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LA DIGESTIONE SI ALLUNGA
07/06/2022 09:00

Se la scorsa settimana il rimbalzone dell’ultima parte del mese di maggio è stato frenato dalla dalle prese di beneficio dei tanti che hanno attuato strategie di “mordi e fuggi”, l’inizio di questa settimana non ci ha mostrato significative novità direzionali.

Continua sugli indici USA il trading range che, fino a prova contraria, ipotizziamo essere di consolidamento. Sono ormai già 6 le sedute passate dall’indice SP500 all’interno dell’area di un centinaio di punti compresa tra il minimo (4.074) ed il massimo (4.177) della scorsa settimana.

Segno che l’ardore di fine maggio, quando in 6 sedute di punti ne furono percorsi al rialzo circa 350, ha lasciato spazio ad una digestione degli eccessi che sembra allungarsi ancora.

Notizie più positive provengono dall’Asia, grazie alla progressiva conclusione dei lockdown in Cina.

Il governo di Pechino cerca ora di favorire la ripresa dell’attività con l’estensione degli stimoli monetari, aiuti al settore immobiliare ed un allentamento dei controlli sul settore tecnologico.

Gli indici cinesi ne stanno beneficiando, progressivamente e senza strappi, da diverse sedute, tanto che la profonda gamba ribassista attuata in aprile, quando fu dichiarata la seconda tornata di lockdown anti-Covid, pare ora quasi del tutto recuperata e l’indice di Shanghai dista ormai pochi punti dai livelli di inizio aprile. Anche l’azionario giapponese è tornato ormai nei pressi dei valori di fine marzo, realizzati al culmine del primo forte rimbalzo di questa correzione.

Persino l’Europa ha uno stato di salute assai migliore di Wall Street, e non solo da pochi giorni.

Lo dimostra il comportamento dell’indice Eurostoxx50, che da aprile ha recuperato molta forza relativa nei confronti di SP500. Non solo ha mantenuto la correzione di aprile e maggio al di sopra dei minimi di marzo, ma ha anche mostrato un maggior recupero nel corso di quest’ultimo rimbalzo.

Tutto ciò non è molto facile da giustificare in modo razionale, dato che gli analisti continuano a prevedere, per i prossimi mesi, danni assai rilevanti all’economia di Eurolandia, sia in termini di inflazione in crescita che di rallentamento economico, dovuti entrambi alle conseguenze di una guerra che si combatte al centro dell’Europa continentale e che pare molto lontana dalla conclusione. Danni assai maggiori di quelli che dovrebbero toccare all’economia USA, distante dal conflitto e poco colpita dalle sanzioni alla Russia.

Allora perché i mercati continuano a premiare l’azionario europeo rispetto a quello americano?

Azzarderei l’ipotesi che il focus dei mercati in questa fase non sia sulla crescita, e forse nemmeno sull’inflazione, che peraltro in USA è prevista in diminuzione, mentre in Europa per ora non ancora.

Quello che orienta le scelte di posizionamento dei grandi player azionari è il comportamento delle banche centrali. I flussi di investimento azionari vanno dove le banche centrali sono più accomodanti e scappano dalle aree dove le politiche monetarie sono diventate o diventeranno più restrittive.

Non sembra casuale che gli indici più forti in questo periodo siano quelli dove le banche centrali hanno ancora politiche monetarie molto accomodanti. La classifica dell’accondiscendenza monetaria vede infatti sul podio, in ordine di generosità monetaria, la Banca del Giappone, la People Bank of China e la BCE. La FED americana è invece assai temuta per l’aggressività che sta promettendo attraverso le parole dei membri del FOMC.

La seduta di ieri ha mostrato, nel suo piccolo, proprio questo film. Buone performance dei listini cinesi e giapponesi hanno trainato all’ottimismo un’Europa che ha via via aumentato la sua positività, riuscendo a superare ampiamente il punto percentuale di incremento e a contagiare persino Wall Street, che ha aperto in discreto rialzo la sua seduta.

Eurostoxx50 si è portato fino ad un massimo di 3.857, pochi punti sopra il massimo del 30 maggio e a contatto con la neckline di una piacevole figura rialzista di testa e spalle rovesciato, che prometterebbe un ulteriore movimento rialzista di oltre 200 punti. Ma, proprio quando sarebbe servito l’aiuto di Wall Street per completare questo modello, l’indice USA ha cominciato a perdere terreno e ridimensionare la sua positività. Così Eurstoxx50 si è dovuto accontentare di chiudere la seduta in buon rialzo (+1,14%) ma ha dovuto rimandare il completamento del modello rialzista a tempi migliori, che non è detto che arrivino già oggi.

Wall Street ha infatti proseguito mestamente la sua seduta e l’indice guida SP500 ha chiuso solo in modesto rialzo (+0,31%), mostrando chiaramente che la digestione delle prese di beneficio non è ancora conclusa.

La seduta odierna, perciò, potrebbe portare una rivisitazione dei supporti, più che un nuovo attacco alle resistenze.

Se le difese, rappresentate dai minimi della scorsa settimana, reggeranno alle vendite odierne, allora si potrà imbastire un nuovo tentativo rialzista. Lo scenario sarà probabilmente condizionato dalle decisioni BCE che verranno prese nella riunione del comitato Direttivo di giovedì e, ancor più, dai dati dell’inflazione USA di venerdì, che certamente la FED osserverà con i missili puntati e pronti ad essere sparati nella riunione del FOMC della prossima settimana.

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