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CAOS SUI MERCATI DOPO LO SGARBO DI POWELL
02/12/2021 09:15

Ho raccontato nel commento di ieri la sorprendente audizione di Powell al Senato, che martedì scorso ha letteralmente rovesciato le carte in tavola ai mercati. Dopo aver letto una relazione da colomba, nella successiva fase di risposta alle domande dei senatori ha messo il vestito da falco, dichiarando che l’inflazione non è più transitoria, ma è diventata persistente e che probabilmente la FED avrebbe annunciato tra qualche giorno un’accelerazione del percorso di tapering, per essere libera più in fretta di alzare i tassi.

Abbiamo visto come quella cattiva sorpresa abbia mandato al tappeto i mercati nella seduta di martedì.

Ieri però i mercati hanno tentato il rimbalzo, non credendo appieno alle loro orecchie e sperando che nella seconda audizione alla Camera dei Rappresentanti, che si è svolta ieri, sempre alle 16, Powell avrebbe avuto la possibilità di chiarire meglio e correggere il tiro, troppo sfavorevole ai mercati.

A stimolare il rimbalzo, che abbiamo visto irrobustirsi in Europa per tutta la seduta, vi erano alcuni fattori. Quello principale era la tenuta, nella seduta precedente, della media mobile a 200 periodi e la formazione di un doppio minimo in ipervenduto sull’indicatore RSI(14), applicato al grafico giornaliero dell’indice Eurostoxx50 delle blue chip di Eurolandia. Inoltre, dall’Asia sono venute indicazioni di rimbalzo su tutti i principali indici dell’area, mentre il future su SP500 si riprendeva dalla batosta ricevuta da Powell. Durante la giornata il flusso di commenti degli scienziati sulla variante Omicron, pur nella babele delle opinioni, che divergono quando mancano dati sufficienti a mettere tutti d’accordo, ha evidenziato toni più rassicuranti sulla sintomatologia indotta da questa nuova variante molto infettiva. Sembra che in Sudafrica stia manifestando sintomi più lievi della variante Delta, e questo, se venisse confermato, sarebbe molto positivo, poiché, come ha affermato il Prof. Crisanti nei giorni scorsi, «sarebbe la prova che l'epidemia è finita perché verrebbe alimentata da una variante che immunizza senza fare male. Significherebbe che il virus starebbe evolvendo verso una minore virulenza».

Perciò gli indici europei hanno attuato un rimbalzo che si è esteso in modo molto lineare per tutta la seduta, alimentato dal cosiddetto “short squeeze”, cioè la precipitosa chiusura di posizioni da parte dei ribassisti, per incassare i guadagni del forte ribasso dei giorni precedenti.

Wall Street ha aperto in rialzo, forse condizionata dal ritrovato ottimismo europeo ed asiatico, ma più dalla speranza che Powell attuasse alla Camera una sorta di “errata corrige” delle dichiarazioni del giorno prima. Invece Powell ha confermato quel che ha detto martedì, mostrando nuovamente un tono da falco. Le sue parole sono state inizialmente snobbate per la concomitante uscita dell’indice ISM manifatturiero di novembre, che ha mostrato per il diciottesimo mese consecutivo l’ottimismo dei manager USA del campione, con un dato a 61,1, superiore alle attese degli analisti ed al dato del mese precedente, ma soprattutto molto al di sopra del limite di 50, che separa le prospettive di espansione dell’economia americana da quelle di recessione.

Così Wall Street ha recuperato terreno fino alla chiusura dei mercati europei, che hanno così potuto realizzare una performance da bei tempi: Eurostoxx50 +2,86%, e quasi tutti i principali indici europei al di sopra del 2% di rialzo.

Però, finita la seduta europea, in USA gli investitori hanno dimenticato la crescita per tornare a riflettere sulle parole di Powell e soprattutto sulla possibilità che il rialzo dei tassi arrivi ben prima di quanto atteso e sperato. Il rimbalzo si è così progressivamente esaurito, per trasformarsi nell’ultima ora in una corsa alle vendite, con un tracollo di 70 punti dell’indice SP500, oltre un punto al minuto.

La baldanza rialzista della prima parte della seduta era ormai un ricordo e l’indice principale è andato prima a testare e poi a rompere nelle fasi finali il forte supporto di 4.540. Saldo di seduta è stato  ancora decisamente negativo per SP500 (-1,18%) con l’impressionante scivolata di 140 punti (cioè il 3%) dal massimo di 4.653, su cui stava quando hanno chiuso le borse europee, fino al livello di 4.513, a cui ha chiuso la sua prima triste seduta di questo mese di dicembre, che non inizia certo sotto buoni auspici. Peggio ha fatto il Nasdaq100 (-1,60%) a cui non giovano le notizie rassicuranti sul virus né le prospettive di rialzo dei tassi.

Come ho scritto ieri, la rottura di 4.540, troppo profonda per essere snobbata, ci obbliga a rifare il conteggio delle onde sull’indice principale SP500.

Se un rimbalzo che fosse riuscito a superare il massimo di lunedì (4.673) avrebbe decretato la fine dell’onda 4 e l’ingresso nell’onda 5 rialzista, la rottura di 4.540 ci indica invece che la correzione si è estesa ulteriormente e che solo la natura del prossimo rimbalzo ci dirà se quello di ieri è stato l’affondo finale dell’onda C di 4. Se così fosse dovremmo vedere un rimbalzo impulsivo fatto con 5 onde intraday di grado minore, capace di assorbire tutta la lunga candela nera di ieri.

L’altra ipotesi, pessimistica, è che quel che abbiamo visto sia solo l’onda A di 4, con la prospettiva di vedere nei prossimi giorni solo un rimbalzo correttivo (onda B), che riporti l’indice verso i massimi della seduta di ieri, ma non oltre, per poi assistere ad un ulteriore affondo ribassista (onda C), che esaurisca la correzione dell’onda 4, estendendo il calo oltre il minimo di ieri ed avvicinando il supporto di area 4.300 (minimo di inizio ottobre), dove, guarda caso, sta passando la media mobile a 200 sedute.  

Le prossime sedute dovrebbero risolvere questo rebus.

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