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L'AZIONARIO PRENDE LA RINCORSA?
18/11/2021 09:00

Al termine del commento di ieri, in cui sottolineavo che il mercato azionario si sta preparando al rally di fine anno verso la regione compresa tra 4.800 e 4.900 di SP500, ho sostenuto di aspettarmi un pochino di pullback, che però non dovrebbe spingersi sotto 4.650.

Sembra che il pullback sia cominciato proprio ieri, con l’indice delle 500 blue chips USA che ha trascorso tutta la seduta in negativo e sotto i 4.700 punti. Senza però mostrare eccessiva paura, né un cambiamento sostanziale di idea, dato che il minimo di martedì ha retto e quota 4.650 non è stata neppure avvicinata.

Il risultato finale, dopo il secco ridimensionamento della prima ora, seguito da una lateralizzazione all’interno di una dozzina di punti indice per tutto il resto della seduta, è stato un modesto segno negativo (-0,26%). Meglio è andata al Nasdaq100, sostenuto dalle scommesse rialziste sulle trimestrali di Cisco e Nvidia, che ha chiuso in pareggio una seduta trascorsa quasi tutta in positivo. A borsa chiusa entrambe le blue chip tecnologiche hanno poi consegnato trimestrali positive, sopra le stime di profitto fatte dagli analisti.

L’andamento fiacco di Wall Street ha raffreddato anche gli entusiasmi europei, con tutti gli indici principali che hanno chiuso praticamente in pareggio una seduta generalmente assai poco mossa. Solo l’indice spagnolo ha sottoperformato ancora, con una perdita di circa mezzo punto.

In compenso Eurostoxx50 non ha fatto mancare il ritocco di 3 punti del suo massimo annuale, portato a quota 4.409.

Una giornata così anonima fornisce pochi argomenti di riflessione. Gli indici sentono il peso della tanta strada già fatta nelle ultime settimane senza significative correzioni. I sempre nuovi massimi storici hanno reso le borse come dei giganteschi calabroni, con il corpo tozzo e le ali deboli. Come per i calabroni non si capisce come facciano a volare, ma intanto ci riescono, anche se in modo assai più goffo delle veloci vespe. A sostenerle è il sempre il solito aiutino delle banche centrali, che continuano a rassicurare sulla transitorietà dell’inflazione. Intanto il tapering sta riducendo il flusso di acquisto di titoli da parte della FED, ma decisamente senza fretta. In novembre esso ammonta comunque ancora a 105 mld $, e a dicembre sarà di 90. Ciò significa che la liquidità nel breve continua ad affluire, anche se in minor misura.

In questo mese poi si sta assistendo ad un rallentamento della salita dei prezzi delle materie prime che, secondo gli ottimisti ad oltranza, potrebbe favorire, nei mesi prossimi, variazioni dei prezzi al consumo un po’ più contenute di quelle che abbiamo visto ultimamente. I più realisti ribattono che però le aspettative di inflazione si stanno diffondendo e sta aumentando la pressione inflattiva anche dal lato della domanda. Ma questi nessuno li ascolta.  

Del resto, se neanche i possessori di obbligazioni vendono, ma si accontentano di rendimenti pesantemente negativi, è perché il mercato non teme affatto che la FED cambi la sua politica accomodante nei prossimi mesi, qualunque cosa succeda.

Non dimentichiamo che proprio a fine settimana si concluderà il derby delle colombe per la nomina a Presidente della Federal Reserve americana. Che vinca Powell, e venga riconfermato, oppure la signora Brainard (così avremmo due donne alla guida delle principali banche centrali del pianeta) cambia assai poco. Sono entrambi super-colombe e i mercati continueranno ad essere coccolati e protetti ad ogni stormir di fronda. Almeno fino a quando la brezza contraria dell’inflazione non assumerà le dimensioni dell’uragano.

Perciò la strategia più praticata sembra ancora essere il “buy the dip”, cioè l’acquisto sulla debolezza. Per questo motivo gli indici non riescono a stornare in modo significativo.

Verifichiamo dove arriverà questo pullback. Potrebbe addirittura finire già oggi, se SP500 riuscirà a portarsi all’attacco del suo massimo storico di 4.718.

Scopriremmo così che ieri il mercato è arretrato solo per prendere la rincorsa.

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