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ANCHE L'AMERICA SI INNERVOSISCE
23/11/2021 09:15

Non capitava da parecchio tempo di vedere giornate così volatili, in America, come quella di ieri.

Intendiamoci. Tutto questo nervosismo non si riesce a coglierlo se si guarda soltanto al saldo finale della giornata: il -0,32% l’indice SP500 ed il -1,16% del Nasdaq100 sembrano parlarci solo di una modesta prosecuzione dello storno iniziato la scorsa settimana.

Invece, sotto la scorza del saldo finale c’è molto di più. Ed è il rigurgito di volatilità che è emerso improvvisamente, proprio quando sui mercati è arrivata la notizia che Biden ha proposto al Congresso la riconferma Powell alla guida della FED, assegnando il posto da Vice-Presidente alla concorrente Brainard.

Ieri sull’indice SP500 si è scatenato il nervosismo dei mercati che covava sotto la cenere. Infatti il saldo negativo di soli 15 punti sull’indice è il risultato di un ottovolante intraday da cardiopalma: la prima ora è passata in forte rialzo, con l’indice in grado di volare per 46 punti (circa +1%) fino al nuovo massimo storico di 4.744. Effetto Powell? Forse.

Arrivati lì, però, le vertigini debbono aver creato un po’ di malessere. E’ partita una bordata di prese di beneficio che ha portato giù l’indice fino a 4.701, praticamente a chiudere il gap di inizio seduta. Significa una perdita di 43 punti ed il ritorno alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca.

Nuovo tentativo rialzista dalle 18 fino a poco dopo le ore 21: da 4.701 a 4.732. Saldo di +31 punti (circa +0,7%). Ma non finisce qui, perché nell’ultima ora ecco la seconda sventola ribassista: da 4.732 fino a 4.683 (-49 punti, cioè poco oltre -1%). Il movimento complessivo è stato di 169 punti, cioè quasi il 4% di volatilità intraday per produrre un saldo di solo -0,32%.

Che può significare questa improvvisa agitazione? Certamente non è un bel segno e rivela che una buona dose di nervosismo sta attanagliando i polsi degli operatori.

Lo dimostra anche il Vix, l’indice della paura dei crolli, che ieri è salito fino a 19,59, con un rialzo di quasi il 10% rispetto al giorno prima. Cosa che, nel giorno del massimo storico dell’indice SP500, non dovrebbe proprio succedere.

L’Europa ha potuto assistere a neppure metà delle giravolte americane. Cioè solo alla parte che si è svolta mentre le borse europee erano aperte.

La difficile situazione pandemica in Europa centrale ha smorzato da qualche giorno gli entusiasmi e certo non portano ottimismo gli allarmi sulla situazione tedesca che vengono dalla signora Merkel, che è ancora alla guida del governo tedesco fino a quando non finiranno le lunghe trattative per la costituzione della nuova compagine rosso-verde che la sostituirà.

Eurostoxx50 (-0,41%) ha perciò realizzato la sua quarta seduta negativa consecutiva, zavorrato da prese di profitto sugli indici dell’Europa Centrale e su quello olandese, spaventato dai disordini dei no-vax. Hanno lievemente rimbalzato le pecore nere della scorsa settimana (Ibex spagnolo e ATX austriaco), mentre l’italiano FtseMib, benché gravato da quasi mezzo punto percentuale di stacco dividendi da parte di 9 delle 40 società che lo compongono, è riuscito a chiudere in modesto progresso, grazie soprattutto all’exploit da +30% realizzato da Telecom Italia, in seguito all’annuncio di OPA da parte del fondo americano KKR. Una notizia che ha portato aria fresca a tutto il settore europeo delle telecomunicazioni.

La seduta odierna si presenta piuttosto ostica e di difficile interpretazione.

Basandoci sull’indice guida SP500, notiamo che ieri la candela disegnata sul grafico giornaliero è un evidente spike ribassista ed un’ampia barra outside, che sembra disegnare la classica figura di inversione detta “Bull Trap” (trappola per il toro). Manifestare nello stesso giorno la capacità di fare un massimo storico e poi scivolare ben al di sotto del minimo della seduta precedente esprime un cambio di umore repentino quanto profondo, che spiazza quelli che hanno comprato la rottura del precedente massimo storico ed ora si trovano già in perdita e dalla parte sbagliata del trend.

Potrebbe quindi farsi avanti una correzione decisamente più ampia di quella realizzata la scorsa settimana. Sarà decisivo per la giornata odierna il test di 4.673, che la violenta discesa dell’ultima ora ieri ha avvicinato. Se dovesse cedere questo supporto potremmo vedere l’indice arrivare al successivo di 4.631, decisivo per evitare un approfondimento ancor più consistente.

Pare evidente che la responsabilità di battere un colpo ora sia passata ai compratori, scombussolati dalla zampata a tradimento dell’orso, che ha messo in trappola il loro beneamato toro.

Ho il timore che la fase finale di novembre e forse anche l’inizio di dicembre si preannuncino travagliati, con successione di saliscendi e con volatilità in deciso aumento. La cautela è obbligatoria.

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