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SUI MERCATI TORNA L'EFFETTTO COVID
22/11/2021 09:30

La terza settimana di novembre, conclusasi con la scadenza delle opzioni su indici ed azioni, ha visto il progressivo ritorno sulla scena dei mercati europei del Covid-19 nel ruolo del cattivo. Per mesi è sembrato che i mercati avessero voltato pagina e che la parola lockdown, man mano che avanzavano i piani di vaccinazione di massa, fosse passata definitivamente nel dimenticatoio dei brutti incubi, mentre la ripresa sempre più convinta avrebbe riportato presto l’economia allo stato di forza precedente alla pandemia.

Invece stiamo assistendo, per la verità un po’ attoniti, all’impennata delle curve dei contagi, con l’Europa Centrale che è diventata l’epicentro della quarta ondata di contagi. Dov’è finita la certezza che la vaccinazione ed il green pass avrebbero consentito di non rivedere mai più lockdown, chiusure generalizzate ed ospedali pieni?

Sono domande per ora senza risposta, perché anche le certezze degli esperti cominciano a vacillare, almeno in parte. Così scopriamo che la vaccinazione non basta per i paesi che hanno preso sotto gamba la necessità di arrivare a percentuali di copertura vaccinale molto alte, e potrebbe non bastare neanche per quelli, come l’Italia e la Spagna, che hanno già percentuali vicine all’80% della popolazione vaccinata. Anche perché la copertura del ciclo vaccinale tende a diventare insufficiente dopo 5 mesi, e necessita del richiamo di una terza dose.

Così venerdì è piombata sulle agenzie di stampa la notizia che l’Austria ha rotto il ghiaccio ed ha decretato il lockdown totale. La Germania ha messo forti restrizioni in alcuni grossi Laender come la ricca Baviera, privata dei tradizionali mercatini di Natale, ed altri paesi tra i più colpiti dai contagi stanno per seguire questi esempi.

Venerdì in Europa è perciò arrivata una doccia fredda, con Eurostoxx50, la sintesi dei mercati azionari dell’eurozona, che ha terminato male una settimana che, nelle prime tre sedute sembrava assai promettente, con la realizzazione di tre massimi annuali consecutivi. Il saldo della seduta di venerdì è stato -0,62%, non drammatico ma sufficiente per portare in negativo anche il saldo della settimana con -0,32%.

Ancor più penalizzata è stata la settimana del FtseMib italiano (-1,42%), su cui deve aver pesato anche l’agitazione dei partiti della maggioranza per l’avvicinarsi della “campagna elettorale” per il Quirinale, già aperta in modo goffo e spregiudicato dal redivivo Silvio Berlusconi (fulgido esempio di realtà che supera la fantasia). Peggior indice azionario d’Europa è stato però ovviamente quello austriaco, crollato per via del lockdown del -4,4%, seguito dallo spagnolo Ibex (-3,6%), penalizzato soprattutto dal tonfo dei titoli bancari, che hanno ripiegato anche per il calo dei rendimenti che si è rivisto in Europa.

E Wall Street? Come spesso succede la borsa USA si è comportata in modo assai autoreferenziale, fregandosene di quel che succede in Europa. In USA la situazione dei contagi non è così drammatica come in Europa Centrale ed il timore dei lockdown non c’è. Anzi, la vicinanza della Festa del Ringraziamento e dell’inizio della corsa agli acquisti natalizi ha protetto l’umore degli investitori USA, impedendo cadute significative agli indici più seguiti. SP500 (+0,32% in settimana) e Nasdaq100 (addirittura +2,3% di rialzo settimanale) hanno ignorato del tutto la risurrezione del Coronavirus. Anzi, i titoli tecnologici sembrano averne persino beneficiato, ricordando i lauti guadagni conseguiti durante i lockdown del 2020. Ma più di questo sembra contare la concentrazione degli acquisti sulle principali blue chip. Infatti sia per SP500 che per Nasdaq100, il rialzo settimanale degli indici è stato generato da assai meno della metà dei titoli che li compongono.

Non a caso gli indici prevalentemente modellati sull’economia reale e sulle piccole imprese hanno ceduto il passo, seguendo quelli europei (per Dow Jones -1,4% e per Russell2000 delle small cap -2,9% i saldi settimanali).

La settimana che inizia oggi è condizionata dalle festività USA. Giovedì la tradizionale Festa del Ringraziamento, con borse chiuse in USA, mentre venerdì è semifestivo, con borse aperte solo al mattino ed inizio della corsa agli acquisti del Black Friday, che sarà poi seguito dal Cyber Monday.

Venerdì scorso, intorno alle 18,30, SP500 ha sentito il massimo storico di 4.718 come resistenza, fallendone il superamento. Il flop ha causato un arretramento abbastanza repentino ed il passaggio in negativo, tanto da chiudere la seduta di venerdì con -0,14%.

Non mi azzardo a parlare di inversione ribassista, anche perché è possibile che oggi ci possa riprovare. Però si vede un testa e spalle ribassista in formazione sui grafici intraday, che verrebbe completato sotto quota 4.695 e potrebbe riportare l’indice USA sul supporto di 4.674.

La situazione, a fine settimana, sembra un po’ meno chiara che all’inizio, e lascia un po’ più di incertezza nelle analisi. Comunque, il breakout dei massimi storici toglierebbe ogni dubbio e sancirebbe la partenza della prossima gamba del rally rialzista che potrebbe fare almeno un centinaio di altri punti indice al rialzo.

Resta da vedere se il mercato è già pronto, oppure ha ancora bisogno di una ultima gamba ribassista per completare la correzione partita il 5 di novembre.

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