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EFFETTO PENELOPE
09/06/2022 09:00

Ieri un altro giorno inutile, dal punto di vista della direzione dei mercati finanziari, si è aggiunto ai 7 che lo hanno preceduto. L’indice guida SP500 ha passato ancora una volta l’intera seduta dentro la scatola delimitata dal minimo (4.074) e dal massimo (4.177) della scorsa settimana.

Se martedì l’indice è salito dal supporto fino a pochi punti dalla resistenza, ieri quella strada è stata percorsa a ritroso, fino a disperdere quel che l’indice aveva accumulato martedì.

Siccome questo andirivieni lo abbiamo già visto ben 4 volte nelle ultime 8 sedute, possiamo scomodare metaforicamente il mito omerico di Penelope, la moglie di Ulisse, che per attendere il ritorno del marito e ritardare la scelta di un nuovo pretendente, di giorno tesseva la tela e di notte la disfaceva.

I mercati stanno attendendo notizie dalle banche centrali e dall’inflazione prima di osare una qualche scelta direzionale non effimera. Per questo le giornate passano e solo chi si accontenta di cavalcare movimenti intraday, di brevissimo respiro (qualche ora al massimo) può trovare pane per i suoi denti. Chi opera con un’ottica multiday rischia parecchio di vedere falsificati i segnali da un giorno all’altro e, col seno di poi, constata che sarebbe stato meglio non fare nulla.

Il seghetto (perché a questo assomiglia il grafico lineare a scansione oraria di SP500 dal 27 maggio in poi) ieri ha chiuso un altro dente, con SP500 (-1,08%) che è tornato poco sopra 4.110, più o meno dove aveva chiuso sia venerdì che lunedì scorsi. Il Nasdaq100 ha mostrato la medesima indolenza, riuscendo solo a limitare un po’ i danni (-0,76%).

I listini europei hanno rinunciato quasi subito all’inseguimento del rialzo di Wall Street di martedì e sono passati stabilmente in negativo prima di mezzogiorno, per poi chiudere con Eurostoxx50, che li sintetizza, con un mesto -0,47%, che ha certificato la seconda seduta consecutiva di ribasso e l’atterraggio nuovamente sulla media mobile a 50 sedute, che oggi sarà testata a dovere.

La giornata odierna potrebbe cominciare a fornire qualche tema di riflessione sulle politiche monetarie future delle banche centrali. Si riunisce infatti il Consiglio Direttivo della BCE, che all’ora di pranzo comunicherà la road map della “normalizzazione” europea e probabilmente qualche anticipazione sulle mosse future di politica monetaria. Già sappiamo che il mese di giugno vedrà la fine il programma di Quantitative Easing, l’acquisto di titoli di stato, con tre mesi di ritardo rispetto all’analoga decisione FED. È già stato annunciato come probabile, e dovrebbe essere ufficializzato, il primo rialzo dei tassi da 0,25%, che avverrà nel mese di luglio. Dopo la pausa di agosto ne dovrebbe arrivare un altro a settembre. Intanto verrà di pari passo portato a zero l’interesse negativo (ora a -0,50%) che percepiscono (sarebbe meglio dire che pagano, essendo negativo) le banche commerciali europee sulla liquidità non utilizzata e depositata presso la BCE.

Chissà se verranno allora eliminati anche i balzelli di varia natura che le banche europee praticano da tempo sui conti correnti della clientela per scaricare su di essi almeno in parte questa “tassa” che ora pagano alla BCE, e che non pagheranno più?

È difficile che oltre a queste cose, che già sappiamo, Lagarde e compagni annuncino altro di significativo. Anche perché andare a prevedere ora come sarà l’inflazione in autunno è particolarmente difficile, soprattutto per chi (i banchieri centrali europei, in buona compagnia con quelli americani) per un anno, da giugno 2021, ha continuato prima a snobbarla e poi a ritenerla “transitoria”.

A questo proposito, per quel che vale, ieri l’OCSE ha pubblicato un’ampia revisione delle sue stime economiche per l’economia mondiale. In esse l’inflazione media annua viene vista piuttosto sostenuta non solo quest’anno (5,9% per gli USA e 7% per l’Eurozona), ma anche nel 2023 (3,5% in USA e 4,6% in Eurozona).

Tornando alla BCE, se non arriveranno sorprese negative i mercati potrebbero rilassarsi e riprovare a salire. Ancor più se venissero confermate le voci che è allo studio un programma di acquisto di titoli, che andrà a sostituire il QE, ma sarà utilizzato per combattere l’aumento degli spread dei paesi finanziariamente più stressati (Grecia, Italia, Portogallo, Spagna).

Comunque, anche se si passerà indenni lo scoglio BCE, incombe per domani un altro importante dato, che potrebbe trattenere gli eventuali entusiasmi odierni: l’inflazione americana di maggio.

Perciò la cautela dovrà anche oggi accompagnarci.

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