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TROPPE INCERTEZZE STOPPANO IL RALLY
06/12/2021 09:15

Dopo lo spavento per l’arrivo della variante Omicron, che ha rovinato ai mercati il mese di novembre, bruciando completamente in poche sedute tutto lo smalto rialzista di un rally che sembrava essere già quello di fine anno, l’inizio di dicembre non è riuscito a fugare le enormi perplessità che in questo momento stanno fiaccando l’entusiasmo del 2021.

Novembre è finito in negativo per quasi tutti i mercati azionari occidentali. Tutti quelli europei e quasi tutti quelli americani, con la sola eccezione del tecnologico Nasdaq100, hanno subito l’onta del segno meno mensile, dopo aver accarezzato a metà novembre performance provvisorie decisamente notevoli. In Asia è andata un po’ meglio, con l’indice cinese che ha resistito in positivo. Va detto però che la Cina azionaria ha performato maluccio per tutto il 2021, e resta vicino al nulla di fatto da inizio anno.

Le prime 3 sedute di dicembre non sono riuscite a voltare pagina, sebbene i mercati abbiano tentato il rimbalzo, che però ha avuto le gambe corte ed ha lasciato venerdì sera i mercati azionari occidentali assai più vicini ai supporti che alle prime resistenze.

Anche il saldo di questa settimana a scavalco tra novembre e dicembre è stato perciò negativo sull’azionario occidentale. Di poco per le borse europee. Eurostoxx50, che le sintetizza, ha realizzato una performance settimanale del -0,23%, mentre gli indici di Francia ed Italia hanno addirittura fatto vedere un frazionale rialzo.

Più pesante il ribasso settimanale in USA, soprattutto per il tecnologico Nasdaq100 (-1,95%), che ha pagato la migliore performance di novembre. Anche SP500 (-1,23%) ha comunque lasciato sul terreno più dell’Europa.

I fattori di incertezza sono parecchi, e non solo quelli legati alla nuova variante, di cui non si conosce ancora bene che rapporto abbia con i vaccini. Questo è un dato chiave, perché se sembra abbastanza probabile che la copertura vaccinale contro l’infezione sia decisamente minore di quella garantita contro le precedenti varianti, non ci sono ancora dati in grado di chiarire se sulle popolazioni più anziane dell’occidente benestante i sintomi di Omicron saranno lievi come quelli che si sono visti finora in Sudafrica. Lo potranno essere solo se i vaccini preserveranno dai sintomi più di quanto riescano a preservare dai contagi. Fino a quando non avremo questa certezza, tra una settima o due, rimarrà la spada di Damocle dell’aumento delle restrizioni che i vari governi occidentali potrebbero essere costretti ad adottare per abbassare la pressione sul sistema sanitario d’emergenza.

Ma non è solo il virus a preoccupare i mercati. Questa settimana arriveranno i numeri ufficiali dell’inflazione di novembre. Secondo le previsioni il tasso d’inflazione salirà ancora parecchio, sia in Europa che in USA, nonostante che in novembre le materie prime, soprattutto quelle energetiche, abbiano frenato i loro prezzi con decisione. Però si notano diffusi aumenti salariali, che spingono in alto il costo del lavoro in un mercato USA che fatica sempre più a trovare addetti disposti a lavorare. Inoltre le strozzature logistiche continuano a far mancare la disponibilità di componenti. E si comincia a vedere anche una certa pressione inflazionistica da domanda, con i consumatori che a Natale sembrano voler sfogare la voglia di consumismo repressa lo scorso anno.

Se l’inflazione salirà ancora, aumenteranno le pressioni verso la FED per accelerare il tapering e anticipare alla prima metà del 2022 il primo rialzo dei tassi. La BCE sembra intenzionata ad essere ancora molto accomodante, ma se l’inflazione salirà in Germania al di sopra del 5%, come si attendono gli analisti, sarà difficile per Lagarde mantenere i rubinetti del QE aperti ancora a lungo, dato che il Bund decennale continua ad avere un rendimento negativo.

Tecnicamente SP500 la scorsa settimana ha fallito ben due tentativi di rimbalzo (lunedì e giovedì scorsi), che sembravano anche abbastanza convinti. Ma il giorno successivo sono stati negati da minimi inferiori ai precedenti.

Venerdì scorso l’estensione del rimbalzo di giovedì è durata pochi minuti ed ha lasciato spazio a prese di beneficio che ultimamente arrivano sempre più in fretta a contrastare la strategia “Buy the Dip”, quando questa viene attivata.

Il risultato è stato la discesa dell’indice sotto quota 4.500 (minimo di seduta 4.494) e solo il rimbalzo dell’ultima ora ha permesso di ridimensionare la perdita a -0,84% e di tornare ad avvicinare quello che era il supporto di 4.540 e che per la seduta odierna si presenterà come resistenza da superare.

Ma la resistenza che deve essere abbattuta per considerare conclusa questa onda correttiva 4, che sta diventando di dimensioni ragguardevoli, è il massimo di venerdì, a quota 4.608.

E dovrà essere fatto con un modello di inversione affidabile, poiché sul grafico giornaliero non si vedono ancora eccessi ribassisti, ma solo divergenze in formazione.

È ancora poco per escludere che vengano raggiunti minimi più bassi di quelli visti venerdì.

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