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PAURA IN EUROPA, CONFUSIONE IN USA
24/11/2021 09:00

La settimana borsistica, sulle due sponde dell’Oceano Atlantico, si sta evolvendo secondo due direttrici diverse.

In Europa la seduta di ieri ci ha mostrato un deciso peggioramento dell’umore degli investitori, piegato verso il basso in modo simmetrico rispetto all’inclinazione delle curve dei contagi da Covid, che stanno invece mostrando una quarta ondata sempre più aggressiva. Anche ieri si sono accavallate notizie di conteggi in continua crescita in Europa Centrale, sia dei nuovi casi di contagio, che di ingressi nelle terapie intensive e, purtroppo anche dei decessi. Intanto l’Olanda ha il sistema sanitario quasi al collasso ed è costretta a mandare pazienti gravi in Germania, mentre assurdamente continuano le proteste dei No-Vax, che vogliono tra i diritti civili anche la libertà di contagio. La Germania continua a peggiorare la sua triste contabilità, mentre anche la Francia ieri ha superato quota 30.000 casi.

L’affanno dei governi, che preparano nuove restrizioni e chiusure dell’attività economica non essenziale, manda in ansia anche i mercati azionari, che ieri hanno accusato una nuova pesante scivolata per gli indici di Eurolandia. Eurostoxx50, che li sintetizza, ha chiuso la sua quinta seduta negativa consecutiva accelerando al ribasso (-1,26%). Pesante fin dall’apertura in gap, ha tentato di limitare le perdite in attesa di notizie consolanti da Wall Street, ma la prima parte di seduta americana non ha convinto e la chiusura è stata nei pressi dei minimi realizzati in mattinata. In Europa solo gli indici di Austria e Spagna hanno contenuto le perdite, anche perché nei giorni precedenti avevano fatto peggio degli altri, mentre i peggiori di giornata sono stati gli indici italiano e olandese, che hanno fatto entrambi -1,6%.

Se l’umore europeo, nella sua cupezza, è piuttosto definito, decisamente ambiguo è quello americano. L’impressione delle ultime due sedute è che i mercati si divertano a prendere in giro quelli che giustificano i loro movimenti con le notizie che le agenzie diffondono quotidianamente.

Lunedì i commentatori della stampa finanziaria avevano appena avuto il tempo di motivare il rialzo iniziale di Wall Street con l’entusiasmo per la nomina di Powell a succedere a se stesso per un secondo mandato da Presidente FED, quando è partito il clamoroso dietrofront che ha mandato in negativo gli indici azionari. Perciò i giornalisti hanno dovuto arrampicarsi agli specchi per correggere la loro “analisi”: i mercati sono stati delusi perché preferivano Brainard che è più colomba di Powell.

Ieri ci ha pensato il Petrolio a prendere per il naso i commentatori, che hanno motivato il calo del greggio dei giorni precedenti con l’intenzione degli USA, in accordo con altri paesi, tra cui la Cina, di mettere sul mercato un po’ di riserve strategiche di petrolio per calmierare i prezzi. Detto fatto. Appena la notizia è stata ufficializzata, confermando i sussurri dei giorni precedenti, il prezzo del petrolio, anziché scendere, ha messo in mostra un vistoso rimbalzo di quasi il 5%, da poco più di 75 $ a quasi 79 in tre ore. Anche qui, dietrofront dei dietrologi ufficiali e caccia alla motivazione che spieghi la sorpresa, trovata poi nella elucubrazione che i mercati sarebbero stati delusi perché si aspettavano di più e perché ora temono la reazione dei produttori dell’OPEC a questa sfida lanciata dai compratori.

Allora, se è così, dobbiamo prendere atto che il mercato si prende gioco di Biden, ed ogni volta che decide qualcosa (prima su Powell e poi sul petrolio) lo punisce andando dalla parte opposta rispetto a quella che la “logica” vorrebbe.

Personalmente credo che i mercati USA siano solo un po’ confusi, dopo le scadenze tecniche della scorsa settimana e che le mani forti stiano giocando un po’ con la volatilità, per ripulire il mercato dalle tossine accumulate durante il rialzo, costante e prolungato, che ha impegnato gli indici azionari USA nella seconda metà di ottobre e nella prima parte di novembre,  e prepararsi al rally di fine anno. Questo rally, secondo la tradizione che si ripete quasi sempre, dovrebbe partire subito dopo la Festa del Ringraziamento (domani) e la festa del consumismo che si svolge venerdì con l’assalto ai negozi per il Black Friday, che apre la stagione degli acquisti natalizi.

Ieri la seduta di SP500 è partita piuttosto male, in continuità con lo scivolamento di lunedì. L’indice ha sfondato nelle prime due ore il supporto di 4.673, atterrando sul minimo di seduta 20 punti al di sotto. Passata qualche oretta in laterale, è partito un rimbalzo che ha recuperato tutta la negatività di giornata e permesso una chiusura in sostanziale pareggio (+0,17%).

Così la fiera dei falsi segnali continua. Dopo aver falsificato lunedì il segnale rialzista della rottura del massimo storico, ieri è stato smentito anche il segnale ribassista dalla rottura del supporto. Dopo la trappola per il toro, ieri ne abbiamo vista una per l’orso.

È il momento delle trappole, tese dalle mani forti per scuotere il mercato con i falsi segnali e fregare un po’ di quattrini ai trader che seguono l’analisi tecnica. Così non se li vanno a spendere nel Black Friday.

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