constatare che la notte dei mercati si è ulteriormente allungata, con un’altra seduta dominata dalle vendite e dal panico, in cui si è vista quella “capitolazione” degli operatori che ancora mancava per consentire un tentativo di ripartenza.

La riunione della BCE, che ho lungamente analizzato negli ultimi commenti, ha spazzato via le ultime illusioni che l’Eurozona si potesse sottrarre ad una svolta in senso iper-restrittivo della sua banca centrale, ed ha mostrato un preoccupante dilettantismo comunicativo da parte della presidente Lagarde, che non è stata neppure in grado di promettere un piano credibile per difendere Grecia e Italia dall’attacco speculativo sui loro spread nei confronti del Bund tedesco.

Così anche ieri si è scatenata la speculazione sul debito sovrano di Italia e Grecia. Il differenziale di rendimento pagato dal Bond decennale italiano rispetto a quello pagato dal Bund tedesco ha raggiunto i 245 punti base, livelli superati solo nel marzo del 2020, quando il Covid terrorizzava il mondo. Lo spread greco è arrivato addirittura a quota 280.

Non certo meglio è andata all’azionario europeo, che ha approfondito la sua scivolata, con la quinta pesante perdita consecutiva. Eurostoxx50 (-2,69% ieri e -7,56% nelle ultime 3 sedute, come nei momenti peggiori della pandemia nel marzo 2020) ha cancellato completamente il rimbalzo di maggio ed ha addirittura rotto il minimo del 9 maggio scorso. Performance simili per i principali indici europei. Il peggiore d’Europa è l’italiano Ftse-Mib, gravato dalla debacle del settore bancario, che nelle ultime 4 sedute di ribasso ha lasciato sul terreno oltre -10%.

Il dramma non ha risparmiato l’azionario USA. Anzi, la seduta di Wall Street è stata peggiore di quella dei mercati europei: SP500 -3,88% (e -9,9% nelle ultime 4 sedute); Nasdaq100 -4,60%; Russell2000 delle small cap -4,76%.

L’indice SP500 ha sfondato così abbondantemente il minimo del 20 maggio e si è appoggiato al forte supporto rappresentato dai 3.730 punti, minimo di marzo dello scorso anno.

Ci è arrivato con forti eccessi ribassisti sui grafici orari e divergenze rialziste su quelli daily.

Ma soprattutto con una seduta di vero panico, rappresentata dal forte rialzo dell’indice della volatilità implicita VIX, che misura la paura di ribasso che i market maker incorporano nei prezzi delle opzioni sull’indice SP500. Questo “indice della paura” nelle precedenti sedute si era stranamente adagiato su valori ampiamente inferiori a 30 e sembrava non recepire un po’ di preoccupazione, man nessun segno di panico.

Ieri invece ha preso il volo ed è passato da 27,75 di venerdì scorso fino a superare per un attimo quota 35, che è il tetto raggiunto durante il profondo scivolone ribassista di SP500 ad inizio maggio.

Allora quota 35 del Vix segnalò la capitolazione del mercato e permise all’indice di rimbalzare il giorno seguente.

Pertanto, vedo qualche possibilità che il minimo raggiunto ieri possa rimanere tale almeno per un po’ di tempo e che si possa tentare nuovamente di imbastire un nuovo modello di inversione rialzista, almeno per qualche seduta.

È ovvio che per tranquillizzare i mercati necessiterà un rassicurante messaggio da parte delle banche centrali, che non stanno certo mostrando grande efficienza. Il cattivo esempio comunicativo dato dalla BCE, da cui è emersa la sua incapacità di gestire con equilibrio e visione l’arrivo dei tre cavalieri dell’Apocalisse (Pandemia, Inflazione e Guerra), ha fatto saltare i nervi a molti grossi investitori, che ora temono che la FED li affronti con altrettanto affanno.

Ieri il mercato è andato a scontare una FED assai più aggressiva della BCE, per tutta l’estate.

La riunione del FOMC della FED, che domani sera dovrebbe alzare i tassi di un altro mezzo punto, viene vista come una sciagura e le vendite di questi giorni sembrano un disperato urlo di dolore, o, se preferite, una minaccia di quel che potrebbe capitare, rivolti verso i banchieri centrali USA, affinché non abbandonino i mercati al loro destino dopo averli vezzeggiati per oltre un decennio.

Chissà se Powell & c. si lasceranno intenerire anche questa volta?

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Pierluigi Gerbino - P. Iva 02806030041
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