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VOTO DI SFIDUCIA ALLA BCE
10/06/2022 09:00

C’è una regola che guida i mercati, da sempre. Più dura un periodo di indecisione direzionale, più sarà violento l’impulso, quando il mercato prenderà la sua decisione.

Da 8 sedute abbiamo descritto per l’indice guida dell’azionario mondiale, l’americano SP500, una fase di indecisione a forma di seghetto, rinchiusa in una scatola da un centinaio di punti, ripercorsi in andata e ritorno per ben 4 volte. Non è una cosa che si vede molto sovente, ed esprime una sorta di ansiosa incapacità di leggere il futuro più prossimo da parte degli investitori. O, se si preferisce, un notevole equilibrio tra gli ottimisti, che dalle parti di quota 4.080 hanno trovato valide ragioni per comprare, ed i pessimisti, che, invece dalle parti di 4.170 hanno preferito vendere in abbondanza.

Come sempre accade, il passare del tempo risolve anche gli incontri più equilibrati di “braccio di ferro”. Sono le novità che la sorte ed il destino inventano nel tumultuoso procedere delle vicende umane a spezzare l’equilibrio. E, quando questo avviene, in poco tempo e con grande direzionalità il mercato compie tutta la strada che magari per molte sedute è stato incapace di percorrere.

Avevo annunciato che la miccia dell’esplosione avrebbe potuto consumarsi ieri oppure oggi.

È già avvenuto ieri, proprio quando la BCE ha espresso una clamorosa incapacità non solo di dominare, ma anche di prevedere il futuro dell’economia.

Ha anzi mostrato l’atteggiamento tipico della guida turistica che ha sbagliato strada e che non sa leggere la mappa per portare a destinazione chi a lei ha affidato le sue intenzioni di vivere un’esperienza serena e piacevole, e scopre che questa esperienza si sta trasformando in un incubo.

La BCE ha innanzitutto rivisto al rialzo notevolmente le previsioni di inflazione. Quella che fino ad un anno fa era considerata un obiettivo da raggiungere (ricordate il tormentone dell’era Draghi dell’inflazione che doveva arrivare al 2% per favorire la crescita?) che poi è diventato un fenomeno fastidioso, ma transitorio, ora viene prevista al di sopra del mitico target del 2% non solo quest’anno, ma anche il prossimo e persino nel 2024. Quest’anno per la BCE sarà mediamente del 6,8%, il prossimo anno del 3,5% e nel 2024 del 2,1%. Ecco che di colpo l’inflazione si trasforma da transitoria in persistente, ovviamente senza la minima ammissione di colpa per aver sottovalutato colpevolmente il fenomeno per un anno. Anzi, la BCE non ha resistito alla tentazione di scaricare le colpe sulla guerra in Ucraina, che è cominciata solo 4 mesi fa. Lagarde dovrebbe imparare l’umiltà dalla Yellen, ex presidente FED ed ora Segretaria al Tesoro USA, che nei giorni scorsi ha chiesto scusa agli americani per il medesimo errore.

Riviste al ribasso anche le stime di crescita. Solo +2,8% l’aumento del PIL quest’anno e +2,1% il prossimo anno.

La revisione così accentuata delle stime di inflazione ha fatto emergere una certa ansia di recupero, al confine con il panico. Le misure imminenti sono quelle ampiamente previste: fine del QE questo mese; rialzo di 0,25% dei tassi ufficiali a luglio; un altro aumento a settembre, che sarà di 0,25% oppure di 0,50% a seconda del comportamento dell’inflazione. Ma la novità del comunicato è che comunque dopo settembre la BCE ritiene appropriato un "graduale ma sostenuto percorso di rialzo dei tassi". Che significa “sostenuto”? Non è stata spesa neppure una parola su quale sia il livello finale a cui questo percorso di rialzo potrà arrivare. Si autorizza così il mercato a pensare male. Per quale motivo, dopo che la BCE ha esagerato nello snobbare l’inflazione, ora non dovrebbe sbagliare nuovamente dalla parte opposta, alzando i tassi più del necessario?

Insomma: dopo aver letto il comunicato e sentito Lagarde balbettare frasi di circostanza in conferenza stampa, il mercato ha affibbiato il suo voto di sfiducia alla BCE.

È partito un bombardamento di ordini di vendita sull’azionario europeo, con perdite vicine ai due punti percentuali (Eurostoxx50 -1,70%). Questo benché nel frattempo l’indice USA SP500, pur senza brillare, riuscisse a mantenersi ben al di sopra del supporto di 4.074. Colpito anche l’obbligazionario, con il Bund tedesco arrivato a rendere 1,47% e il decennale italiano schizzato ad un rendimento del 3,71%. L’accenno molto vago di Lagarde allo studio di misure di flessibilità nel riacquisto dei titoli  di stato che scadono, a favore dei debitori più fragili dell’Eurozona, non ha certo aiutato gli spread. Quello del debito sovrano italiano è salito a 218 punti base.

Nel dubbio è stato venduto anche l’euro. Così EUR/USD ha perso una intera figura, tornando poco sopra 1,06.

Dopo la chiusura europea l’attenzione si è spostata in USA. Laggiù gli investitori debbono aver riflettuto sulle possibilità che oggi arrivino notizie negative sull’inflazione americana, e forse anche sulle probabilità che la FED la prossima settimana ripeta la pessima performance appena mostrata dalla BCE. Sono perciò partite anche lì, nella fase finale, bordate di vendita a tappeto, cosicché SP500 ha sfondato il pavimento e percorso a gran velocità buona parte del ribasso che dovrebbe generare lo sfondamento del lato inferiore della scatola. La proiezione del rettangolo disegnato in 8 sedute è di 93 punti e pone come obiettivo ribassista l’area poco sopra 3.980. Ieri l’indice SP500 negli ultimi 90 minuti della seduta è passato da 4.085 a 4.018, accumulando un saldo di giornata di -2,38%. Nasdaq100 ha fatto -2,74%.

Oggi saremo tutti ad attendere l’inflazione USA alle 14,30. Se dovesse uscire peggiore delle attese degli analisti (6,3% annuale il dato globale e 5,9% il dato core), c’è da scommettere che l’obiettivo finale del ribasso verrebbe rapidamente raggiunto, se non superato.

Un dato migliore delle attese potrebbe invece calmare il panico dei mercati e preparare una chiusura di settimana meno drammatica.

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